venerdì 9 dicembre 2016

Come *non* installare un impianto hi-fi - Secondo esempio

Ogni tanto nelle riviste di arredamento compare qualche traccia di un impianto per ascoltare la musica. Di solito non è assolutamente contemplato e quando c'è, è collocato contro ogni regola (vedi l'esempio numero uno) garantendo così un risultato inferiore ad un compatto da media store.
Questa volta però, nella casa di due professionisti danesi, Nikoline e Sven, architetto e scenografo, arredata da loro stessi, la foto che apriva il servizio sembrava molto promettente: due giradischi, una sparata di vinili. La casa di un appassionato di musica. Restava da scoprire dov'era il resto dell'impianto. 

Dovrebbe essere qui. Riuscite a trovarlo?


Se aguzzate la vista, in alto nella libreria, ai due angoli, si scorgono due mini diffusori con woofer da 13 cm, probabilmente danesi, forse Dynaudio. Tra i due giradischi, che sembrano a trazione diretta, da DJ, uno strano componente, che sembra una console di missaggio, ma forse fa anche da amplificatore per le due cassettine. A meno che sia nascosto nel cassetto sotto i giradischi (non va bene, ma è improbabile). Da qualche parte ci potrebbe essere un sub woofer, ma nelle altre foto non ce n'è traccia. 

Quindi riepilogando: una collezione di vinili, ben due giradischi anche correttamente installati, nessun CD (e neanche un lettore), ma:
  • nessuna traccia di preamplificatori phono
  • due mini diffusori piazzati vicino al soffitto
  • mini diffusori quasi certamente bass reflex con condotto posteriore rivolto verso il fondo della libreria, senza "aria" intorno all'uscita del condotto;
  • posizionamento all'angolo e appiccicato al soffitto (è come se fosse a terra nell'angolo di una stanza): una posizione molto diversa da quella per cui i mini diffusori sono stati progettati
In sintesi, ammesso che l'impianto suoni veramente o non sia lì per bellezza, un altro esempio di come NON si deve installare un impianto di alta fedeltà, vanificando cioè ogni possibilità di riconoscimento spaziale della direzione del suono, creando un rinforzo innaturale sui bassi, comunque carenti e alterando il suono previsto di mini-diffusori di pregio. .

Eppure il proprietario o la proprietaria dovrebbe essere un appassionato di musica, visto che, vinili a parte, nel soggiorno c'è anche posto per una tastiera e (probabilmente) il suo amplificatore Vox.
E il soggiorno non è tanto piccolo, due casse amplificare a torre ci entrerebbero facilmente.

Ecco la foto iniziale con l'impianto minimal in primo piano. Una guida piuttosto completa di come si installa un impianto alta fedeltà si può leggere su questa pagina di Musica & Memoria.






sabato 29 ottobre 2016

LocalCast in prova

Il post precedente era dedicato al tramonto del lettore CD rimpiazzabile da una qualsiasi device in grado di connettersi ad un servizio di streaming musicale e, sempre senza fili, in wi-fi, anche al nostro impianto. Un servizio streaming non copre però tutta tutta la musica del mondo, e quindi serve qualcos'altro per ascoltare con la stessa comodità quello che resta fuori. Serve una app compatibile con Chromecast e che tramite il protocollo DLNA possa accedere alla libreria musicale dove abbiamo scaricato o digilitalizzato la nostra musica "extra streaming".

App di questo tipo sulla carta e sullo store sembrano molte ma poi in pratica non è così, la maggior parte sono limitate alla musica già presente sul tablet o sullo smartphone. Che può anche essere un'alternativa ma, poiché queste device non hanno mai una memoria molto ampia, comporta la necessità di trasferire e poi cancellare i file musicali. Operazione peraltro per niente agevole su iOS, e in ogni caso qualcosa che ci allontana dallo scopo: ascoltare la nostra musica senza perdere tempo nei preparativi.

LocalCast presentato su Google Play Store come una delle applicazioni per Chromecast
LocalCast 
Dopo diversi test risulta che, almeno ora, la app LocalCast del programmatore Stefan Pledl, sembra essere una delle poche, se non l'unica, che soddisfa (quasi) tutte le esigenze. Probabilmente non a caso è evidenziata in Play Store di Google. Esiste anche in versione free per chi non trova disturbante la pubblicità, ma per liberarsene bastano 4,99 €.

Il funzionamento è molto semplice e adotta l'approccio, ora prevalente, della interfaccia minimal. Peraltro non personalizzata tra tablet e smartphone e ottimizzata per il secondo e meno efficace sul primo (dove funziona solo in verticale).
Aprendo la app, si collega automaticamente alla musica che abbiamo sul tablet (o sullo smartphone, faccio riferimento al tablet, perché è più comodo come sorgente, la prova in particolare è stata fatta su un iPad). Quello che ci interessa però è il collegamento allo storage server, i comandi sono su una stretta sbarra blu in basso e il comando è "DLNA/Upnp". Se abbiamo attivato in precedenza lo storage server lo vedremo tra i servizi DLNA disponibili e non dovremo far altro che cliccarci sopra per aprirlo e navigare sui vari menù, per arrivare alla musica che ci interessa. Si può navigare per album o artisti oppure per la struttura a directory che abbiamo organizzato sullo storage server.

Arrivati a questo punto si incontra la prima limitazione: non esiste una funzione di ricerca. Bisogna scorrere la libreria per cercare l'album che vogliamo ascoltare. Sembra strano e ho scritto all'assistenza; non mi hanno ancora risposto, ma sembra proprio che non ci sia, non possono averlo nascosto così bene. Se la libreria è di qualche decina di album nessun problema, occorre un attimo. Se è di centinaia come nel mio caso ci vuole un po' di tempo soprattutto se il titolo è verso il fondo dell'ordine alfabetico (comanda sempre quello). Non ci vuole comunque molto, serve solo un po' di pazienza. In alternativa si può cercare anche per directory, l'importante però è che il nome dell'album compaia all'inizio del file, perché nella visione compatta (la più comoda) non tutto il nome file è visualizzato.

Le immagini che descrivono il funzionamento della app sono in fondo all'articolo.

Altra limitazione 
Le immagini, le copertine degli album, aiuterebbero molto nella ricerca. Ma, non so se per limitazioni di DLNA o anche di questa app, una cosa così semplice diventa invece complicata. Tanto per cominciare per farle vedere a LocalCast, ma anche  ad altri player, devono avere un nome standard, "folder". Già un bel po' di lavoro inutile. Poi per motivi che non sono riuscito a scoprire, a volte non sono comunque visualizzate. La situazione quindi, per chi non ha pazienza e tanto tempo da dedicare a queste operazioni, è come nella figura visibile più avanti. 
A questo si aggiunge che, sempre chissà per quale motivo, forse perché l'interfaccia è ottimizzata per gli schermi più piccoli degli smartphone, l'immagine viene comunque compressa e, quando è utilizzata durante la funzione play, diventa sgranata e inguardabile (l'esempio che si vede dopo è uno dei migliori). Poco male, non è certo una cosa essenziale, ma visto la banalità di questa funzione ci stupisce di essere ancora ai livelli di un Commodore 64, per chi si ricorda di cosa si sta parlando. 

Il player in azione
Accettate queste limitazioni, anche perché pare proprio che di meglio non ci sia, tutto quello che rimane da fare si riassume in pochi passi:
  • una volta avviata la app, scegliere come localizzazione della musica DLNA/Upnp (le altre sono Local file e Web, con LocalCast si può infatti accedere anche alla propria area cloud su Drive o Dropbox, ovviamente affidando le proprie credenziali di accesso a loro)
  • tra i server visualizzati scegliere quello che ci interessa (Lacie nel mio caso)
  • scegliere l'area predefinita Music e quindi la modalità di navigazione tra Album / Artist / All Tracks / Genre e By Folder. 
    • Album: in ordine alfabetico, alla fine è la più comoda;
    • Artist: per niente comoda, una volta selezionato il musicista le sue canzoni sono elencate in ordine alfabetico;
    • All Tracks; se sono migliaia la ricerca in ordne alfabetico è da escludere
    • Genre: anche qui, se non fate ordine prima sulle proprietà assegnate automaticamente, ne troverete decine (90 nel mio caso), quasi inutile quindi;
    • By Folder: si naviga in modo tradizionale per directory. Peccato che per ragioni di spazio vengono mostrate solo le prime 2-3 parole e quindi se avete creato una directory con il nome del musicista o del gruppo e poi il titolo dell'album, trovare un album, poniamo, dei Creeedence Clearwater Revival, non sarà per niente facile; soprattutto perché, come si diceva prima, l'immagine della copertina non sempre ci sarà.
  • attivare la connessione con Chromecast usando il tasto giallo in basso (le casse risponderanno con un "dung")
  • scegliere l'album o una canzone, lanciare il player e godersi la musica.
Nel seguito il funzionamento della app per immagini.

