domenica 11 settembre 2016

Come registrare la musica su PC da qualsiasi fonte (YouTube, Spotify, ecc.)

Perché dovrebbe essere necessario registrare e salvare un brano musicale sul proprio PC, con l'abbondanza di servizi streaming anche gratuiti, pur con qualche limitazione, che ci sono (Spotify, Deezer, lo stesso YouTube)? E poi, non ci sono già dozzine di programmi free che lo fanno? E, infine, ma è legale?

Spesso serve
Primo, è vero, perdere tempo a costruire una nostra libreria di musica, a meno che non sia rara e in alta definizione, è ormai da tempo un controsenso, ma catturare un brano di musica (che non abbiamo già) può servire per sonorizzare un video o uno slideshow, per condividerlo su un social o per altri scopi. Non è legale se lo rivendiamo (cosa ormai senza senso) ma se ne facciamo un uso personale o persino se lo usiamo su YouTube non ci sono problemi, è previsto e regolamentato (vedi tutti i dettagli in questo post del blog di qualche tempo fa).
Infine: le applicazioni disponibili, ci sono e sono molte, spesso inutilmente complicate nell'uso, ma sono free per modo di dire, perché ci lasciano in cambio simpatici programmini (spesso assai difficili da rimuovere) che inviano dati su di noi (spyware) o cercano di farci vedere siti che non ci interessano (URL redirect), tutte cose assai irritanti e a volte irreversibili o quasi, Starne alla larga è un consiglio da confermare.

Una soluzione semplice e universale: passare dall'analogico
Per tutti questi problemi e necessità uso da tempo un altro sistema, questo sì veramente free e sicuro, basato su un semplice approccio: abbandonare l'infido e poco controllabile mondo digitale e passare al mondo analogico. Che resiste ancora su un normale PC, per il semplice fatto che noi siamo analogici e quindi, ad esempio, la musica la dobbiamo ascoltare con il nostro sistema uditivo e nel PC un codec deve preoccuparsi di fare una conversione in analogico, per ascoltare in cuffia o sugli altoparlanti quello che abbiamo selezionato. Basta quindi utilizzare un normale programma di editing audio in grado di registrare questo flusso già codificato in analogico. Come per esempio quello che ho scelto e che segnalo e descrivo con questo post.

Audacity
La registrazione è una funzione presente, tra molte altre, in questo nota applicazione open source di editing audio,. Una applicazione resa disponibile a tutti sin dal 2008 da un benemerito team di progettisti sotto licenza GNU GPL (General Public License), quindi veramente free e sicura, con possibilità di donazioni come d'uso per questa classe di licenze software.

Le operazioni sono naturalmente un po' più lunghe passando dall'analogico perché, per cominciare, sono 1x (bisogna che tutto il brano sia suonato, se è la II sinfonia di Mahler ci vuole un bel po') poi bisogna salvarlo ed editare il nome del file e simili. Poca roba comunque.
Su Audacity occorre soltanto configurare la funzione di registrazione per registrare l'audio riprodotto dagli speakers, regolare il volume di registrazione come sui vecchi registratori a cassette (per chi li ricorda) in modo che non sia né troppo basso né troppo alto (va in saturazione e distorce) e poche altre cose spiegate nelle videate che seguono, e salvare il tutto alla fine nel formato che preferiamo.
Molto semplice e adatto agli scopi non frequenti che indicavo prima.
Ovviamente bisogna farne un uso corretto, come sono sicuro che facciamo sempre, soprattutto ora che ascoltare la musica "in chiaro" e senza pagare nulla non è più un problema per nessuno.

Come funziona
Vediamo le poche cose da fare attraverso alcune videate di utilizzo. Cominciando dai parametri di configurazione (Modifica > Preferenze).


1. Configurazione standard:  Interfaccia MME e dispositivo di registrazione Stereo Mix. In alternativa, se si usa la interfaccia WASAPI, il dispositivo di registrazione deve essere Speakers. La verifica che tutto funzioni è comunque molto semplice: l'audio si deve sentire e lo spettrogramma che la descrive si deve vedere sull'applicazione Audacity (vedi videata 5).


2. In questa videata l'elenco dei dispositivi di riproduzione presenti sul mio PC, con interfaccia WASAPI (potrebbe essere diversa su altri PC con diverse configurazioni e driver audio).


3. In questo altro screenshot i parametri di registrazione, possono essere lasciati quelli di default.


4. Infine i parametri di qualità. Visto che la sorgente audio difficilmente sarà in alta definizione basta verificare che la risoluzione sia quella standard 16 bit /44.100 KHz. La qualità di conversione slowest non è slow e quindi è consigliabile che sia lasciata anche se non comporterà grandi differenze.

5. Si parte quindi con la registrazione. Bisogna prima avviare Audacity in registrazione (tasto rosso, come su qualsiasi registratore) in modo da non perdere l'inizio, e poi avviare la riproduzione su YouTube, Spotify o l'altro player che stiamo usando.


E' consigliabile fare prima una prova per regolare il volume dell'audio in input. La regolazione è visualizzata in alto a destra (le due strisce verdi per i due canali), deve rimanere sempre di colore verde ma al livello più alto possibile, con occasionali sforamenti sul giallo. In rosso vuol dire che è in saturazione e non va bene, bisogna abbassare il volume. In alcuni casi il volume standard del PC risulta troppo basso per la registrazione, bisogna quindi alzarlo. Se diventa assordante conviene inserire una cuffia (ma senza indossarla) e procedere così. Alla fine del brano ovviamente si chiude la registrazione con il tasto quadrato.


6. Dopo che la registrazione è stata completata per prima cosa occorre eliminare la parte iniziale vuota prima dell'inizio della musica: i  comandi sono intuitivi, con il mouse si seleziona l'area senza musica e si elimina con seleziona / taglia (MAIUSCOLO / CTRL X). Idem per una eventuale coda. A seguire bisogna salvarla con il comando File > Esporta Audio. Sono disponibili molti formati, dallo standard WAV (selezionato nell'esempio) al FLAC a numerosi formati compressi.


7. Nella fase di salvataggio, oltre a scegliere il nome del file del brano, si possono inserire i tags descrittivi del brano stesso. Quindi si ascolta il brano per controllare se è andato tutto bene.

Finito, il nostro brano è salvato su disco, libero e utilizzabile come vogliamo.

sabato 3 settembre 2016

Chi è l'appassionato di musica e hi-fi?

Questo blog è sul web da diversi anni (dal 2009), ha molti link esterni ed è ben presente su Google, quindi riceve molto traffico "organic", come dicono loro.  Di conseguenza gli accessi sono molte migliaia al mese e grazie alle potenti funzioni di Google Analytics si possono anche usare i dati raccolti per tentare un'analisi statistica del settore. Ho preso una base piuttosto ampia, gli ultimi 6 mesi (marzo -agosto 2016) nei quali 14.617 utenti unici hanno visitato il blog, in misura superiore al 70% per la prima volta, aprendo 20.037 sessioni e visitando 30.203 pagine, una base statistica quindi discretamente ampia, considerando che i sondaggi interessano di solito 1000-1500 persone, anche se il campione è meno casuale.

Chi sono gli appassionati
Chi arriva a questo blog molto specializzato è ovviamente interessato alla tecnologia per ascoltare la musica, alle ultime evoluzioni o anche al vintage. Lo confermano anche le prime chiavi di ricerca (in questo mese) che nell'ordine sono: dsd, nrtwork player, wasapi, hdtracks italia, audirvana. Gli utenti di cui Analytics ci dice molte cose, sono quindi un target molto specializzato e che, per la maggior parte, come anticipavo, è proveniente da Google (75,5%).

Con tecniche che preoccupano alcuni Google (ma ancor di più i social networks) profilano i visitatori (noi) e raccolgono molte informazioni che poi restituiscono come dati su Google Analytics, quindi possiamo avere una risposta a un dubbio che serpeggia da anni nel settore: è vero che gli appassionati sono in grande maggioranza maschi di mezza età (e oltre)?


Sì, è proprio vero, solo il 12% donne, il 51% è nella fascia 45-64 e meno del 10% è sotto i 24 anni.
Sempre come profilazione Analytics ci propone anche gli interessi dei visitatori, che però sono di solito molto frammentati e quindi non so quanto significativi, la musica sta piuttosto giù nella classifica (basata su quello che cercano in rete, ovviamente) negli interessi generali, ma i componenti elettronici audio sono al primo posto, come ci si attende, nel segmento in-market.


Da dove vengono le visite e quali dispositivi sono usati
Meno personali e più oggettive le altre informazione che Google ricava e fornisce. Cominciamo dalla distribuzione geografica, ovviamente in maggioranza dall'Italia e in lingua italiana, ma il 5,5% è di altre lingue, e in Italia come da attendersi Roma e Milano prevalgono.



Interessante anche il dato sui dispositivi, dove domina di gran lunga il buon vecchio desktop. (oltre l'83%). Pur essendo questo un blog "responsive" ben leggibile anche dagli smartphone, grazie alla piattaforma Blogger che si occupa automaticamente della conversione di formato, solo una piccola minoranza usa questo tipo dispositivo, e qualcuno di più i tablet (e per quasi il 50% l'iPad della Apple). Altri dati interessanti che confermano alcune tendenze: 1) i blog sono un mezzo di comunicazione più tradizionale, di approfondimento, non è il canale preferito da chi (la maggioranza) usa uno smartphone, e predilige i vari social network e le immagini e i video ai testi; 2) i tecnofili (come li chiama Google) sono più orientati ai prodotti Apple, sofisticati e quasi elitari (molto meno di una volta, ma continuano a distinguere chi li usa). 