LocaCast all'avvio si presenta così: accede ai file musicali in locale.

Selezionando la minuscola immagine in basso a destra
con la scritta "More" si accede al pannello di controllo

Il pannello di controllo con i parametri configurabili
Per ascoltare i file audio sullo storage server bisogna selezionare in alto DLNA/Upnp.
Viene mostrato subito lo storage server in rete (se è accesso). In questo caso un Lacie.

Accedendo al Lacie viene mostrata le organizzazione dei contenuti standard di DLNA.

Selezionando Music vengono mostrate le categorie standard di DLNA

Aprendo quindi la visualizzazione per album (con visualizzazione compatta) vengono mostrati
gli album presenti. Con le immagini della copertina presenti o no in base ai capricci della app o di DLNA.

Scegliendo un album, se c'è un'immagine, la visualizzazione
sullo schermo dell'iPad è così. Per ascoltare la canzone su Chromecast bisogna prima
cliccare sulla minuscola immagine in basso a destra e selezionare l'unità.
Si sentirà sugli altoparlanti un suono tipo "dung" che conferma la connessione.

Scegliendo infine una canzone da ascoltare il player si presenta così.
La immagine di copertina di  Jackie DeShannon è sgranata,
ma in molti casi l'effetto è anche peggiore.
Tutta la grafica è progettata per uno smartphone e su iPad è piuttosto carente.

In sintesi
Un prodotto non certo all'altezza di Apple Music come grafica e interfaccia utente, ma le funzioni essenziali ci sono e consentono di ascoltare anche la nostra musica "fuori streaming" senza difficoltà, comodamente seduti in poltrona, e facendo tutto dal nostro tablet, dove potremo magari anche seguire il testo di una canzone, se è in una lingua che non è la nostra. L'importante è non usare l'iPad come uno strumento di distrazione. 

sabato 22 ottobre 2016

Il lettore CD non serve più

Era il primo componente per una catena audio che si rispetti, la sorgente dalla quale scaturiva il suono che, se carente all'origine, il resto dei componenti non poteva certo migliorare, ma ormai è diventato qualcosa che sta andando nel limbo di quegli oggetti che non compra più nessuno ma non sono ancora vintage e neanche si sa se mai lo diventeranno. Come un vecchio cellulare, più o meno.

Può servire ancora soltanto al possessore di grandi librerie musicali tutte su CD e che ascolta solo i suoi CD o quasi e che non ha problemi di spazio e moglie che spinge per occupare i suoi, di spazi.
Come il protagonista di un divertente film del 2015 con Ben Stiller, dove una coppia di quarantenni (Stiller appunto, con Naomi Watts) fa amicizia con una coppia di venticinquenni e Stiller realizza di essere fuori tempo confrontando la sua parete di obsoleti CD con la parete di vinili del suo nuovo amico.

Il più classico e diffuso tra i lettori CD dagli anni '90 in poi: il Marantz CD-63

Ma per tutti gli altri il CD ha perso da tempo ogni utilità. Non ce l'ha per tutti quelli dai trent'anni in giù che di CD ne hanno pochi (o nessuno) e quei pochi li hanno lasciati nella cameretta che mamma e papà non hanno ancora riutilizzato perché non si sa mai. Gli ascoltatori di questa generazione come sappiamo sono circa di due tipi: gli ascoltatori interessati ad altro e poco alla musica, che l'ascoltano in sottofondo e non pensano proprio all'acquisto di un impianto dedicato, e gli ascoltatori più appassionati ed esigenti, che volentieri si metterebbero in casa un buon impianto, o che saprebbero riconoscerlo ed innamorarsene. A loro si rivolge questo post.

Il Lettore CD lo abbiamo già 
Si, perché questo mestiere lo può fare il tablet o anche lo smartphone che abbiamo già, non importa se è un iPad o un iPhone o un modello con Android. Per sostituirlo completamente bastano solo due economici upgrade, già trattati in precedenza sul blog:
  • un contratto per l'ascolto della musica in streaming in qualità CD
  • un componente di rete prodotto da Google e chiamati Chromecast Audio
Il costo non si può considerare elevato: per il Chromecast Audio, considerando che include anche un DAC in alta definizione e pure piuttosto valido, bastano 39 € (vedi la prova qui).
Per un servizio streaming, dipende dall'interesse per la musica.

Può essere caro per chi l'ascolta in sottofondo da YouTube o da una radio in heavy rotation come RDS o Radio Subasio (nessuna accezione negativa, magari ha altri nobilissimi interessi, o vive bene così ed è liberissimo di farlo). Ma per un appassionato anche medio di musica, che comprava 1-2 CD al mese o magari anche di più, e' straordinariamente conveniente. Con il costo di un CD al mese (19,9 € per l'abbonamento standard) può ascoltarne uno diverso al giorno, o anche 2 o più, dipende dal suo tempo, per tutto il mese. In modo perfettamente legale.

Qualità CD in streaming + Chromecast
Qui c'è la novità e quindi la motivazione per un nuovo post. I servizi in streaming ascoltabili in Europa in qualità CD sono 2: Qobuz e Tidal. Il primo è compatibile con Chromecast Audio ma non è disponibile ufficialmente in Italia. Il secondo è disponibile ufficialmente in Italia ma fino a poche settimane fa non supportava Chromecast. Ora, da qualche settimana, supporta anche il DAC Wi-Fi di Google e quindi possiamo affermare senza più vincoli negativi che il lettore CD non serve più, nel senso che con il nostro iPad possiamo avere la stessa qualità di riproduzione di un lettore CD e la stessa ampiezza di catalogo, cioè tutta la musica del mondo pubblicata su CD.


Obiezione 1: ma la qualità CD e' proprio indispensabile?
Il riferimento è implicito ed e' ovviamente a Spotify o Apple Music, che costano la metà di Tidal. La risposta è sì, se vogliamo la stessa qualità del CD. Che poi si riesca sempre a sentire la differenza è un dibattito aperto. Ma molti, incluso chi scrive, possono testimoniare che affinando col tempo la capacità di ascolto, ovvero "abituando l'orecchio" la differenza si sente. Anche se con i servizi streaming compressi non si perde molto, nella versione premium, soprattutto per la musica moderna e non acustica.

Obiezione 2: ma il lettore CD ha un DAC di qualità superiore a Chromecast
Può darsi (anche se non sempre, se il lettore non è recente), ma Chromecast Audio e' espandibile a piacere grazie alla uscita composita digitale - analogico. Anziché il DAC interno può essere usato quindi un DAC esterno, a patto che abbia un ingresso S/PDIF e che sia auto alimentato. Anche se meno comuni di quelli solo USB ne esistono decine di ogni prezzo, comunque. Per chi ha un lettore CD o multiformato con ingresso S/PDIF esiste anche la possibilità di collegare Chromecast (con un cavo non incluso nella confezione, da acquistare a parte) anche a questo ingresso e utilizzare il DAC interno del lettore, ammesso che sia migliore come qualità audio.

Obiezione 3: perché per forza questo componente di Google?
No, naturalmente esistono altri componenti che fanno lo stesso mestiere, con varianti nelle funzioni e possibilità di connessione in più o in meno, come ad esempio Sonos Connect. Ma costano molto di più (anche 10 volte) senza dare molto di più. Può darsi che la situazione cambi in futuro, ma ora è così. E per una volta si può indicare un prodotto specifico che è senza concorrenti, ora.

Obiezione 4: ma sul servizio streaming non c'è tutta la musica del mondo!
Qui Spotify o Apple Music verrebbero utili, perché quello che non c'è e' veramente poco, ma comunque qualcosa manca, in particolare:
  • La musica nazionale di non grande notorietà
  • La musica classica e lirica di particolari interpreti, inclusi quelli più noti al momento
  • La produzione e della nota casa discografica ECM specializzata nella nuova musica, l'etichetta dove pubblicano artisti di grande importanza come Keith Jarrett, Jan Garbarek o Meredith Monk e molti altri.
  • La produzione di altre etichette specializzate e "audiofile"
Per la classica se vogliamo ascoltare il terzo concerto di Rachmaninov non potremo quindi ascoltarlo nella esecuzione della pianista virtuosa e diva Yuia Wang, ma non mancheranno valide alternative. Ma per tutti gli altri casi non abbiamo alternative: dobbiamo comprare il CD, o addirittura convertire in digitale un vinile. Quindi, serve ancora un lettore CD, sembrerebbe. Ma non è così.