Non è una situazione comune, gli accessi da device mobili sono ormai prevalenti. Questa per esempio è la situazione nello stesso periodo del sito Musica & Memoria. Anche questo un sito in prevalenza di testo, ma di differente approccio, in gran parte di consultazione di testi, traduzioni e notizie sulla musica. Come si vede gli accessi da desktop sono ormai in minoranza, al 46,5% per cento del totale, e gli accessi da smartphone, in continua crescita, sono ormai allo stesso livello (45,4%) mentre molto pochi sono quelli da tablet (e i tablet sono difatti molti meno degli smartphone). La base statistica è anche molto più ampia.


La top-10 degli articoli
Almeno per questo semestre, la classifica vede ancora in evidenza alcuni "evergreen", post molto fortunati perché evidentemente coprivano argomenti poco o per nulla trattati sul web e anche perché hanno molti link su altri siti. In maggioranza sono di anni passati e questo per un blog di tecnologia è un problema. Ci sono date dappertutto ma ho dovuto mettere delle avvertenze. D'altra parte un blog è fatto così, è un nastro continuo dove l'ultimo post e il primo ma deve contenere tutta la storia.

Da notare che al terzo e quarto poto (avviene da anni) ci sono due post di argomento non tecnologico, ma orientati alla musica in quanto tale, la gestione su computer degli spartiti e la posizione degli strumenti nei concerti dal vivo.

I blog nella nuova era"social"
Un'ultima indicazione si legge abbastanza chiaramente negli ultimi grafici, ed è la diminuzione degli accessi. Non molto marcata per ora, dipende forse da un numero inferiore di nuovi articoli nel semestre o dal loro minore interesse, ma riguarda in realtà tutti i blog. Lo strumento di grande successo anni fa è stato soppiantato da altre forme di comunicazione più interattive ma anche più fugaci. 

Se chiudessi il blog e aprissi una pagina Facebook probabilmente gli accessi sarebbero di più. Anche perché, banalmente, se la metà degli italiani quando fanno "entertainment" sul web sono su Facebook, non sono su Internet propriamente detta, e i blog li vedono solo se qualcuno casualmente linka un articolo. Leggono l'articolo, il contenuto, e ignorano il contenitore, il blog. E' aumentato il numero di persone connesse, ma non abbastanza da compensare l'esodo dei visitatori sui social networks (e non c'è solo FB). Non lo faccio il passaggio su FB perché ritengo questo tipo di media, basato sul momento presente, e senza un vero motore di ricerca, poco adatto ad uno strumento di informazione con un certo grado di strutturazione come può essere un blog.

giovedì 18 agosto 2016

Le playlist su YouTube: istruzioni per l'uso

In principio era la canzone, anche perché il disco più economico, il 45 giri, ne conteneva una per facciata, al massimo due . Poi è arrivato l'album, il microsolco 33 giri, anche nella musica pop (nella classica e nel jazz era già la norma). (e le istruzioni? cominciano un po' più sotto)

Erano sequenze di successi del gruppo o del cantante o della cantante di moda, più qualche cover per arrivare alla lunghezza prevista di 40-45'. Sarebbe stato ancora meglio poter scegliere le canzoni preferite di più interpreti. Per questo c'era il juke-box, ma per la casa era arrivato il cambiadischi. Fino a otto 45 giri uno sull'altro che, a caduta si sovrapponevano in una pila di qualche centimetro (e il braccio con testina piezoelettrica non aveva problemi di VTA, nessuno ne conosceva l'esistenza). Erano nate le playlist personalizzate.


Qualche decennio dopo, passata l'era degli album concept e del progressive,  che bisognava ascoltare per intero, passata l'era delle musicassette e delle compilation per ascolto personale o da regalare alla ragazza a cui facevi la corte, e poi delle compilation su CD nell'era del masterizzatore, alla fine le playlist (il nuovo nome delle vecchie compilation) si sono smaterializzate e sono finite nella grande rete.

Quello che serve è un supporto
Certo la playlist composta senza grande fatica scegliendo dalla vasta libreria di mp3 più o meno legali poteva essere copiata su una "chiavetta", ma non era la stessa cosa. Serviva un ambiente dove copiarle, metterci qualche immagine, dargli un titolo. Un ambiente però dove fossero disponibili tante canzoni, una vasta scelta, come al tempo delle cassette che consentivano di copiare gli LP degli amici o al tempo degli mp3 copiati dai vari sistemi P2P come eMule. Quindi non iTunes, dove le playlist erano previste ma mai usate da nessuno e contenevano soltanto i 30" iniziali, la preview.
Quindi sono arrivate solo con Spotify e con gli altri servizi streaming. Per quelli gratuiti poteva già essere una soluzione, e molti hanno usato il servizio anche per questo scopo, ma non è diventato universale, per un motivo molto semplice: questi servizi, pur di grande successo come Spotify, hanno decine di milioni di utenti, ma gli utenti di Internet sono miliardi. Oltre al fatto che per fruirne veramente bene e comodamente serviva e serve il servizio in abbonamento.

Playlist per tutti su un servizio universale
Il servizio musicale (e non solo) universale invece c'è e penso che non esista uno smartphone al mondo che non lo usi magari di tanto in tanto. Alla fine come in molti altri campi Google è entrata in campo ed ha fornito gratuitamente quello su cui altri tentavano di fare business. Non so di preciso da quando siano disponibili (credo dal 2014, chiedo aiuto ai lettori) e se non sbaglio non tutte le funzionalità sono state disponibili da subito, ma ora la possibilità c'è tutta: creare playlist personali su YouTube e condividerle è possibile e anche facile. Con vantaggio per noi ma anche per Google-Alphabet che aumenta gli accessi e quindi gli introiti pubblicitari.

Come creare una playlist su YouTube
Concluso questo preambolo che volendo si può saltare (come anticipato) veniamo alle istruzioni (che, in modo più ampio ma meno rapido si possono leggere anche sul supporto di Google). Il prerequisito è avere ovviamente un account Google, cosa che consente anche di aprire un canale YouTube (idealmente sarebbe una nostra TV o radio privata personale o di gruppo). Si crea in pochi semplici e intuitivi passi che sono illustrati come sempre in appendice con una serie di screenshot.

Una parte delle playlist di Musica & Memoria

Come aggiungere le canzoni
Aggiungere poi le canzoni alla playlist è semplice: prima si cerca la canzone e si seleziona il video più adatto (spesso o quasi sempre ci sono più versioni caricate da più utenti YouTube, gli utenti YouTube sono più di un miliardo), poi si utilizza il comando "Aggiungi alla playlist", che su desktop si trova in basso a sinistra mentre su YouTube per altri sistemi operativi (ad esempio per IOS di iPhone si trova in alto a destra sull'immagine (ma è facilmente individuabile come grafica).
Il comando fa apparire un menu a tendina nel quale sono elencate le playlist già create sul canale, e alle quali si può aggiungere la canzone prescelta. Ma include anche la possibilità di creare una nuova playlist. Quindi in definitiva per creare una playlist si può anche partire dalla prima canzone.Vedi sempre gli screensot in appendice.

Come editare la playlist
Accedendo al proprio canale e selezionando ovviamente "playlist" si possono visualizzare e selezionare le playlist per completarle e modificarle. Le possibilità di modifica sono quelle essenziali:
  • inserire una descrizione (e modificarla in seguito: comando edit)
  • eliminare il video (comando x)
  • comandi di editing del video (aggiungi o modifica un testo / sceglilo come miniatura / sposta in alto / sposta in basso)
  • comando di riposizionamento del video nella playlist (a sinistra)
Sotto al titolo e alla immagine / miniatura della playlist i comandi per la condivisione e la impostazione rispetto alla visibilità (pubblica / privata) e alla possibilità di collaborazione da parte degli altri utenti.

Le frecce rosse indicano i comandi di modifica, quelle blu i comandi di impostazione
Non c'è altro, ma non serve altro per organizzare e presentare.

Cosa manca (almeno per ora)
Rispetto ai normali video caricati su YouTube mancano solo due cose: la possibilità per gli utenti di inserire commenti e giudizi sulla playlist, di includerla tra i propri preferiti, mentre invece c'è la possibilità di condividerla, e anche da inserirla con "embed" in una propria, pagina, blog o post di un social network, oppure di aggiungere altre canzoni, se permesso.
Manca anche la indicazione della lunghezza complessiva della playlist, che potrebbe essere utile.

Aspetti a cui prestare attenzione
Una playlist è una sequenza di canzoni e quindi la scelta delle canzoni è di fondamentale importanza, Su YouTube la qualità video e soprattutto quella audio non sempre è buona, quindi bisogna scegliere con attenzione se vi sono più alternative, e anche scegliere se dare la priorità al video o all'audio. La seconda opzione dovrebbe essere la preferita per una playlist di musica, ma a volte sono presenti esecuzioni dal vivo veramente notevoli e spesso rare. Il dubbio a cui dovrà rispondere l'autore della playlist è se preferire un video dall'audio migliore, ma corredato solo dall'immagine fissa della copertina o dell'interprete (ce ne sono molti così) o un video di una interpretazione live o in qualche programma TV, ma con l'audio non ottimale. Un altro criterio di scelta nel caso di più alternative può essere la presenza di pubblicità più o meno invasiva (anche se sarà difficile trovarne di esenti).