Una nota artista impegnata nella musica contemporanea e sperimentale
che pubblica con ECM è Meredith Monk 
Il lettore CD non serve neanche per la musica non in streaming
In questi casi, che però non saranno molti, e' soltanto necessaria una operazione preliminare, ormai piuttosto comune: il ripping del CD (vedi qui gli articoli - guida) e l'archiviazione su uno storage server che supporta il protocollo DLNA (praticamente tutti, vedi qui un articolo).
Una volta che il CD raro o comunque non in streaming e' sullo storage, serve solo una app lettore che supporta Chromecast e DLNA, come ad esempio LocalCast (5 € la versione senza pubblicità). 
LocalCast supporta file audio in qualità CD 16/44.1 o anche "quasi alta definizione" fino a 48KHz.

La "non soluzione" Google Play Music
Ci sarebbe un altro sistema più semplice, per alcuni versi, ma meno per altri: utilizzare il player di Google, che si chiama con poca fantasia Google Play Music, e che ovviamente è compatibile con Chromecast. Il vantaggio qui sarebbe che non serve neanche lo storage server, la nostra musica "rara" può essere archiviata nel cloud, negli ampi spazi che Google ci lascia a disposizione per pochi Euro all'anno. Purtroppo ci sono due contro indicazioni molto pesanti: la prima è che anche per un servizio gratuito dobbiamo comunicare la nostra carta di credito, che serve solo in realtà per farci identificare come residenti nel nostro paese. E per impedirci di caricare sullo spazio cloud quello che nel nostro paese non è ammesso mettere lì secondo loro americani (pure se siamo legittimi proprietari avendo acquistato il supporto).


La seconda, anche peggiore, è che la musica caricata, che in formato origine può essere anche lossless (solo Flac e ALAC) viene comunque compressa in MP3 320Kbps. Infine c'è da segnalare anche che i tempi di caricamento sembrano essere veramente lunghi (almeno con un ADSL di media velocità come il mio).



Ultima obiezione: ma l'alta definizione rimane fuori.
Vero, ma si parlava di qualità CD. Servizi streaming in HD ancora non si vedono e l'annuncio del supporto di MQA in Tidal continua a non avere seguito. Per l'alta definizione continua ad essere necessario un network player o un Music server.

In sintesi
Il lettore CD non serve più, un tablet può prendere il suo posto senza alcuna contro indicazione, e anzi l'uso sarà più comodo.

domenica 11 settembre 2016

Come registrare la musica su PC da qualsiasi fonte (YouTube, Spotify, ecc.)

Perché dovrebbe essere necessario registrare e salvare un brano musicale sul proprio PC, con l'abbondanza di servizi streaming anche gratuiti, pur con qualche limitazione, che ci sono (Spotify, Deezer, lo stesso YouTube)? E poi, non ci sono già dozzine di programmi free che lo fanno? E, infine, ma è legale?

Spesso serve
Primo, è vero, perdere tempo a costruire una nostra libreria di musica, a meno che non sia rara e in alta definizione, è ormai da tempo un controsenso, ma catturare un brano di musica (che non abbiamo già) può servire per sonorizzare un video o uno slideshow, per condividerlo su un social o per altri scopi. Non è legale se lo rivendiamo (cosa ormai senza senso) ma se ne facciamo un uso personale o persino se lo usiamo su YouTube non ci sono problemi, è previsto e regolamentato (vedi tutti i dettagli in questo post del blog di qualche tempo fa).
Infine: le applicazioni disponibili, ci sono e sono molte, spesso inutilmente complicate nell'uso, ma sono free per modo di dire, perché ci lasciano in cambio simpatici programmini (spesso assai difficili da rimuovere) che inviano dati su di noi (spyware) o cercano di farci vedere siti che non ci interessano (URL redirect), tutte cose assai irritanti e a volte irreversibili o quasi, Starne alla larga è un consiglio da confermare.

Una soluzione semplice e universale: passare dall'analogico
Per tutti questi problemi e necessità uso da tempo un altro sistema, questo sì veramente free e sicuro, basato su un semplice approccio: abbandonare l'infido e poco controllabile mondo digitale e passare al mondo analogico. Che resiste ancora su un normale PC, per il semplice fatto che noi siamo analogici e quindi, ad esempio, la musica la dobbiamo ascoltare con il nostro sistema uditivo, e nel PC un codec deve preoccuparsi di fare una conversione in analogico, per ascoltare in cuffia o sugli altoparlanti la musica che abbiamo selezionato. Basta quindi utilizzare un normale programma di editing audio in grado di registrare questo flusso già codificato in analogico. Come per esempio quello che ho scelto, e che segnalo e descrivo con questo post.

Audacity
La registrazione è una funzione presente, tra molte altre, in questo nota applicazione open source di editing audio,. Una applicazione resa disponibile a tutti sin dal 2008 da un benemerito team di progettisti sotto licenza GNU GPL (General Public License), quindi veramente free e sicura, con possibilità di donazioni, come d'uso per questa classe di licenze software.

Le operazioni sono naturalmente un po' più lunghe passando dall'analogico perché, per cominciare, sono 1x (bisogna che tutto il brano sia suonato, se è la II sinfonia di Mahler ci vuole un bel po') poi bisogna salvarlo ed editare il nome del file e simili. Poca roba comunque.
Su Audacity occorre soltanto configurare la funzione di registrazione per registrare l'audio riprodotto dagli speakers, regolare il volume di registrazione come sui vecchi registratori a cassette (per chi li ricorda) in modo che non sia né troppo basso né troppo alto (va in saturazione e distorce) e poche altre cose spiegate nelle videate che seguono, e salvare il tutto alla fine nel formato che preferiamo.
Molto semplice e adatto agli scopi non frequenti che indicavo prima.
Ovviamente bisogna farne un uso corretto, come sono sicuro che facciamo sempre, soprattutto ora che ascoltare la musica "in chiaro" e senza pagare nulla non è più un problema per nessuno.

Come funziona
Vediamo le poche cose da fare attraverso alcune videate di utilizzo. Cominciando dai parametri di configurazione (Modifica > Preferenze).


1. Configurazione standard:  Interfaccia MME e dispositivo di registrazione Stereo Mix. In alternativa, se si usa la interfaccia WASAPI, il dispositivo di registrazione deve essere Speakers. La verifica che tutto funzioni è comunque molto semplice: l'audio si deve sentire e lo spettrogramma che la descrive si deve vedere sull'applicazione Audacity (vedi videata 5).


2. In questa videata l'elenco dei dispositivi di riproduzione presenti sul mio PC, con interfaccia WASAPI (potrebbe essere diversa su altri PC con diverse configurazioni e driver audio).


3. In questo altro screenshot i parametri di registrazione, possono essere lasciati quelli di default.


4. Infine i parametri di qualità. Visto che la sorgente audio difficilmente sarà in alta definizione basta verificare che la risoluzione sia quella standard 16 bit /44.100 KHz. La qualità di conversione slowest non è slow e quindi è consigliabile che sia lasciata anche se non comporterà grandi differenze.

5. Si parte quindi con la registrazione. Bisogna prima avviare Audacity in registrazione (tasto rosso, come su qualsiasi registratore) in modo da non perdere l'inizio, e poi avviare la riproduzione su YouTube, Spotify o l'altro player che stiamo usando.


E' consigliabile fare prima una prova per regolare il volume dell'audio in input. La regolazione è visualizzata in alto a destra (le due strisce verdi per i due canali), deve rimanere sempre di colore verde ma al livello più alto possibile, con occasionali sforamenti sul giallo. In rosso vuol dire che è in saturazione e non va bene, bisogna abbassare il volume. In alcuni casi il volume standard del PC risulta troppo basso per la registrazione, bisogna quindi alzarlo. Se diventa assordante conviene inserire una cuffia (ma senza indossarla) e procedere così. Alla fine del brano ovviamente si chiude la registrazione con il tasto quadrato.