Il secondo aspetto riguarda la visibilità dei video scelti: potrebbero essere in seguito eliminati per ragioni di violazione del copyright (su YT succede con una certa frequenza) o non essere visibili sugli smartphone. Riguardo al primo rischio non c'è molto da fare, se non controllare periodicamente. Il secondo invece si può prevenire, semplicemente cercando le canzoni per completare la scaletta direttamente con uno smartphone. Non è il modo più comodo ma poi si potranno completare l'ordine, la descrizione e le altre scelte di visualizzazione su un computer desktop.
Il problema nasce dal fatto che non tutti i video sono abilitati per la visione anche su smartphone. Dipende dalla opzioni di "monetizzazione" (inserimento di pubblicità) impostate per il video da chi l'ha caricato. Se sono incompatibili con la visione via smartphone compariranno come bloccati. Ed è un vero peccato e una cosa da evitare visto che l'ascolto in cuffia o in auricolari della vostra playlist sarà probabilmente uno degli usi preferiti.

Consigli
La playlist funziona bene se crea e poi segue un ritmo riconoscibile e coerente con il genere o il tema scelto, ma evitando la eccessiva uniformità. Ci sono molte scelte diverse: playlist di genere, playlist mix più o meno spinto, alternanza di brani lenti e veloci o playlist giocate tutto allo stesso ritmo, canzoni note e familiari (ma che possono annoiare perché stra-sentite) o canzoni mai sentite che potrebbero apparire ostiche al primo ascolto. Difficile dare regole assolute se non queste poche e generali:
  • La playlist non deve essere troppo lunga, massimo 60-70' (come un CD) altrimenti diventa un "pizzone" da programma radiofonico
  • Sono più efficaci quelle di genere perché nelle playlist mix uscirà fuori prima o poi una canzone di un genere che proprio non piace (e magari l'ascolto si ferma lì)
  • Attenzione alle scelte a contrasto o agli improvvisi cambi di passo; devono essere ben pensati per non essere invece percepiti come spiazzanti
  • Alternanza tra voci maschili e femminili: un po' dovrebbe esserci (a parte che per il reggae dove è un po' difficile) per evitare la uniformità eccessiva

Appendice 1: La creazione e gestione passo-passo di una playlist

La creazione di un proprio canale YouTube
Così si presenta un canale YouTube vuoto
La creazione di una playlist direttamente dal canale
Il canale vuoto, solo il titolo, canzoni ancora da inserire
Aggiungere una canzone direttamente dalla ricerca su YouTube
(il comando è indicato con la freccia ross)
Le funzioni di inserimento: la scelta della playlist
(se esiste già) o la creazione di una nuova


sabato 30 luglio 2016

Alta definizione: si sente veramente la differenza?

L'ultimo post di questo blog sulla capacità o meno di ascoltare le differenze tra audio in bassa e in alta definizione risale a oltre due anni fa. Sono stati pubblicati altri studi e altri test in seguito, da centri studi come la AES con metodologie analoghe, da appassionati con sistemi più artigianali ma efficaci, come l'invio via rete dei file da confrontare (ovviamente opportunamente camuffati per non renderli riconoscibili) a un numero molto elevato (centinaia) di volontari, con un questionario da compilare. L'obiettivo era sempre individuare quanti erano tra i partecipanti al test quelli che riuscivano a individuare senza incertezze e quindi con prove ripetute, la differenza tra un MP3 e un CD, tra un CD e un HD o addirittura tra un MP3 e un HD.

I risultati erano più o meno simili, e simili al test che è stato illustrato qui con ampiezza nel post citato prima: la maggior parte dei "tester" non riuscivano ad individuare in modo sicuro le differenze, un certo numero le individuava alcune volte e solo con alcuni generi musicali, un numero ridotto, tra il 15 e il 20%, le individuava senza incertezze in quasi tutti i test.

In un mondo abituato al sistema democratico dove "la maggioranza vince" dovremmo concludere che il popolo ha votato, e anche più volte, e quindi il responso è che la differenza non si sente. Ma non era questo lo scopo dei test, non è un referendum, ma una verifica delle capacità del sistema uditivo di noi umani.


E' confermato: gli umani possono riconoscere l'alta definizione
Sotto questo punto di vista, come era riportato nelle conclusioni del post precedente, che riassumevano quello dello studio, i test dimostrano proprio il contrario, ovvero che una percentuale non grande ma non trascurabile di persone la differenza la sente, quindi si può sentire. In più, il test e quelli successivi hanno mostrato anche che questa percentuale è molto elevata tra chi si occupa di musica per mestiere o in modo intenso, ingegneri del suono, musicisti, progettisti di sistemi audio professionali. E, per tutti gli altri, che la percentuale di test corretti aumenta in modo molto significativo quando sono forniti prima del test indicazioni  sugli elementi sui quali soffermarsi per individuare le differenze di ascolto. 

Considerazioni banali, se solo cambiamo settore. Ad esempio nel popolare settore dei vini di qualità, io stesso, come molti dei lettori del blog, immagino, troverei molte difficoltà a percepire le differenze tra due annate di Brunello di Montalcino, e probabilmente anche a riconoscere due diversi tipi di vini di uvaggio simile. Ma se qualcuno mi insegnasse come utilizzare i miei sensi al meglio (training: un corso da sommelier) la mia performance sicuramente migliorerebbe. E in ogni caso mai mi azzarderei a sostenere che siccome io non la sento, la differenza non c'è e che chi afferma di sentirla è un povero illuso pronto a farsi spolpare da chi vende a 100 o 200 € una bottiglia di Sassicaia di un'annata particolare. 

Eppure nella musica funziona così, in una discussione su un articolo de Il Post di un anno fa circa, basato sul solito articolo di un giornalista inglese, in questo caso, che sosteneva che l'alta definizione era inutile, se non una bufala, perché lui in una dimostrazione hi-fi non aveva sentito alcuna differenza, in risposta a tutti quelli che dicevano che era proprio così, ho usato le stesse considerazioni, ma senza successo. Dicevano che non c'entrava nulla, che erano cose diverse. Eppure erano sempre i nostri sensi che stavamo utilizzando, eredità di quando eravamo cacciatori o cacciati e onnivori migranti alla ricerca di qualche fonte di sostentamento. L'udito raffinato e selettivo era fondamentale per individuare le prede o evitare di diventarle noi, il palato raffinato era indispensabile per individuare ciò che era commestibile da quello che non lo era o non lo era più. Poi è arrivata l'agricoltura, la fine dei bisogni elementari e lo sviluppo della cultura che ha dato a questi sensi altri e più piacevoli scopi.

E tra questi scopi c'è la musica, che si può ascoltare, cantare o suonare o dirigere o creare. Per ascoltarla basta essere interessati, si può apprezzarla anche se non sappiamo riconoscere uno strumento da un altro, già per cantare senza far scappare gli altri occorre un certo "orecchio" ovvero una educazione alle regole della musica che ci consente di individuare i nostri difetti, le stonature, e correggerli. Per suonare occorre saper individuare le altezze dei suoni, i toni, per accordare uno strumento ad esempio o verificare se è scordato, e anche molto di più se andiamo verso la composizione o la direzione di un'orchestra o il mastering di una registrazione. Anni e anni di conservatorio o di pratica. Tutto quello che si chiama educazione e competenza nel settore.

I risultati della meta-analisi in sintesi
L'abstract dello studio del prof. Joshua Reiss, della Queen Mary University di Londra, nonché membro della AES, Audio Engineering Society, è riportato nel seguito, a seguire la presentazione grafica e la traduzione, il link allo studio completo, di lettura non troppo difficile. Gli interessati che lo richiedono nei commenti possono ricevere anche i file excel sui dati completi dello studio, che sono anch'essi liberamente disponibili e che ho scaricato.

There is considerable debate over the benefits of recording and rendering high resolution audio, i.e., systems and formats that are capable of rendering beyond CD quality audio. We undertook a systematic review and meta-analysis to assess the ability of test subjects to perceive a difference between high resolution and standard, 16 bit, 44.1 or 48 kHz audio. All 18 published experiments for which sufficient data could be obtained were included, providing a meta-analysis involving over 400 participants in over 12,500 trials. Results showed a small but statistically significant ability of test subjects to discriminate high resolution content, and this effect increased dramatically when test subjects received extensive training. This result was verified by a sensitivity analysis exploring different choices for the chosen studies and different analysis approaches. Potential biases in studies, effect of test methodology, experimental design, and choice of stimuli were also investigated. The overall conclusion is that the perceived fidelity of an audio recording and playback chain can be affected by operating beyond conventional levels.

Il grafico che riassume questi risultati è quello che segue. E' un grafico per scostamenti (bias) forse non immediatamente leggibile per non addetti ai lavori, A destra della linea verticali di correttezza ci sono i numeri di risposte corrette (nel senso che sono riuscite a discernere tra CD e HD) che aumentano nei test (sono elencati per righe) che hanno applicato il training (si può ingrandire).