6. Dopo che la registrazione è stata completata per prima cosa occorre eliminare la parte iniziale vuota prima dell'inizio della musica: i  comandi sono intuitivi, con il mouse si seleziona l'area senza musica e si elimina con seleziona / taglia (MAIUSCOLO / CTRL X). Idem per una eventuale coda. A seguire bisogna salvarla con il comando File > Esporta Audio. Sono disponibili molti formati, dallo standard WAV (selezionato nell'esempio) al FLAC a numerosi formati compressi.


7. Nella fase di salvataggio, oltre a scegliere il nome del file del brano, si possono inserire i tags descrittivi del brano stesso. Quindi si ascolta il brano per controllare se è andato tutto bene.

Finito, il nostro brano è salvato su disco, libero e utilizzabile come vogliamo.

sabato 3 settembre 2016

Chi è l'appassionato di musica e hi-fi?

Questo blog è sul web da diversi anni (dal 2009), ha molti link esterni ed è ben presente su Google, quindi riceve molto traffico "organic", come dicono loro.  Di conseguenza gli accessi sono molte migliaia al mese e grazie alle potenti funzioni di Google Analytics si possono anche usare i dati raccolti per tentare un'analisi statistica del settore. Ho preso una base piuttosto ampia, gli ultimi 6 mesi (marzo -agosto 2016) nei quali 14.617 utenti unici hanno visitato il blog, in misura superiore al 70% per la prima volta, aprendo 20.037 sessioni e visitando 30.203 pagine, una base statistica quindi discretamente ampia, considerando che i sondaggi interessano di solito 1000-1500 persone, anche se il campione è meno casuale.

Chi sono gli appassionati
Chi arriva a questo blog molto specializzato è ovviamente interessato alla tecnologia per ascoltare la musica, alle ultime evoluzioni o anche al vintage. Lo confermano anche le prime chiavi di ricerca (in questo mese) che nell'ordine sono: dsd, nrtwork player, wasapi, hdtracks italia, audirvana. Gli utenti di cui Analytics ci dice molte cose, sono quindi un target molto specializzato e che, per la maggior parte, come anticipavo, è proveniente da Google (75,5%).

Con tecniche che preoccupano alcuni Google (ma ancor di più i social networks) profilano i visitatori (noi) e raccolgono molte informazioni che poi restituiscono come dati su Google Analytics, quindi possiamo avere una risposta a un dubbio che serpeggia da anni nel settore: è vero che gli appassionati sono in grande maggioranza maschi di mezza età (e oltre)?


Sì, è proprio vero, solo il 12% donne, il 51% è nella fascia 45-64 e meno del 10% è sotto i 24 anni.
Sempre come profilazione Analytics ci propone anche gli interessi dei visitatori, che però sono di solito molto frammentati e quindi non so quanto significativi, la musica sta piuttosto giù nella classifica (basata su quello che cercano in rete, ovviamente) negli interessi generali, ma i componenti elettronici audio sono al primo posto, come ci si attende, nel segmento in-market.


Da dove vengono le visite e quali dispositivi sono usati
Meno personali e più oggettive le altre informazione che Google ricava e fornisce. Cominciamo dalla distribuzione geografica, ovviamente in maggioranza dall'Italia e in lingua italiana, ma il 5,5% è di altre lingue, e in Italia come da attendersi Roma e Milano prevalgono.



Interessante anche il dato sui dispositivi, dove domina di gran lunga il buon vecchio desktop. (oltre l'83%). Pur essendo questo un blog "responsive" ben leggibile anche dagli smartphone, grazie alla piattaforma Blogger che si occupa automaticamente della conversione di formato, solo una piccola minoranza usa questo tipo dispositivo, e qualcuno di più i tablet (e per quasi il 50% l'iPad della Apple). Altri dati interessanti che confermano alcune tendenze: 1) i blog sono un mezzo di comunicazione più tradizionale, di approfondimento, non è il canale preferito da chi (la maggioranza) usa uno smartphone, e predilige i vari social network e le immagini e i video ai testi; 2) i tecnofili (come li chiama Google) sono più orientati ai prodotti Apple, sofisticati e quasi elitari (molto meno di una volta, ma continuano a distinguere chi li usa). 


Non è una situazione comune, gli accessi da device mobili sono ormai prevalenti. Questa per esempio è la situazione nello stesso periodo del sito Musica & Memoria. Anche questo un sito in prevalenza di testo, ma di differente approccio, in gran parte di consultazione di testi, traduzioni e notizie sulla musica. Come si vede gli accessi da desktop sono ormai in minoranza, al 46,5% per cento del totale, e gli accessi da smartphone, in continua crescita, sono ormai allo stesso livello (45,4%) mentre molto pochi sono quelli da tablet (e i tablet sono difatti molti meno degli smartphone). La base statistica è anche molto più ampia.


La top-10 degli articoli
Almeno per questo semestre, la classifica vede ancora in evidenza alcuni "evergreen", post molto fortunati perché evidentemente coprivano argomenti poco o per nulla trattati sul web e anche perché hanno molti link su altri siti. In maggioranza sono di anni passati e questo per un blog di tecnologia è un problema. Ci sono date dappertutto ma ho dovuto mettere delle avvertenze. D'altra parte un blog è fatto così, è un nastro continuo dove l'ultimo post e il primo ma deve contenere tutta la storia.

Da notare che al terzo e quarto poto (avviene da anni) ci sono due post di argomento non tecnologico, ma orientati alla musica in quanto tale, la gestione su computer degli spartiti e la posizione degli strumenti nei concerti dal vivo.

I blog nella nuova era"social"
Un'ultima indicazione si legge abbastanza chiaramente negli ultimi grafici, ed è la diminuzione degli accessi. Non molto marcata per ora, dipende forse da un numero inferiore di nuovi articoli nel semestre o dal loro minore interesse, ma riguarda in realtà tutti i blog. Lo strumento di grande successo anni fa è stato soppiantato da altre forme di comunicazione più interattive ma anche più fugaci. 

Se chiudessi il blog e aprissi una pagina Facebook probabilmente gli accessi sarebbero di più. Anche perché, banalmente, se la metà degli italiani quando fanno "entertainment" sul web sono su Facebook, non sono su Internet propriamente detta, e i blog li vedono solo se qualcuno casualmente linka un articolo. Leggono l'articolo, il contenuto, e ignorano il contenitore, il blog. E' aumentato il numero di persone connesse, ma non abbastanza da compensare l'esodo dei visitatori sui social networks (e non c'è solo FB). Non lo faccio il passaggio su FB perché ritengo questo tipo di media, basato sul momento presente, e senza un vero motore di ricerca, poco adatto ad uno strumento di informazione con un certo grado di strutturazione come può essere un blog.

giovedì 18 agosto 2016

Le playlist su YouTube: istruzioni per l'uso

In principio era la canzone, anche perché il disco più economico, il 45 giri, ne conteneva una per facciata, al massimo due . Poi è arrivato l'album, il microsolco 33 giri, anche nella musica pop (nella classica e nel jazz era già la norma). (e le istruzioni? cominciano un po' più sotto)

Erano sequenze di successi del gruppo o del cantante o della cantante di moda, più qualche cover per arrivare alla lunghezza prevista di 40-45'. Sarebbe stato ancora meglio poter scegliere le canzoni preferite di più interpreti. Per questo c'era il juke-box, ma per la casa era arrivato il cambiadischi. Fino a otto 45 giri uno sull'altro che, a caduta si sovrapponevano in una pila di qualche centimetro (e il braccio con testina piezoelettrica non aveva problemi di VTA, nessuno ne conosceva l'esistenza). Erano nate le playlist personalizzate.


Qualche decennio dopo, passata l'era degli album concept e del progressive,  che bisognava ascoltare per intero, passata l'era delle musicassette e delle compilation per ascolto personale o da regalare alla ragazza a cui facevi la corte, e poi delle compilation su CD nell'era del masterizzatore, alla fine le playlist (il nuovo nome delle vecchie compilation) si sono smaterializzate e sono finite nella grande rete.

Quello che serve è un supporto
Certo la playlist composta senza grande fatica scegliendo dalla vasta libreria di mp3 più o meno legali poteva essere copiata su una "chiavetta", ma non era la stessa cosa. Serviva un ambiente dove copiarle, metterci qualche immagine, dargli un titolo. Un ambiente però dove fossero disponibili tante canzoni, una vasta scelta, come al tempo delle cassette che consentivano di copiare gli LP degli amici o al tempo degli mp3 copiati dai vari sistemi P2P come eMule. Quindi non iTunes, dove le playlist erano previste ma mai usate da nessuno e contenevano soltanto i 30" iniziali, la preview.
Quindi sono arrivate solo con Spotify e con gli altri servizi streaming. Per quelli gratuiti poteva già essere una soluzione, e molti hanno usato il servizio anche per questo scopo, ma non è diventato universale, per un motivo molto semplice: questi servizi, pur di grande successo come Spotify, hanno decine di milioni di utenti, ma gli utenti di Internet sono miliardi. Oltre al fatto che per fruirne veramente bene e comodamente serviva e serve il servizio in abbonamento.