Quella che segue è la traduzione dell'abstract:

"E’ in corso un acceso dibattito sui vantaggi della registrazione e il rendering audio ad alta risoluzione, cioè, sistemi e formati che sono in grado di andare oltre la qualità CD. Abbiamo intrapreso una revisione sistematica ed una meta-analisi per valutare la capacità dei soggetti sottoposti ai test di percepire una differenza tra alta risoluzione e lo standard, 16 bit, 44,1 o 48 kHz audio. Tutti i 18 esperimenti pubblicati ufficialmente e per i quali i dati ottenuti dati possono essere considerati sufficienti sono stati inclusi, fornendo una meta-analisi che coinvolge oltre 400 partecipanti in oltre 12.500 prove. I risultati hanno mostrato un numero picco ma statisticamente significativo di soggetti sottoposti al test capaci di discriminare il contenuto ad alta risoluzione, e questa capacità è aumentata in modo molto significativo quando i soggetti di prova hanno ricevuto una formazione completa (sulla modalità di ascolto). Questo risultato è stato verificato da un'analisi di capacità sensoriale per la quale sono state seguite scelte diverse negli studi scelti e diversi approcci di analisi. Sono stati anche indagati i potenziali scostamenti negli studi, effetto della metodologia di test, del disegno sperimentale, e la scelta degli stimoli (campione musicale scelto). La conclusione generale è che la fedeltà percepita di una registrazione e di una catena audio di riproduzione può essere incrementata andando oltre i livelli convenzionali (di qualità proposti dal mercato)."

Lo studio completo si può scaricare da questa pagina dell'AES dove è presentato. Nel caso il link fosse modificato si può scaricare anche da questo link.

Il training più efficace (da Viaggineltempo)

domenica 3 luglio 2016

Alla ricerca della ricostruzione spaziale (Prova di ascolto di Ambiophonics)

Questo test, come diversi altri su questo blog, ha la caratteristica di essere ripetibile da tutti i lettori interessati. A differenza dei classici test hi-fi dove è necessaria la disponibilità del componente testato (magari assai costoso) qui servono soltanto un minimo investimento di tempo e, ma non obbligatoriamente, un ancor più ridotto investimento economico (5 € per la precisione).

L'obiettivo è la ricostruzione spaziale dell'evento originale (nel caso di registrazione acustica) o del palcoscenico virtuale che il musicista assieme al tecnico del suono ha immaginato per la sua opera. Quindi lo stesso obiettivo della stereofonia e poi delle varie implementazioni in multicanale. La metodologia Ambiophonics punta a raggiungere e superare questi sistemi eliminando il "crosstalk" ovvero l'ascolto da parte dell'orecchio sinistro dei suoni provenienti dall'altoparlante destro (per via delle riflessioni in ambiente) e viceversa. Un fenomeno che riduce di molto la possibilità di individuare l'origine dei suoni originati da due diffusori posti davanti a noi, almeno secondo i sostenitori di questo sistema. In pochissime parole eliminando il crosstalk e sfruttando simula un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° utilizzando e per farlo sfrutta una diversa posizione delle casse

Un sistema non nuovo, si contano diverse sperimentazioni e dimostrazioni sin dal 1981, in pochissime parole si è visto o meglio sentito che, eliminando il crosstalk e sfruttando le riflessioni della stanza e con una diversa posizione delle due casse è possibile simulare un palcoscenico virtuale che si estende fino a 180° da vanti a noi. Un sistema che  ha riacquistato un discreto interesse grazie alla tecnologia digitale, che ha consentito di implementare via software l'algoritmo di cancellazione del crosstalk che è alla base del sistema, che diventa così una funzione DSP (Digital Signal Processing) implementabile facilmente ed economicamente su programmi per PC o app. Riguardo al noome, non esiste una traduzione in italiano, controllando l'esistenza di un termine "Ambiofonia" sul web si scopre che è usato solo in Polonia. Quindi userò il nome in inglese.

Miles Davis durante le sessioni di registrazione di Someday My Prince Will Come,
uno dei test di ascolto più interessanti
Per saperne di più
Esiste il sito della organizzazione che ha sviluppato e diffonde questo sistema come logica evoluzione della stereofonia e del multicanale (www.ambiophonics.org), che ha sviluppato anche un algoritmo public domain chiamato RACE (Recursive Ambiophonic Crosstalk Elimination). Il sito contiene un vero e proprio libro in 9 capitoli che descrive teoria e pratica della metodologia. Per una trattazione più sintetica esiste però anche la voce "Ambiophonics" su Wikipedia, molto ben fatta (sempre in inglese). Ma, visto che si può sperimentarne l'effetto con il nostro stesso impianto, una alternativa può essere anche seguire le istruzioni di installazione e provare nel nostro ambiente d'ascolto se i risultati sono effettivamente interessanti e migliorativi, per noi e non in teoria.
Ciò è possibile perché alcune società, come la tedesca Xivero, hanno realizzato delle applicazioni per PC Windows o Mac e ora anche app per tablet e smartphone, che implementano l'algoritmo RACE. Sono applicazioni a pagamento ma di costo non elevato (15 € per PC e 5 € per l'app). In particolare l'applicazione per PC è anche un decoder e accetta molti formati di input, mentre quella per mobile è solo un player e legge i file dalla libreria iTunes (ora Apple Music). Esisteva un tempo anche un'applicazione gratuita (Ambiophonics) ma non è più disponibile s Apple Store e comunque non funziona più con le ultime versioni di IOS.

Cosa serve
Solo due cose: spostare le casse in una diversa posizione e il DSP. Può essere incluso in una applicazione per PC o in una app per smartphone o tablet . Per maggior comodità nel test che ho eseguito ho scelto la seconda soluzione. La app per iPad della Xivero si chiama  AMTRA
 e consente l'ascolto in ambiophonics per soli 30" nella versione free. Ma la versione a pagamento costa 4,99 € e per i test conviene dotarsene. La app funziona bene e senza incertezze, l'unica avvertenza è che effettua il digital processing sui file audio presenti nella libreria Apple Music (o iTunes) dell'iPad e quindi bisogna caricare preventivamente nella libreria i file di prova (possibilmente in formato CD, non compressi, anche se non è un obbligo). I passi per fare questa operazione sono descritti in appendice nel post precedente. La configurazione di prova quindi è semplicissima, così come il controllo dell'effetto dell'intervento.:

  • file audio di test ---> AMTRA app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore
  • file audio di test ---> Music app / iPad ---- (uscita cuffia)--- > Ingresso linea Amplificatore

Il posizionamento delle casse.
Invece che ai due vertici di un triangolo equilatero ideale (al terzo ci siamo noi) ovvero, se preferite, distanziate rispettivamente di 30° a sinistra o destra (60° complessivi) dal punto davanti a noi di un cerchio ideale al cui centro siamo noi, le casse devono essere avvicinate a 8-10° rispettivamente, quindi max 20° complessivi circa. In pratica vicine davanti a noi. Il punto di ascolto può rimanere lo stesso o essere avvicinato (di poco) e le casse possono essere orientate o mantenute parallele, negli esempi in rete ci sono diverse combinazioni. Occorre fare qualche prova, io ho scelto la più semplice, anche per vincoli di stanza, leggermente orientate e posizione avvicinata. Per chi abbia tempo e libertà di collocazione (e casse non troppo pesanti da spostare) consiglio di provare anche altre combinazioni. Ma dopo aver provato la collocazione più comoda e aver verificato gli effetti, per migliorarli, altrimenti diventa un labirinto di prove.

I risultati
Dico subito che il sistema funziona, che la efficacia dipende dal software, ovvero dai file audio scelti, e che quando funziona il risultato è ben avvertibile e si può parlare veramente di ricostruzione spaziale. Qualcosa quindi da provare, anche se il secondo passo, ovvero modificare il layout dell'impianto, non è detto che ci sarà, per vari motivi (vedi dopo).

I test sono stati eseguiti in massima parte con file audio in formato CD trasferiti su iPad (ma con gli equivalenti compressi in AAC alta qualità non si rilevano differenza sostanziali). In sintesi alcune prove:


Diana Krall - Glad Rag Doll
Risultati difficilmente percepibili, il fronte sonoro si allargava poco oltre le casse anche se gli strumenti erano distribuiti correttamente e non confinati in altezza dentro le casse, che erano praticamente affiancate davanti a me, voce ben centrata. Provato un altro brano dello stesso album senza avvertire differenze sostanziali. Era una prova veloce con un file audio compresso AAC e mi è venuto il dubbio che fosse quello il problema, ma prima ho provato un altro brano con strumenti in parte acustici che avevo già sulla libreria iPad e sempre compresso AAC (ma anche in vinile).


Cat Power - Fortunate Son
Una prova senza grandi aspettative e invece ecco il risultato aspettato: i violini che accompagnano questa scarna ma successiva cover del noto brano dei Creedence Clearwater Revival, che parlava ai ragazzi americani costretti a partire per il Vietnam, comparivano ben delineati all'esterno della cassa di destra, la voce della cantante americana era ben centrata ma più indietro, forse troppo, l'effetto eco che nell'ascolto stereo normale era appena avvertibile veniva molto enfatizzato. Faceva un certo effetto ascoltare un palcoscenico virtuale così ampio e apparentemente non originato dai diffusori.

A questo punto la prova diventava interessante e mi sono dedicato a trasferire sull'iPad un po' di brani di prova più significativi, tutti in formato CD ovviamente.

John Coltrane - Live at Village Vanguard / Joe Henderson - Lush Life (Isfahan)
I primi ascolti del nuovo set sono stati con un gruppo jazz acustico, una registrazione storica di Coltrane, e una più recente (anni '90) di Joe Henderson, la prima in quartetto la seconda in duo sax tenore e contrabbasso, uno dei brani che uso più spesso come test.
Delusione, risultati praticamente nulli, il fronte sonoro non si allargava oltre le casse, la separazione tra gli strumenti non si avvertiva se non ovviamente per il duo.