Playlist per tutti su un servizio universale
Il servizio musicale (e non solo) universale invece c'è e penso che non esista uno smartphone al mondo che non lo usi magari di tanto in tanto. Alla fine come in molti altri campi Google è entrata in campo ed ha fornito gratuitamente quello su cui altri tentavano di fare business. Non so di preciso da quando siano disponibili (credo dal 2014, chiedo aiuto ai lettori) e se non sbaglio non tutte le funzionalità sono state disponibili da subito, ma ora la possibilità c'è tutta: creare playlist personali su YouTube e condividerle è possibile e anche facile. Con vantaggio per noi ma anche per Google-Alphabet che aumenta gli accessi e quindi gli introiti pubblicitari.

Come creare una playlist su YouTube
Concluso questo preambolo che volendo si può saltare (come anticipato) veniamo alle istruzioni (che, in modo più ampio ma meno rapido si possono leggere anche sul supporto di Google). Il prerequisito è avere ovviamente un account Google, cosa che consente anche di aprire un canale YouTube (idealmente sarebbe una nostra TV o radio privata personale o di gruppo). Si crea in pochi semplici e intuitivi passi che sono illustrati come sempre in appendice con una serie di screenshot.

Una parte delle playlist di Musica & Memoria

Come aggiungere le canzoni
Aggiungere poi le canzoni alla playlist è semplice: prima si cerca la canzone e si seleziona il video più adatto (spesso o quasi sempre ci sono più versioni caricate da più utenti YouTube, gli utenti YouTube sono più di un miliardo), poi si utilizza il comando "Aggiungi alla playlist", che su desktop si trova in basso a sinistra mentre su YouTube per altri sistemi operativi (ad esempio per IOS di iPhone si trova in alto a destra sull'immagine (ma è facilmente individuabile come grafica).
Il comando fa apparire un menu a tendina nel quale sono elencate le playlist già create sul canale, e alle quali si può aggiungere la canzone prescelta. Ma include anche la possibilità di creare una nuova playlist. Quindi in definitiva per creare una playlist si può anche partire dalla prima canzone.Vedi sempre gli screensot in appendice.

Come editare la playlist
Accedendo al proprio canale e selezionando ovviamente "playlist" si possono visualizzare e selezionare le playlist per completarle e modificarle. Le possibilità di modifica sono quelle essenziali:
  • inserire una descrizione (e modificarla in seguito: comando edit)
  • eliminare il video (comando x)
  • comandi di editing del video (aggiungi o modifica un testo / sceglilo come miniatura / sposta in alto / sposta in basso)
  • comando di riposizionamento del video nella playlist (a sinistra)
Sotto al titolo e alla immagine / miniatura della playlist i comandi per la condivisione e la impostazione rispetto alla visibilità (pubblica / privata) e alla possibilità di collaborazione da parte degli altri utenti.

Le frecce rosse indicano i comandi di modifica, quelle blu i comandi di impostazione
Non c'è altro, ma non serve altro per organizzare e presentare.

Cosa manca (almeno per ora)
Rispetto ai normali video caricati su YouTube mancano solo due cose: la possibilità per gli utenti di inserire commenti e giudizi sulla playlist, di includerla tra i propri preferiti, mentre invece c'è la possibilità di condividerla, e anche da inserirla con "embed" in una propria, pagina, blog o post di un social network, oppure di aggiungere altre canzoni, se permesso.
Manca anche la indicazione della lunghezza complessiva della playlist, che potrebbe essere utile.

Aspetti a cui prestare attenzione
Una playlist è una sequenza di canzoni e quindi la scelta delle canzoni è di fondamentale importanza, Su YouTube la qualità video e soprattutto quella audio non sempre è buona, quindi bisogna scegliere con attenzione se vi sono più alternative, e anche scegliere se dare la priorità al video o all'audio. La seconda opzione dovrebbe essere la preferita per una playlist di musica, ma a volte sono presenti esecuzioni dal vivo veramente notevoli e spesso rare. Il dubbio a cui dovrà rispondere l'autore della playlist è se preferire un video dall'audio migliore, ma corredato solo dall'immagine fissa della copertina o dell'interprete (ce ne sono molti così) o un video di una interpretazione live o in qualche programma TV, ma con l'audio non ottimale. Un altro criterio di scelta nel caso di più alternative può essere la presenza di pubblicità più o meno invasiva (anche se sarà difficile trovarne di esenti).

Il secondo aspetto riguarda la visibilità dei video scelti: potrebbero essere in seguito eliminati per ragioni di violazione del copyright (su YT succede con una certa frequenza) o non essere visibili sugli smartphone. Riguardo al primo rischio non c'è molto da fare, se non controllare periodicamente. Il secondo invece si può prevenire, semplicemente cercando le canzoni per completare la scaletta direttamente con uno smartphone. Non è il modo più comodo ma poi si potranno completare l'ordine, la descrizione e le altre scelte di visualizzazione su un computer desktop.
Il problema nasce dal fatto che non tutti i video sono abilitati per la visione anche su smartphone. Dipende dalla opzioni di "monetizzazione" (inserimento di pubblicità) impostate per il video da chi l'ha caricato. Se sono incompatibili con la visione via smartphone compariranno come bloccati. Ed è un vero peccato e una cosa da evitare visto che l'ascolto in cuffia o in auricolari della vostra playlist sarà probabilmente uno degli usi preferiti.

Consigli
La playlist funziona bene se crea e poi segue un ritmo riconoscibile e coerente con il genere o il tema scelto, ma evitando la eccessiva uniformità. Ci sono molte scelte diverse: playlist di genere, playlist mix più o meno spinto, alternanza di brani lenti e veloci o playlist giocate tutto allo stesso ritmo, canzoni note e familiari (ma che possono annoiare perché stra-sentite) o canzoni mai sentite che potrebbero apparire ostiche al primo ascolto. Difficile dare regole assolute se non queste poche e generali:
  • La playlist non deve essere troppo lunga, massimo 60-70' (come un CD) altrimenti diventa un "pizzone" da programma radiofonico
  • Sono più efficaci quelle di genere perché nelle playlist mix uscirà fuori prima o poi una canzone di un genere che proprio non piace (e magari l'ascolto si ferma lì)
  • Attenzione alle scelte a contrasto o agli improvvisi cambi di passo; devono essere ben pensati per non essere invece percepiti come spiazzanti
  • Alternanza tra voci maschili e femminili: un po' dovrebbe esserci (a parte che per il reggae dove è un po' difficile) per evitare la uniformità eccessiva

Appendice 1: La creazione e gestione passo-passo di una playlist

La creazione di un proprio canale YouTube
Così si presenta un canale YouTube vuoto
La creazione di una playlist direttamente dal canale
Il canale vuoto, solo il titolo, canzoni ancora da inserire
Aggiungere una canzone direttamente dalla ricerca su YouTube
(il comando è indicato con la freccia ross)
Le funzioni di inserimento: la scelta della playlist
(se esiste già) o la creazione di una nuova


sabato 30 luglio 2016

Alta definizione: si sente veramente la differenza?

L'ultimo post di questo blog sulla capacità o meno di ascoltare le differenze tra audio in bassa e in alta definizione risale a oltre due anni fa. Sono stati pubblicati altri studi e altri test in seguito, da centri studi come la AES con metodologie analoghe, da appassionati con sistemi più artigianali ma efficaci, come l'invio via rete dei file da confrontare (ovviamente opportunamente camuffati per non renderli riconoscibili) a un numero molto elevato (centinaia) di volontari, con un questionario da compilare. L'obiettivo era sempre individuare quanti erano tra i partecipanti al test quelli che riuscivano a individuare senza incertezze e quindi con prove ripetute, la differenza tra un MP3 e un CD, tra un CD e un HD o addirittura tra un MP3 e un HD.

I risultati erano più o meno simili, e simili al test che è stato illustrato qui con ampiezza nel post citato prima: la maggior parte dei "tester" non riuscivano ad individuare in modo sicuro le differenze, un certo numero le individuava alcune volte e solo con alcuni generi musicali, un numero ridotto, tra il 15 e il 20%, le individuava senza incertezze in quasi tutti i test.

In un mondo abituato al sistema democratico dove "la maggioranza vince" dovremmo concludere che il popolo ha votato, e anche più volte, e quindi il responso è che la differenza non si sente. Ma non era questo lo scopo dei test, non è un referendum, ma una verifica delle capacità del sistema uditivo di noi umani.


E' confermato: gli umani possono riconoscere l'alta definizione
Sotto questo punto di vista, come era riportato nelle conclusioni del post precedente, che riassumevano quello dello studio, i test dimostrano proprio il contrario, ovvero che una percentuale non grande ma non trascurabile di persone la differenza la sente, quindi si può sentire. In più, il test e quelli successivi hanno mostrato anche che questa percentuale è molto elevata tra chi si occupa di musica per mestiere o in modo intenso, ingegneri del suono, musicisti, progettisti di sistemi audio professionali. E, per tutti gli altri, che la percentuale di test corretti aumenta in modo molto significativo quando sono forniti prima del test indicazioni  sugli elementi sui quali soffermarsi per individuare le differenze di ascolto. 

Considerazioni banali, se solo cambiamo settore. Ad esempio nel popolare settore dei vini di qualità, io stesso, come molti dei lettori del blog, immagino, troverei molte difficoltà a percepire le differenze tra due annate di Brunello di Montalcino, e probabilmente anche a riconoscere due diversi tipi di vini di uvaggio simile. Ma se qualcuno mi insegnasse come utilizzare i miei sensi al meglio (training: un corso da sommelier) la mia performance sicuramente migliorerebbe. E in ogni caso mai mi azzarderei a sostenere che siccome io non la sento, la differenza non c'è e che chi afferma di sentirla è un povero illuso pronto a farsi spolpare da chi vende a 100 o 200 € una bottiglia di Sassicaia di un'annata particolare. 

Eppure nella musica funziona così, in una discussione su un articolo de Il Post di un anno fa circa, basato sul solito articolo di un giornalista inglese, in questo caso, che sosteneva che l'alta definizione era inutile, se non una bufala, perché lui in una dimostrazione hi-fi non aveva sentito alcuna differenza, in risposta a tutti quelli che dicevano che era proprio così, ho usato le stesse considerazioni, ma senza successo. Dicevano che non c'entrava nulla, che erano cose diverse. Eppure erano sempre i nostri sensi che stavamo utilizzando, eredità di quando eravamo cacciatori o cacciati e onnivori migranti alla ricerca di qualche fonte di sostentamento. L'udito raffinato e selettivo era fondamentale per individuare le prede o evitare di diventarle noi, il palato raffinato era indispensabile per individuare ciò che era commestibile da quello che non lo era o non lo era più. Poi è arrivata l'agricoltura, la fine dei bisogni elementari e lo sviluppo della cultura che ha dato a questi sensi altri e più piacevoli scopi.

E tra questi scopi c'è la musica, che si può ascoltare, cantare o suonare o dirigere o creare. Per ascoltarla basta essere interessati, si può apprezzarla anche se non sappiamo riconoscere uno strumento da un altro, già per cantare senza far scappare gli altri occorre un certo "orecchio" ovvero una educazione alle regole della musica che ci consente di individuare i nostri difetti, le stonature, e correggerli. Per suonare occorre saper individuare le altezze dei suoni, i toni, per accordare uno strumento ad esempio o verificare se è scordato, e anche molto di più se andiamo verso la composizione o la direzione di un'orchestra o il mastering di una registrazione. Anni e anni di conservatorio o di pratica. Tutto quello che si chiama educazione e competenza nel settore.

I risultati della meta-analisi in sintesi
L'abstract dello studio del prof. Joshua Reiss, della Queen Mary University di Londra, nonché membro della AES, Audio Engineering Society, è riportato nel seguito, a seguire la presentazione grafica e la traduzione, il link allo studio completo, di lettura non troppo difficile. Gli interessati che lo richiedono nei commenti possono ricevere anche i file excel sui dati completi dello studio, che sono anch'essi liberamente disponibili e che ho scaricato.

There is considerable debate over the benefits of recording and rendering high resolution audio, i.e., systems and formats that are capable of rendering beyond CD quality audio. We undertook a systematic review and meta-analysis to assess the ability of test subjects to perceive a difference between high resolution and standard, 16 bit, 44.1 or 48 kHz audio. All 18 published experiments for which sufficient data could be obtained were included, providing a meta-analysis involving over 400 participants in over 12,500 trials. Results showed a small but statistically significant ability of test subjects to discriminate high resolution content, and this effect increased dramatically when test subjects received extensive training. This result was verified by a sensitivity analysis exploring different choices for the chosen studies and different analysis approaches. Potential biases in studies, effect of test methodology, experimental design, and choice of stimuli were also investigated. The overall conclusion is that the perceived fidelity of an audio recording and playback chain can be affected by operating beyond conventional levels.

Il grafico che riassume questi risultati è quello che segue. E' un grafico per scostamenti (bias) forse non immediatamente leggibile per non addetti ai lavori, A destra della linea verticali di correttezza ci sono i numeri di risposte corrette (nel senso che sono riuscite a discernere tra CD e HD) che aumentano nei test (sono elencati per righe) che hanno applicato il training (si può ingrandire).


Quella che segue è la traduzione dell'abstract:

"E’ in corso un acceso dibattito sui vantaggi della registrazione e il rendering audio ad alta risoluzione, cioè, sistemi e formati che sono in grado di andare oltre la qualità CD. Abbiamo intrapreso una revisione sistematica ed una meta-analisi per valutare la capacità dei soggetti sottoposti ai test di percepire una differenza tra alta risoluzione e lo standard, 16 bit, 44,1 o 48 kHz audio. Tutti i 18 esperimenti pubblicati ufficialmente e per i quali i dati ottenuti dati possono essere considerati sufficienti sono stati inclusi, fornendo una meta-analisi che coinvolge oltre 400 partecipanti in oltre 12.500 prove. I risultati hanno mostrato un numero picco ma statisticamente significativo di soggetti sottoposti al test capaci di discriminare il contenuto ad alta risoluzione, e questa capacità è aumentata in modo molto significativo quando i soggetti di prova hanno ricevuto una formazione completa (sulla modalità di ascolto). Questo risultato è stato verificato da un'analisi di capacità sensoriale per la quale sono state seguite scelte diverse negli studi scelti e diversi approcci di analisi. Sono stati anche indagati i potenziali scostamenti negli studi, effetto della metodologia di test, del disegno sperimentale, e la scelta degli stimoli (campione musicale scelto). La conclusione generale è che la fedeltà percepita di una registrazione e di una catena audio di riproduzione può essere incrementata andando oltre i livelli convenzionali (di qualità proposti dal mercato)."

Lo studio completo si può scaricare da questa pagina dell'AES dove è presentato. Nel caso il link fosse modificato si può scaricare anche da questo link.

Il training più efficace (da Viaggineltempo)

domenica 3 luglio 2016

Alla ricerca della ricostruzione spaziale (Prova di ascolto di Ambiophonics)

Questo test, come diversi altri su questo blog, ha la caratteristica di essere ripetibile da tutti i lettori interessati. A differenza dei classici test hi-fi dove è necessaria la disponibilità del componente testato (magari assai costoso) qui servono soltanto un minimo investimento di tempo e, ma non obbligatoriamente, un ancor più ridotto investimento economico (5 € per la precisione).

L'obiettivo è la ricostruzione spaziale dell'evento originale (nel caso di registrazione acustica) o del palcoscenico virtuale che il musicista assieme al tecnico del suono ha immaginato per la sua opera. Quindi lo stesso obiettivo della stereofonia e poi delle varie implementazioni in multicanale. La metodologia Ambiophonics punta a raggiungere e superare questi sistemi eliminando il "crosstalk" ovvero l'ascolto da parte dell'orecchio sinistro dei suoni provenienti dall'altoparlante destro (per via delle riflessioni in ambiente) e viceversa. Un fenomeno che riduce di molto la possibilità di individuare l'origine dei suoni originati da due diffusori posti davanti a noi, almeno secondo i sostenitori di questo sistema. In pochissime parole eliminando il crosstalk e sfruttando simula un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° utilizzando e per farlo sfrutta una diversa posizione delle casse

Un sistema non nuovo, si contano diverse sperimentazioni e dimostrazioni sin dal 1981, in pochissime parole si è visto o meglio sentito che, eliminando il crosstalk e sfruttando le riflessioni della stanza e con una diversa posizione delle due casse è possibile simulare un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° da vanti a noi. Un sistema che  ha riacquistato un discreto interesse grazie alla tecnologia digitale, che ha consentito di implementare via software l'algoritmo di cancellazione del crosstalk che è alla base del sistema, che diventa così una funzione DSP (Digital Signal Processing) implementabile facilmente ed economicamente su programmi per PC o app. Riguardo al noome, non esiste una traduzione in italiano, controllando l'esistenza di un termine "Ambiofonia" sul web si scopre che è usato solo in Polonia. Quindi userò il nome in inglese.