A questo punto mi era venuto il dubbio che l'algoritmo nella implementazione Amtra fosse ottimizzato per audio compresso. Avevo letto qualcosa che mi faceva venire questo sospetto. Quindi ho ricaricato e provato gli stessi brani compressi (MP3 320 questa volta). Dubbio privo di fondamento, non cambiava nulla. Proviamo a cambiare brano.

Miles Davis - Some Day My Prince Will Come
Altra registrazione storica ma eccelsa, un classico dei test (e anche un piacere sentire) ed ecco di nuovo l'effetto Ambiophonics. Descrivo il posizionamento degli strumenti davanti a me come l'ho segnato sul taccuino (per verificare poi a confronto con la collocazione stereo standard è possibile fare solo così): la tromba con sordina di Miles ben posizionata al centro, dietro alle casse e alla giusta altezza, il contrabbasso di Chambers sulla destra, un po' in sottofondo, soprattutto in evidenza il piano di Wynton Kelly, netto, in un punto preciso e percepibile sempre, anche quando è in accompagnamento. Molto bella sia l'entrata al sax di Hank Mobley sulla destra, morbido e con toni scuri, e a seguire, dopo un altro pregevole assolo del leader, il sax di Coltrane sulla sinistra. Tutto molto bello, la ricostruzione spaziale come la si desidera ma ... stranamente il suono delle spazzole sui tamburi nell'accompagnamento alla batteria di Jimmy Cobb sembrava proprio avanti, mentre doveva stare più indietro, eppure quando tornava alle bacchette e alla grancassa tutto tornava a posto, sulla stessa linea di profondità del sax, centrato.

Il confronto con l'ascolto in stereo
Un paio di giorni dopo ho fatto il confronto con i diffusori in posizione standard (lo spostamento non è immediato con diffusori piuttosto pesanti e da risistemare e il tempo è sempre tiranno). Nessuna drammatica caduta, per fortuna, ma il pianoforte ritornava più in sottofondo e meno identificabile come posizione nelle parti di accompagnamento, mentre le spazzole, sempre piuttosto in evidenza in questa registrazione, tornavano più indietro, la batteria ora era un po' spostata sulla destra e il contrabbasso, più netto.

Un altro confronto interessante riguardava Fortunate Son, questa volta in vinile. Qui, come ricordavo, la voce era appena accompagnata da un effetto eco, meno evidente, e anche i violini erano meno spostati sulla destra, una collocazione spaziale meno netta ma anche apparentemente più vicina alla collocazione decisa dal tecnico del suono.

Gli altri ascolti
La cosa diventava interessante, ogni album poteva contenere sorprese, quindi ho continuato con diversi altri brani, scegliendo ovviamente tra quelli che conosco bene e che ho ascoltato molte volte, per facilitare il confronto a memoria.
Cominciando da Joe Henderson (un disco che utilizzo molto spesso per i test per la sua variabilità di formazioni). L'obiettivo era verificare se la mancanza di effetto "spaziale" derivava dalla formazione con soli due strumenti. Ascolto quindi un brano in quintetto, U.M.M.G, e nulla cambia, nessuna espansione spaziale.
Che invece si manifesta bene negli altri ascolti:

Pentangle: I Loved A Lass - chitarra a sinistra e contrabbasso sempre a sinistra ma ben separati, la voce di Bert Jansch leggermente arretrata ma ben centrata (e anche qui una leggera eco) la seconda chitarra di Jansch a destra sempre ben posizionata, tutto a posto. Da segnalare che anche in un successivo ascolto (The Trees They Do Grow High) la voce di Jacqui McShee ha un leggero effetto eco.

Pentangle: Three Part Thing: solo strumentale, i 3 strumenti più le molte percussioni di Terry Cox sono ben posizionati davanti a me. Anche la timbrica appare corretta-

Diana Krall - It Could Happen To You (da This Moment On): è un brano con accompagnamento orchestrale e le varie sezioni, fiati e archi sono ben distinte e disposte su un fronte ampio, bella e precisa anche la batteria, la voce è "grande", molto in evidenza, sempre molto stabile al centro (ma onestamente nel mio impianto questa non è mai stata una carenza).

Come si sente senza Ambiophonics
L'altro test di verifica, ovvio, è ascoltare gli stessi pezzi musicali senza l'intervento del DSP, quindi direttamente dalla app Music dell'iPad. I diffusori diventano in pratica dei Near Field Monitor, ma li ascoltiamo più arretrati. Il risultato è quello che ci si aspetta: tutto diventa piccolo e confinato dentro i due diffusori, molto vicini tra loro e, per esempio, Miles Davis con la sua tromba con sordina diventa alto all'incirca come le mie Kef 103/4 Reference (quindi circa 1 metro) e posizionato al centro tra di esse. L'effetto del DSP insomma esiste ed è molto incisivo.

Personalizzazioni e parametri
L'algoritmo DSP Ambiophonics utilizato, RACE, prevede inoltre una serie di parametri che possono essere modificati per personalizzare l'effetto in base all'ambiente o al file sorgente. Nelle prove sono state mantenute le impostazioni di default, perché bisognerebbe studiare gli effetti e poi pianificare gli interventi per ottenere un risultato. Andare per tentativi richiederebbe un tempo improponibile, tenendo conto anche delle altre variabili come la distanza del punto di ascolto il raggio di ampiezza della disposizione delle casse, la distanza dalle pareti e così via, e quindi del grande numero di possibili combinazioni. Ho rimandato quindi questi interventi ad un'altra prova, ma qualcuno può avventurarsi su questa strada. E' possibile che, intervenendo su alcuni parametri, le anomalie riscontrate per alcuni strumenti o addirittura l'effetto insufficiente possano essere ridotti o eliminati. I parametri su cui è possibile agire sono:

  • RACE attenuation: l'entità dell'attenuazione del crosstalk, dipendente dall'entità del crosstalk presente (che dovrà essere verificata a orecchio, per tentativi)
  • Delay: il tempo di ritardo ovvero la durata dell'efficacia dell'attenuazione
  • Center: il livello di enfatizzazione dei suoni da posizionare al centro (o effetto mono), ovvero in che misura occorre stabilizzare la immagine centrale (voce, strumento solista)
I valori di default, adatti nella maggior parte dei casi secondo gli sviluppatori, sono i seguenti:



Vantaggi e svantaggi
I vantaggi li abbiamo visti, gli svantaggi in parte anche, non tutti i brani beneficiano allo stesso modo del trattamento (i motivi sono spiegati nella documentazione citata) e bisognerebbe lavorarci sopra, intervenendo sui parametri o addirittura sull'analisi dei file sorgenti (e sulle varie edizioni e masterizzazioni) per arrivare ad un risultato migliore. Per questo scopo servirebbe l'altro software di digital processing, quello che trascodifica in ambiophics i nostri file originali. Gli altri svantaggi di ordine pratico sono la necessità di spostare i diffusori e il punto di ascolto obbligato. Se i diffusori potessero poi restare sempre nella nuova posizione (a parte gli amici audiofili che li guarderebbero molto male) nessun problema, ma la necessità di ascoltare anche brani non "amiophonics ready" richiederebbe addirittura due impianti separati.
Infine, tutta la musica che vogliamo ascoltare dovrebbe essere digitalizzata e trasferita su file, inclusi i CD e a maggior ragione la musica su supporto analogico. Un cambio quindi abbastanza radicale.

Tirando le somme
Questo set di prove effettuato con i parametri di default e senza interventi sull'ambiente di ascolto, a parte lo spostamento dei diffusori, consente già di fare alcune considerazioni su questa metodologia. La prima è che si conferma la sensibilità dell'algoritmo alla tecnica di registrazione (come affermano anche le varie fonti). Non tutte le registrazioni possono essere elaborate digitalmente in modo efficace per ricreare le informazioni di ambienza. Ci sono alcune considerazioni tecniche sulle fonti citate relative soprattutto alle scelte effettuate sui microfoni, numero e posizionamento.

E' probabile quindi che la idiosincrasia con una registrazione normalmente apprezzata come quella di Lush Life dipenda proprio da questo. Riguardo alle anomale di posizionamento di alcuni strumenti o della voce nel palcoscenico virtuale è possibile che dipendano invece dal posizionamento in ambiente. Come ho accennato, si è trattato di uno spostamento minimale, anche per verificare se quello che afferma chi propone questo nuovo approccio (ovvero che non richiede stravolgimenti) risponde al vero. Quindi solo spostamento della casse, in un ambiente abbastanza assorbente (pavimento in legno, tappeti, tende, divani) ma anche con una grande libreria chiusa in legno più vetro (ma alle spalle e di lato dei diffusori), quadri e altri elementi riflettenti, per di più la stanza è di forma irregolare, con una parete angolata. Lavorando sul posizionamento e sui parametri e potendo agire in modo più radicale sugli arredi alcuni di questi effetti si potrebebro forse ridurre o eliminare.
Lettori del blog che volessero continuare questi test e lo facessero sapere nei commenti potrebbero dare altre utili informazioni in questo senso. Da considerare infine l'effetto ancora più radicale avrebbe l'inserimento di due diffusori alle spalle del punto di ascolto, una seconda opzione del sistema Ambiophonics, ottenendo una ricostruzione audio a 360°. C'è molto da sperimentare ancora.