Miles Davis durante le sessioni di registrazione di Someday My Prince Will Come,
uno dei test di ascolto più interessanti
Per saperne di più
Esiste il sito della organizzazione che ha sviluppato e diffonde questo sistema come logica evoluzione della stereofonia e del multicanale (www.ambiophonics.org), che ha sviluppato anche un algoritmo public domain chiamato RACE (Recursive Ambiophonic Crosstalk Elimination). Il sito contiene un vero e proprio libro in 9 capitoli che descrive teoria e pratica della metodologia. Per una trattazione più sintetica esiste però anche la voce "Ambiophonics" su Wikipedia, molto ben fatta (sempre in inglese). Ma, visto che si può sperimentarne l'effetto con il nostro stesso impianto, una alternativa può essere anche seguire le istruzioni di installazione e provare nel nostro ambiente d'ascolto se i risultati sono effettivamente interessanti e migliorativi, per noi e non in teoria.
Ciò è possibile perché alcune società, come la tedesca Xivero, hanno realizzato delle applicazioni per PC Windows o Mac e ora anche app per tablet e smartphone, che implementano l'algoritmo RACE. Sono applicazioni a pagamento ma di costo non elevato (15 € per PC e 5 € per l'app). In particolare l'applicazione per PC è anche un decoder e accetta molti formati di input, mentre quella per mobile è solo un player e legge i file dalla libreria iTunes (ora Apple Music). Esisteva un tempo anche un'applicazione gratuita (Ambiophonics) ma non è più disponibile s Apple Store e comunque non funziona più con le ultime versioni di IOS.

Cosa serve
Solo due cose: spostare le casse in una diversa posizione e il DSP. Può essere incluso in una applicazione per PC o in una app per smartphone o tablet . Per maggior comodità nel test che ho eseguito ho scelto la seconda soluzione. La app per iPad della Xivero si chiama  AMTRA
 e consente l'ascolto in ambiophonics per soli 30" nella versione free. Ma la versione a pagamento costa 4,99 € e per i test conviene dotarsene. La app funziona bene e senza incertezze, l'unica avvertenza è che effettua il digital processing sui file audio presenti nella libreria Apple Music (o iTunes) dell'iPad e quindi bisogna caricare preventivamente nella libreria i file di prova (possibilmente in formato CD, non compressi, anche se non è un obbligo). I passi per fare questa operazione sono descritti in appendice nel post precedente. La configurazione di prova quindi è semplicissima, così come il controllo dell'effetto dell'intervento.:

  • file audio di test ---> AMTRA app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore
  • file audio di test ---> Music app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore

Il posizionamento delle casse.
Invece che ai due vertici di un triangolo equilatero ideale (al terzo ci siamo noi) ovvero, se preferite, distanziate rispettivamente di 30° a sinistra o destra (60° complessivi) dal punto davanti a noi di un cerchio ideale al cui centro siamo noi, le casse devono essere avvicinate a 8-10° rispettivamente, quindi max 20° complessivi circa. In pratica vicine davanti a noi. Il punto di ascolto può rimanere lo stesso o essere avvicinato (di poco) e le casse possono essere orientate o mantenute parallele, negli esempi in rete ci sono diverse combinazioni. Occorre fare qualche prova, io ho scelto la più semplice, anche per vincoli di stanza, leggermente orientate e posizione avvicinata. Per chi abbia tempo e libertà di collocazione (e casse non troppo pesanti da spostare) consiglio di provare anche altre combinazioni. Ma dopo aver provato la collocazione più comoda e aver verificato gli effetti, per migliorarli, altrimenti diventa un labirinto di prove.

I risultati
Dico subito che il sistema funziona, che la efficacia dipende dal software, ovvero dai file audio scelti, e che quando funziona il risultato è ben avvertibile e si può parlare veramente di ricostruzione spaziale. Qualcosa quindi da provare, anche se il secondo passo, ovvero modificare il layout dell'impianto, non è detto che ci sarà, per vari motivi (vedi dopo).

I test sono stati eseguiti in massima parte con file audio in formato CD trasferiti su iPad (ma con gli equivalenti compressi in AAC alta qualità non si rilevano differenza sostanziali). In sintesi alcune prove:


Diana Krall - Glad Rag Doll
Risultati difficilmente percepibili, il fronte sonoro si allargava poco oltre le casse anche se gli strumenti erano distribuiti correttamente e non confinati in altezza dentro le casse, che erano praticamente affiancate davanti a me, voce ben centrata. Provato un altro brano dello stesso album senza avvertire differenze sostanziali. Era una prova veloce con un file audio compresso AAC e mi è venuto il dubbio che fosse quello il problema, ma prima ho provato un altro brano con strumenti in parte acustici che avevo già sulla libreria iPad e sempre compresso AAC (ma anche in vinile).


Cat Power - Fortunate Son
Una prova senza grandi aspettative e invece ecco il risultato aspettato: i violini che accompagnano questa scarna ma successiva cover del noto brano dei Creedence Clearwater Revival, che parlava ai ragazzi americani costretti a partire per il Vietnam, comparivano ben delineati all'esterno della cassa di destra, la voce della cantante americana era ben centrata ma più indietro, forse troppo, l'effetto eco che nell'ascolto stereo normale era appena avvertibile veniva molto enfatizzato. Faceva un certo effetto ascoltare un palcoscenico virtuale così ampio e apparentemente non originato dai diffusori.

A questo punto la prova diventava interessante e mi sono dedicato a trasferire sull'iPad un po' di brani di prova più significativi, tutti in formato CD ovviamente.

John Coltrane - Live at Village Vanguard / Joe Henderson - Lush Life (Isfahan)
I primi ascolti del nuovo set sono stati con un gruppo jazz acustico, una registrazione storica di Coltrane, e una più recente (anni '90) di Joe Henderson, la prima in quartetto la seconda in duo sax tenore e contrabbasso, uno dei brani che uso più spesso come test.
Delusione, risultati praticamente nulli, il fronte sonoro non si allargava oltre le casse, la separazione tra gli strumenti non si avvertiva se non ovviamente per il duo.

A questo punto mi era venuto il dubbio che l'algoritmo nella implementazione Amtra fosse ottimizzato per audio compresso. Avevo letto qualcosa che mi faceva venire questo sospetto. Quindi ho ricaricato e provato gli stessi brani compressi (MP3 320 questa volta). Dubbio privo di fondamento, non cambiava nulla. Proviamo a cambiare brano.

Miles Davis - Some Day My Prince Will Come
Altra registrazione storica ma eccelsa, un classico dei test (e anche un piacere sentire) ed ecco di nuovo l'effetto Ambiophonics. Descrivo il posizionamento degli strumenti davanti a me come l'ho segnato sul taccuino (per verificare poi a confronto con la collocazione stereo standard è possibile fare solo così): la tromba con sordina di Miles ben posizionata al centro, dietro alle casse e alla giusta altezza, il contrabbasso di Chambers sulla destra, un po' in sottofondo, soprattutto in evidenza il piano di Wynton Kelly, netto, in un punto preciso e percepibile sempre, anche quando è in accompagnamento. Molto bella sia l'entrata al sax di Hank Mobley sulla destra, morbido e con toni scuri, e a seguire, dopo un altro pregevole assolo del leader, il sax di Coltrane sulla sinistra. Tutto molto bello, la ricostruzione spaziale come la si desidera ma ... stranamente il suono delle spazzole sui tamburi nell'accompagnamento alla batteria di Jimmy Cobb sembrava proprio avanti, mentre doveva stare più indietro, eppure quando tornava alle bacchette e alla grancassa tutto tornava a posto, sulla stessa linea di profondità del sax, centrato.