Adottarlo sì o no?
Nel mio caso no, e un po' mi dispiace perché in molti casi l'efficacia è dimostrata e l'aumento del piacere d'ascolto è garantito. Ma in altri è meglio l'ascolto standard e bisognerebbe spostare ogni volta due casse dal peso di quasi 20 Kg l'una. Non molto consigliabile. Inoltre io ascolto anche da sorgenti analogiche, vinile, registratore a bobine, radio FM che non potrebbero passare per il DSP (a meno di averlo integrato nell'ampli o di digitalizzare, cosa che non ho intenzione di fare) e che sarebbero inascoltabili senza DSP.
Chi non ha questi vincoli, dopo un test approfondito che conferma i risultati positivi anche nel suo ambiente d'ascolto, un pensiero può anche farlo.

mercoledì 15 giugno 2016

La scelta delle cuffie stereo

Accessorio un tempo considerato quasi superfluo complemento di un impianto hi-fi ora diventato quasi l'unico componente alta fedeltà che suscita interesse anche al di fuori del recinto sempre più ristretto degli appassionati. Come logica conseguenza un numero sempre più elevato di nomi classici dell'alta fedeltà hanno iniziato a proporre una loro gamma di cuffie stereo, in parallelo a nomi nuovi che introducono anche nuove tecnologie o varianti di quelle classiche.
Può essere utile quindi riassumere alcune informazioni sulla scelta delle cuffie stereo. Concentrandoci però sull'uso che interessa ai nuovi utenti, ovvero collegate a dispositivi mobili, ovvero a smartphone o tablet.

Esistono altri usi?
Certo, collegate ad un impianto hi-fi, per un ascolto ad esempio notturno, oppure come monitor per un controllo accurato durante una registrazione in proprio o di altri, o di componenti dell'impianto. In questo caso saranno collegate di solito a un amplificatore specializzato per cuffie o ad un DAC con uscita cuffia, perché la maggior parte degli amplificatori da molti anni non hanno più la questa uscita. Poi ci sono le cuffie non collegate con un cavo, ma via etere con tecnologie Bluetooth o Wi-Fi, ma non sono trattate qui. E ci sono anche sistemi diversi, auricolari infraurali, auricolari e cuffie per uso durante lo sport, adatte per ascoltare l'audio dei film in un lungo viaggio aereo, per ascoltare musica di sottofondo durante allenamenti e attività fisica, usi che con l'ascolto appropriato della musica hanno poco a che fare. Infine ci sono anche cuffie che, grazie a una elaborazione digitale del suono, riducono fino ad annullarli i rumori esterni. Ideali per chi lavora in ambienti rumorosi, ma per la musica siamo lontani dalla nostra idea di ascolto, da praticare in un ambiente gradevole, casa nostra oppure in esterni in una spiaggia solitaria o in una radura in un bosco o nel patio di una casa di campagna. Non per ascoltarla in un ambiente ostile, tra i rumori del traffico o in mezzo a una folla vociante. Anche perché se qualcuno ci lancia un allarme o un ordine di evacuazione potremmo trovarci da soli quando ormai l'irreparabile e' vicino.

Sennheiser Momentum
La tecnica in breve
le uniche caratteristiche che interessano, avendo eliminato quelle sopra elencate, riguardano quindi la struttura, la sensibilità e la curva di risposta. La struttura può essere chiusa, aperta o semi aperta, e gli auricolari possono essere circumaurali (circondano l'orecchio) o sovraurali. Le cuffie chiuse e circumaurali circondano completamente l'orecchio e isolano dai rumori esterni, garantiscono la risposta ottimale sui bassi ma a volume appena elevato isolano molto dal mondo esterno, non sono adatte quindi all'uso in esterni e per la necessità di "stringere" non sono molto confortevoli. Sono adottate  soprattutto nell'uso professionale. Le sovraurali si appoggiano invece sull'orecchio e sono sempre permeabili al suono (in entrambe le direzioni), più confortevoli e di utilizzo universale, garantiscono comunque se ben progettate una risposta sufficientemente lineare e corretta. Le semi-aperte come dice il nome sono una efficace soluzione di compromesso, circumaurali ma con cuscinetti o retro padiglioni trasparenti al suono. Esistono naturalmente altre varianti. La sensibilità può variare anche di molto nei vari modelli, per l'uso con smartphone può essere un elemento da considerare, la tensione di uscita può essere bassa e la sensibilità della cuffia deve essere comunque adeguata ad ascoltare a volume realistico (mai troppo alto pero': attenzione). Infine la risposta, molte cuffie recenti sono equalizzate per correggere software di scarsa qualità ed in particolare per esaltare bassi e acuti. Scegliere sempre le cuffie cosiddette "monitor" quindi con risposta flat.

Le cuffie in assoluto migliori per noi comunque non le troveremo
Questo è il primo principio. Un tempo forse poteva anche essere possibile individuare un modello di cuffia e provarla o farsi consigliare da qualcuno di fiducia, perché i produttori in tutto erano 4 o 5, la Koss che aveva quasi il monopolio del mercato consumer, Sennheiser, Beyerdinamic e AKG che dominavano il mercato professionale e semi-pro, la Stax che produceva cuffie elettrostatiche, tecnicamente è indubitatamente migliori, ma molto costose, più tardi le spartane ma ottime Grado.
Adesso la produzione si è moltiplicata sia come case produttrici sia sopratutto come gamma, con sempre nuovi modelli. Impossibile provarle tutte o anche in buon numero. Potremo quindi solo scegliere la migliore (per noi, relativamente ai nostri scopi e al nostro budget) tra quelle disponibili e ascoltabili nel mese o nella settimana in cui la cerchiamo. 

Beyerdinamic T51i

Le cuffie non sono per sempre
Questo è il secondo principio. Sono soggette ad usura molto più di altri componenti hi-fi. Non solo per l'uso in mobilità, trasportate in valigie e zainetti, appoggiate da varie parti e a rischio caduta e così via. Anche nell'uso più attento i padiglioni e l'archetto sono a contatto con noi che produciamo inevitabilmente sudore che deteriora i materiali a contatto, che devono essere ovviamente morbidi e soffici e non impermeabili, con conseguente necessità di manutenzione e periodica sostituzione. Altri elementi critici (anche di più perché non sostituibili)  i cavetti che sono soggetti a stress continuo, lo spinotto pin-jack, le parti flessibili. Nelle cuffie soprattutto se usate di frequente tutto si usura e fatalmente dopo un certo numero di anni dovremo cambiarle. Meglio esserne coscienti. Per limitare l'obsolescenza e' opportuno dotarle sempre di una custodia protettiva da usare in ogni spostamento e sempre dopo l'uso (di solito i buoni modelli la prevedono). Altro sistema e' dotarsi di due cuffie, una da battaglia e una da tenere da conto è ben protetta per gli usi più impegnativi e preziosi. Soluzione sconsigliabile perché la cuffia buona alla fine in questo modo non la useremo quasi mai e dopo qualche anno ci chiederemo perché abbiamo rinunciato volontariamente al meglio.

Le cuffie debbono essere comode
La qualità del suono e' importante ma il comfort lo è anche di più. Sempre gradito può essere forse messo in secondo piano nell'uso professionale (prima il dovere e poi il piacere) ma nel nostro uso e' fondamentale. Le cuffie quindi devono essere leggere, non stringere sulle orecchie, non dare una sensazione di calore nella stagione estiva o in una casa molto riscaldata, avere a contatto con la pelle superfici e materiali piacevoli, non dovrebbero legare i movimenti con il cavo, insomma bisognerebbe scordarsi di averle in testa. Una esigenza che è in antitesi con quanto richiesto per una buona risposta soprattutto sui bassi, quindi tutte le cuffie nascono da un compromesso tra comfort e struttura ideale per una risposta lineare. Il consiglio è di non trascurare e non mettere mai in secondo piano il comfort, che deve essere invece una priorità.

B&W (Bowers & Wilkins) P5

Come scegliere le cuffie
Bisognerebbe poterle indossare e anche per un tempo non brevissimo, per verificare il comfort, e anche poterle provare con diversi esempi musicali e con una sorgente simile a quella che useremo, per verificare la qualità del suono. E l'operazione dovrebbe essere ripetuta, ma non a distanza di molto tempo, per tutti i modelli che abbiamo selezionato in base alle recensioni positive. In più sarebbe opportuno avere per confronto e conferma anche delle misure di laboratorio.
Sarebbe l'ideale, ma non è possibile. Per cominciare le misure non sono più effettuare dalle riviste da anni. Si facevano un tempo usando una testa artificiale, che però poteva misurare solo in parte i parametri significativi, oltre ad essere una media delle teste naturali, e probabilmente un po' diversa dalla nostra.
Poi è quasi impossibile avere a disposizione tutte le cuffie che ci interessano e soprattutto averle a disposizione per una prova, in particolar modo se di prezzo medio alto. Le cuffie usate per i test e indossate da molti aspiranti acquirenti difficilmente potevano poi essere rivendute. Con l'attuale restringimento dei margini per i negozi questa possibilità è logicamente caduta.
Rimangono quindi solo due sistemi: fidarsi delle recensioni o la prova casuale al grande magazzino di elettronica.

Fidarsi delle recensioni
Il mercato e' ricettivo e quindi le recensioni non mancano. Naturalmente possono essere pilotate o interessate, ma differenze di qualità profonde tra modelli di cuffie stereo delle principali Marche sono improbabili con le tecnologie attuali. Bisogna solo leggere con attenzione le recensioni e in particolare i dettagli o le piccole osservazioni sul suono o sulla comodità e poi scegliere tra i modelli migliori delle case più note nella fascia di prezzo che abbiamo pre- fissato. 
Per fare un esempio (che non è un consiglio, perché questi post poi rimangono visibili a lungo, e nel frattempo modelli e recensioni a cui si fa riferimento diventano rapidamente obsoleti) la popolare rivista inglese What Hi-Fi ha anche una sezione on-line accessibile liberamente nel quale pubblica recensioni sintetiche ma esaustive e che indirizzano ovviamente anche alcuni best seller attuali per rapporto qualità prezzo , come la B&W P5, la Sennheiser Momentum o la Beyerdinamic T51i. Tutte e tre di prezzo medio, aggiungerei alla lista le Grado SR225 (leggermente più scomode per via dei due cavetti separati, come le Beyerdinamic) possiamo stare sicuri che difficilmente avremo delusioni sul suono anche se non sapremo che il suono di un'altra delle 3 o 4 ci sarebbe piaciuto di più.
Come si vede dalle figure due sono semi-aperte e sovraurali (Beyerdinamic e Grado) e due  circumaurali ma semi-aperte. Leggendo le recensioni o altre informazioni dovremo solo cercare di avere una rassicurazione sulla sensibilità e sul comfort. In sintesi, il risultato con il minimo sforzo.
(Ripeto a scanso di equivoci, non sono consigli per gli acquisti, non sono state provate da me (tranne la Grado) e sono solo 4 esempi tra molti altri e molte altre cose.)

Grado SR225e

La prova casuale al grande magazzino di elettronica
Sicuramente la catena Media World ma anche altri danno la possibilità di provare un'ampia selezione delle cuffie in vendita. La prova nell'era degli smartphone è semplicissima, le cuffie sono su una specie di rastrelliera, con vicino ovviamente il modello e il prezzo, basta prenderle e collegarle al proprio smartphone, non serve altro (neanche l'assistenza di un commesso). Naturalmente non vengono igienizzate tra un test e l'altro, è una prova "nature", per chi non si fa di questi problemi (come me, che ho applicato diverse volte questo sistema anche per cuffie da regalare). Consigliabile come ovvio un giorno di non grande affollamento. Individuati i modelli che ci interessano (solo di categoria monitor, lo ricordo) in pochi minuti si hanno le risposte che cerchiamo riguardo al comfort (aspettare un po' per giudicare) e alla sensibilità, facendo riprodurre allo smartphone una musica qualsiasi e controllando che il volume non vada a fine corsa.
Per la prova della qualità audio bisogna investire più tempo, sia per la scelta dei brani giusti (vedi la pagina sulle regole per la prova di ascolto su Musica & Memoria) sia per la qualità del file audio. Che non deve essere un MP3 compresso di ignota origine. Facciamo in modo che siano file audio in qualità CD, visto che è possibile e anche facile. Mettiamo le cuffie da provare nelle condizioni più difficili e più selettive.

File audio di test in qualità CD
Gli abbonati a un servizio streaming in qualità CD come Qobuz o Tidal non devono fare praticamente nulla, se non caricare i file audio prescelti per poterli riprodurre offline (non è detto che nel negozio la ricezione sia sufficiente).
Per gli altri, se hanno uno smartphone Android i passi da fare sono semplice: collegare lo smartphone a un PC sulla porta USB e caricare, come se fosse una memoria esterna, i file audio in formato wav non compresso o Flac compresso lossless nella cartella Musica, e installare se già non l'hanno fatto la app (gratuita) del popolare player VLC (o VideoLAN). Serve perché il player standard di Android (Google Play Music) a quanto scritto sulla documentazione non supporta il formato 16/44.1, quindi effettua comunque la compressione.
Su IOS, quindi su iPhone, il trasferimento è un poco più complesso perché richiede obbligatoriamente iTunes, che deve essere quindi installato sul PC e configurato con lo stesso account anche sull'iPhone. Una volta collegato si trasferiscono via iTunes i file audio in qualità CD prescelti mediante la funzione di sincronizzazione; i file sincronizzati saranno quindi leggibili sulla app Musica dell'iPhone che supporta la conversione audio fino a qualità CD, non è necessario un altro player. Attenzione però: bisogna controllare che nella configurazione dell'iPhone non sia settato tra le opzioni "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
Il processo di sincronizzazione è un po' complesso di come rappresentato qui, e in appendice è riportato con maggior dettaglio.

Il test 
Tra le cuffie presenti molto difficilmente ci saranno quelle di cui abbiamo letto le recensioni, ci saranno modelli simili o equivalenti di altre marche. Si sceglieranno per il test in base a questi elementi e al prezzo, e magari anche all'estetica e alle impressioni di robustezza e costruzione solida e/o con buoni materiali. E' il limite di questo metodo per le prove d'ascolto (che però è l'unico possibile) la scelta è limitata alle 8-10 cuffie presenti e che ricadono nei parametri a cui ci siamo orientati. Ma almeno alla fine avremo scelto qualcosa che abbiamo provato e saremo sicuri sia della comodità sia della piena compatibilità con il nostro smartphone o tablet.

In sintesi
Comprare delle buone cuffie stereo investendo tra i 100 e 200 € non è difficile, i modelli validi sono molti e le cuffie con la loro caratteristica di avvicinare il suono riescono sempre a rendere molto appagante l'esperienza di ascolto, se di qualità adeguata. Sarà improbabile rimanere insoddisfatti dell'acquisto, anche se ovviamente potremmo sempre trovare qualcosa di più soddisfacente (come in tutte le cose del mondo, avendo un tempo infinito).
Salendo di livello e di prezzo si arriva poi a una qualità sonora superiore a quella dei diffusori equivalenti, ma rimane la minor naturalezza rispetto ad un ascolto "aperto". A livelli di prezzo sopra ai 1000 € però un ascolto di prova si può anche pretendere.


Appendice: Trasferire file in qualità CD su un iPhone

Premessa: configurare iTunes su PC

1) disabilitare iTunes Match (nel caso siate abbonati a questo servizio cloud)
2) verificare che non sia abilitato "Converti brani con frequenza bit più alta a (128 o altro)".
3) collegare l'iPhone e selezionare il dispositivo tra "i miei dispositivi"

Sincronizzare ovvero trasferire file audio 16/44.1

4) Selezionare tra le viste iPhone (icona dello smartphone)
5) Selezionare "musica" (vedi fig.1)
6) Selezionare "laylist" invece di "tutti" (per non trasferire tutta la musica presente sul PC(
7) Selezionare il brano o i brani in formato CD da trasferire
8) Spuntare "Sincronizza" e attendere (vedi fig. 2); nella barra in alto viene mostrato il progresso dell'operazione
9) Sull'iPhone saranno ora presenti i brani di test da utilizzare (nel nostro caso è quello di Chris Connor spuntato con il flag)

A parte l'esigenza di effettuare un test questi passi possono essere seguiti in tutti i casi in cui si vuole trasferire sul'iPhone propri file audio rippati.

Figura 1


Figura 2

domenica 15 maggio 2016

Nuovi modi per ascoltare la musica: impianti integrati, wireless e raffinati


Sta cambiando velocemente il modo di sentire la musica, la disponibilità quasi illimitata di musica in streaming, la sparizione del supporto fisico, il declino del formato album e la preferenza per le playlist, una attenzione maggiore alla compatibilità con gli ambienti in cui si vive e si fanno molte altre cose, la tecnologia wireless, sono alcuni degli elementi che rendono sempre più di nicchia il tradizionale impianto sorgente - ampli - casse. In questo articolo è presentata una rassegna dei nuovi modi che si stanno affermando (mentre continuamente altri ne vengono proposti) soprattutto tra chi ha conosciuto solo questo nuovo approccio alla musica, i giovani, con una serie di esempi di "impianti" completamente ripensati, ma sempre ben suonanti.

Della crisi dell'impianto tradizionale ne scriveva anche il direttore di TNT-Audio, la nota rivista online dedicata all'alta fedeltà, che ha pubblicato di recente (17 aprile) un divertente ma preoccupato editoriale sulla mostra Milano hi-fidelity 2016. Invito a leggerlo, ma in sintesi mette in evidenza una situazione di progressivo rinchiudersi del settore in una proposta di prodotti di costo sempre più elevato (anche sopra i 100.000 €) per un target sempre più ristretto, e soprattutto sempre più adulto (e quasi solo maschile) con l'inevitabile conseguenza di continua riduzione per assenza di ricambio. Anche Audio Review, che resiste in edicola, penso, sempre grazie a chi ha conosciuto la hi-fi negli anni '70, insiste quasi ogni mese sulla necessità del ricambio, ma poi scivola lentamente ma inesorabilmente nella stessa direzione degli impianti e dei componenti da sogno (e inarrivabili), per un target di lettori molto diverso ma con approccio simile a quello che acquista le riviste o frequenta le mostre dedicate alle super-car.


Il fattore costo è sempre relativo (al proprio reddito) così come il fattore anagrafico. Basta fare un giro in un qualsiasi porticciolo turistico, anche all'Elba, senza andare a Cap d'Antibes, per vedere ormeggiate barche di ogni genere con skipper e altri abitanti anche piuttosto giovani. Tralasciando i non rari yacht con equipaggio, un normale cabinato a vela medio da 15 metri tutto attrezzato, ha un costo dell'ordine di 350.000 tutto attrezzato a cui si aggiungono 20-30.000 € all'anno per ormeggio, rimessaggio e manutenzione. Chi ha la disponibilità economica per acquistare un oggetto di questo tipo (non rinunciando probabilmente ad altro) pur considerando l'uso non continuativo, non avrà neanche problemi particolari ad acquistare il componente DAC + ampli Playback Design IPS-3 provato qualche tempo fa da AR, e presentato dal recensore come "una soluzione per il giovane che vuole un componente ben suonante ma con minimi problemi di configurazione", che costa però 14.000 € (e bisognerà aggiungere per restare allo stesso livello - di immagine ma anche di suono - almeno una coppia di Wilson Audio Sophia, altri 15.000 €).