Il confronto con l'ascolto in stereo
Un paio di giorni dopo ho fatto il confronto con i diffusori in posizione standard (lo spostamento non è immediato con diffusori piuttosto pesanti e da risistemare e il tempo è sempre tiranno). Nessuna drammatica caduta, per fortuna, ma il pianoforte ritornava più in sottofondo e meno identificabile come posizione nelle parti di accompagnamento, mentre le spazzole, sempre piuttosto in evidenza in questa registrazione, tornavano più indietro, la batteria ora era un po' spostata sulla destra e il contrabbasso, più netto.

Un altro confronto interessante riguardava Fortunate Son, questa volta in vinile. Qui, come ricordavo, la voce era appena accompagnata da un effetto eco, meno evidente, e anche i violini erano meno spostati sulla destra, una collocazione spaziale meno netta ma anche apparentemente più vicina alla collocazione decisa dal tecnico del suono.

Gli altri ascolti
La cosa diventava interessante, ogni album poteva contenere sorprese, quindi ho continuato con diversi altri brani, scegliendo ovviamente tra quelli che conosco bene e che ho ascoltato molte volte, per facilitare il confronto a memoria.
Cominciando da Joe Henderson (un disco che utilizzo molto spesso per i test per la sua variabilità di formazioni). L'obiettivo era verificare se la mancanza di effetto "spaziale" derivava dalla formazione con soli due strumenti. Ascolto quindi un brano in quintetto, U.M.M.G, e nulla cambia, nessuna espansione spaziale.
Che invece si manifesta bene negli altri ascolti:

Pentangle: I Loved A Lass - chitarra a sinistra e contrabbasso sempre a sinistra ma ben separati, la voce di Bert Jansch leggermente arretrata ma ben centrata (e anche qui una leggera eco) la seconda chitarra di Jansch a destra sempre ben posizionata, tutto a posto. Da segnalare che anche in un successivo ascolto (The Trees They Do Grow High) la voce di Jacqui McShee ha un leggero effetto eco.

Pentangle: Three Part Thing: solo strumentale, i 3 strumenti più le molte percussioni di Terry Cox sono ben posizionati davanti a me. Anche la timbrica appare corretta-

Diana Krall - It Could Happen To You (da This Moment On): è un brano con accompagnamento orchestrale e le varie sezioni, fiati e archi sono ben distinte e disposte su un fronte ampio, bella e precisa anche la batteria, la voce è "grande", molto in evidenza, sempre molto stabile al centro (ma onestamente nel mio impianto questa non è mai stata una carenza).

Come si sente senza Ambiophonics
L'altro test di verifica, ovvio, è ascoltare gli stessi pezzi musicali senza l'intervento del DSP, quindi direttamente dalla app Music dell'iPad. I diffusori diventano in pratica dei Near Field Monitor, ma li ascoltiamo più arretrati. Il risultato è quello che ci si aspetta: tutto diventa piccolo e confinato dentro i due diffusori, molto vicini tra loro e, per esempio, Miles Davis con la sua tromba con sordina diventa alto all'incirca come le mie Kef 103/4 Reference (quindi circa 1 metro) e posizionato al centro tra di esse. L'effetto del DSP insomma esiste ed è molto incisivo.

Personalizzazioni e parametri
L'algoritmo DSP Ambiophonics utilizato, RACE, prevede inoltre una serie di parametri che possono essere modificati per personalizzare l'effetto in base all'ambiente o al file sorgente. Nelle prove sono state mantenute le impostazioni di default, perché bisognerebbe studiare gli effetti e poi pianificare gli interventi per ottenere un risultato. Andare per tentativi richiederebbe un tempo improponibile, tenendo conto anche delle altre variabili come la distanza del punto di ascolto il raggio di ampiezza della disposizione delle casse, la distanza dalle pareti e così via, e quindi del grande numero di possibili combinazioni. Ho rimandato quindi questi interventi ad un'altra prova, ma qualcuno può avventurarsi su questa strada. E' possibile che, intervenendo su alcuni parametri, le anomalie riscontrate per alcuni strumenti o addirittura l'effetto insufficiente possano essere ridotti o eliminati. I parametri su cui è possibile agire sono:

  • RACE attenuation: l'entità dell'attenuazione del crosstalk, dipendente dall'entità del crosstalk presente (che dovrà essere verificata a orecchio, per tentativi)
  • Delay: il tempo di ritardo ovvero la durata dell'efficacia dell'attenuazione
  • Center: il livello di enfatizzazione dei suoni da posizionare al centro (o effetto mono), ovvero in che misura occorre stabilizzare la immagine centrale (voce, strumento solista)
I valori di default, adatti nella maggior parte dei casi secondo gli sviluppatori, sono i seguenti:



Vantaggi e svantaggi
I vantaggi li abbiamo visti, gli svantaggi in parte anche, non tutti i brani beneficiano allo stesso modo del trattamento (i motivi sono spiegati nella documentazione citata) e bisognerebbe lavorarci sopra, intervenendo sui parametri o addirittura sull'analisi dei file sorgenti (e sulle varie edizioni e masterizzazioni) per arrivare ad un risultato migliore. Per questo scopo servirebbe l'altro software di digital processing, quello che trascodifica in ambiophics i nostri file originali. Gli altri svantaggi di ordine pratico sono la necessità di spostare i diffusori e il punto di ascolto obbligato. Se i diffusori potessero poi restare sempre nella nuova posizione (a parte gli amici audiofili che li guarderebbero molto male) nessun problema, ma la necessità di ascoltare anche brani non "amiophonics ready" richiederebbe addirittura due impianti separati.
Infine, tutta la musica che vogliamo ascoltare dovrebbe essere digitalizzata e trasferita su file, inclusi i CD e a maggior ragione la musica su supporto analogico. Un cambio quindi abbastanza radicale.

Tirando le somme
Questo set di prove effettuato con i parametri di default e senza interventi sull'ambiente di ascolto, a parte lo spostamento dei diffusori, consente già di fare alcune considerazioni su questa metodologia. La prima è che si conferma la sensibilità dell'algoritmo alla tecnica di registrazione (come affermano anche le varie fonti). Non tutte le registrazioni possono essere elaborate digitalmente in modo efficace per ricreare le informazioni di ambienza. Ci sono alcune considerazioni tecniche sulle fonti citate relative soprattutto alle scelte effettuate sui microfoni, numero e posizionamento.

E' probabile quindi che la idiosincrasia con una registrazione normalmente apprezzata come quella di Lush Life dipenda proprio da questo. Riguardo alle anomale di posizionamento di alcuni strumenti o della voce nel palcoscenico virtuale è possibile che dipendano invece dal posizionamento in ambiente. Come ho accennato, si è trattato di uno spostamento minimale, anche per verificare se quello che afferma chi propone questo nuovo approccio (ovvero che non richiede stravolgimenti) risponde al vero. Quindi solo spostamento della casse, in un ambiente abbastanza assorbente (pavimento in legno, tappeti, tende, divani) ma anche con una grande libreria chiusa in legno più vetro (ma alle spalle e di lato dei diffusori), quadri e altri elementi riflettenti, per di più la stanza è di forma irregolare, con una parete angolata. Lavorando sul posizionamento e sui parametri e potendo agire in modo più radicale sugli arredi alcuni di questi effetti si potrebebro forse ridurre o eliminare.
Lettori del blog che volessero continuare questi test e lo facessero sapere nei commenti potrebbero dare altre utili informazioni in questo senso. Da considerare infine l'effetto ancora più radicale avrebbe l'inserimento di due diffusori alle spalle del punto di ascolto, una seconda opzione del sistema Ambiophonics, ottenendo una ricostruzione audio a 360°. C'è molto da sperimentare ancora.

Adottarlo sì o no?
Nel mio caso no, e un po' mi dispiace perché in molti casi l'efficacia è dimostrata e l'aumento del piacere d'ascolto è garantito. Ma in altri è meglio l'ascolto standard e bisognerebbe spostare ogni volta due casse dal peso di quasi 20 Kg l'una. Non molto consigliabile. Inoltre io ascolto anche da sorgenti analogiche, vinile, registratore a bobine, radio FM che non potrebbero passare per il DSP (a meno di averlo integrato nell'ampli o di digitalizzare, cosa che non ho intenzione di fare) e che sarebbero inascoltabili senza DSP.
Chi non ha questi vincoli, dopo un test approfondito che conferma i risultati positivi anche nel suo ambiente d'ascolto, un pensiero può anche farlo.