Il problema non è quindi soltanto il costo, ma il fatto che il suddetto giovane benestante proprio non sente questo "bisogno". Se vuole inserire in casa un impianto di adeguata immagine probabilmente la sua scelta cadrà su componenti raffinati della B&O o di prestigio come i McIntosh (con casse magari ben nascoste).

Agli operatori del settore questa situazione provoca non poche preoccupazioni, ma molto meno a noi che, anche avendo queste cifre occasionalmente a disposizione, avremmo altre priorità, nonostante la passione audiofila. Quindi possiamo lasciarli alle loro preoccupazioni e ad ingegnarsi a trovare strade diverse per ricreare il "bisogno" che stimola l'acquisto. Ci interessa di più il paradosso di assistere al mancato incontro tra un mondo che ascolta sempre più musica e una tecnologia che consente di riprodurla in modo sempre più fedele e a costi sempre più ridotti.

Come ascoltano la musica i giovani
Cerchiamo di capire dov'è che i due mondi si incamminano su strade divergenti, riflettendo su come i maggiori consumatori ascoltano la musica. Cominciando ovviamente da ...

Le cuffie stereo
Boom di vendite, sempre più produttori specializzati in altri componenti che aprono la loro linea di cuffie (B&W, Focal, Oppo, il cui modello PM-1 è mostrato sopra, e molte altre), una scelta vastissima e una qualità effettivamente adeguata ad essere considerata hi-fi già da poco oltre i 50 € e anche i modelli più costosi non sono inarrivabili: non c'è dubbio che in questi ultimissimi anni una massa sempre più grande di consumatori di musica soprattutto giovani ha scoperto l'emozione che può dare un ascolto hi-fi e non vuole più rinunciarvi. Una soluzione certamente non universale ma che garantisce il miglior rapporto qualità / prezzo (a precise condizioni e pur con le note limitazioni) alla quale sarà dedicato il prossimo post.

L'audio da scrivania
Quando si vuole ascoltare in modo più rilassato, meno concentrato oppure (ahimè) come sottofondo sono preferiti da sempre gli altoparlanti in campo libero. Altoparlanti, perché ormai la disponibilità per tutti di PC, smartphone, tablet (e connessione web) rende la sorgente una scelta scontata: può essere uno qualsiasi di questi componenti, non più un player specializzato come un lettore CD o suoi successori, manca quindi solo lo "speaker". I produttori di tutto il mondo si stanno quindi ingegnando da tempo, sulla scia del capostipite, lo Zeppelin di B&W, di proporre modelli con buona qualità di suono, compatti, esteticamente gradevoli e originali, e possibilmente wireless. In grado si sostituire quelle soluzioni 2+1 (2 satelliti + sub) da collegare all'uscita audio dei PC, di basso costo e bassa qualità, diffusi fino a qualche tempo fa e per i quali l'interesse è in diminuzione continua (come per i PC fissi). Vediamo di cosa si tratta con alcuni esempi, partendo ovviamente dallo Zeppelin.

Zeppelin Air LCM / Wireless 
Tecnicamente è un diffusore attivo stereo a due unità "satelliti" medio-alti più subwoofer in una costruzione monoblocco. Le unità medio-alti sono composte da un tweeter e un mid e sono ai due lati e il sub (da 15 cm nel modello wireless, da 12,5 nel Air) è centrale. Una architettura simile a storici modelli da casa degli anni '60 come il Paragon della JBL, che però occupava tutta una stanza.
Unità di amplificazione separate in classe D guidano gli altoparlanti. A seconda dei modelli a sorgente si può collegare direttamente su una connessione diretta o più comodamente via wireless. I due modelli hanno funzionalità diverse sotto questo aspetto: il modello Air Speaker consente connessione diretta da device Apple o via wireless con il protocollo Apple AirPlay (più connessione USB). Il modello wireless, più recente, come dice il nome è solo wireless con protocollo AirPlay, Spotify Connect e anche Bluetooth AptX (supporta anche l'alta definizione). Il costo passa dai 400 € per il primo modello Air ai 700 € per il successivo e più performante modello Wireless. Nella gamma "New Media" la B&W propone inoltre altre varianti sul tema dello speaker wireless.

Pur essendo tuttora in produzione si trovano solo immagini, come questa, con collegato un iPhone 4
Lo Zeppelin consente un ascolto di qualità timbricamente corretto ed indistorto anche a volumi relativamente elevati e con una buona estensione sui bassi, soprattutto sul modello wireless, e può essere usato anche per sonorizzare stanze di medio-piccole dimensioni. L'uso è estremamente comodo e la musica può essere selezionata ed organizzata semplicemente usando un iPad o un iPhone, non serve niente altro se non l'abbonamento a un servizio streaming. Il limite come per tutti questi componenti è la ricostruzione spaziale della scena sonora originale. Non è un hi-fi completo insomma, ma una soluzione di compromesso.

Lo Zeppelin Wireless. La scelta estetica minimalista lo rende, come si vede, praticamente in-fotografabile.
La struttura interna del modello Air LCM

L'interno del modello wireless, molto simile ma con altoparlante sub più grande e performante

Il Paragon della JBL con componenti a tromba
Sonos Play:5 wireless speaker
Prodotto da un'azienda californiana nata nel 2002 proprio per proporre componenti per l'audio digitale e divenuta poi una delle principali del settore, è il successore 2015 del precedente modello 2009, altro apripista del settore. A parte la forma più usuale lo speaker non è molto diverso dallo Zeppelin wireless come architettura, in particolare nella precedente versione, dove c'erano due "satelliti" a 2 vie nella stessa cassa monoblocco più un altoparlante per i bassi, mentre nell'ultima versione la Sonos ha puntato maggiormente sui bassi e sulla estensione spaziale del suono, montando 3 woofer uguali da 10 cm. e 3 tweeter di cui due angolati e caricati con una piccola tromba, tutti con ampli in classe D dedicato. Inoltre il nuovo modello è a sospensione pneumatica (pensiamo per rendere possibile la correzione DSP sui bassi) mentre il precedente era bass-reflex con condotto posteriore.
Anche questo speaker, a parte un input volante con mini jack stereo, è pensato per una connessione senza fili consentendo anche una maggiore flessibilità, grazie ad app per le device mobili IOS e Android (e per desktop) e il supporto diretto per servizi di streaming come Spotify e Tidal (quindi anche in qualità CD). Niente alta definizione, a differenza dello speaker B&W, solo qualità CD.


Il Play:5 di Sonos ha inoltre altre funzionalità orientate alla sonorizzazione degli ambienti (il cosiddetto multi-room): più unità possono essere collegate assieme e possono essere anche sistemate in posizioni non ottimale grazie ad un software di correzione di ambiente DSP (chiamato Trueplay) che fa ricorso ad uno smartphone iPhone per correggere la risposta (sui bassi, riteniamo). Molto utile per riempire di musica di sottofondo gli ambienti, che è proprio quello che noi appassionati di musica vorremmo che si evitasse di fare (per rispetto della musica), ma se proprio servisse, la gamma Sonos (che comprende un Play:1 e un Play:3) è una delle possibili risposte.
Giudicato nelle recensioni anche dinamicamente superiore allo Zeppelin, nel senso che può sonorizzare ambienti anche medio-grandi garantendo bassi presenti e suono non distorto anche a volume relativamente elevato. Se i bassi per alcuni generi di musica fossero eccessivi la app consente anche la equalizzazione. Se invece se ne volessero di più c'è anche una unità sub aggiuntiva (ovviamente sempre wireless). Il prezzo attuale è intorno ai 570 €. Nelle immagini seguenti l'architettura interna.

L'archiettura del modello 2009, più "tradizionale" per questo tipo di componenti

La struttura interna del modello 2015. La foto proviene dalla recensione della rivista What Hi-Fi.
Non se ne trova al momento una migliore e tecnicamente pulita come quella precedente.

NAIM Mu-So
I due wireless speaker citati come esempio (come tutti gli altri) consentono grazie ad un buon progetto e ad una attenta costruzione di garantire una buona timbrica (anche sulla voce) e una buona dinamica con poca distorsione che consente di riprodurre anche contenuti musicali impegnativi. Quella che manca è la immagine stereo, che d'altra parte è ben difficile da ricreare con due tweeter distanziati al massimo di 50 cm. invece che dei canonici 2-3 mt (come nel JBL Paragon). La Naim Audio, prestigioso marchio inglese nato nel 1969 e da sempre orientato ad un approccio minimalista e conservatore, ha abbracciato invece tra i primi (assieme alla concorrente Linn) l'audio digitale ed è da tempo uno dei più credibili attori del settore, e recentemente è entrata anche nello specifico settore degli speaker wireless all-in-1 con questo componente dal nome un po' curioso, almeno per noi, indirizzando proprio questa limitazione.


Il Mu-So nella versione "customisation red". La base in plexiglas, ulteriore raffinatezza,
lo fa sembrare fluttuante nell'aria.
La tecnologia con cui è affrontato il problema è quella da tempo usata nelle soundbar per home theater, quindi l'utilizzo di più altoparlanti (6 nel Mu-So con  altrettanti amplificatori in classe D per complessivi 450 W) più un raffinato software DSP messo a punto da Naim. Tra le personalizzazioni che consente non c'è soltanto la correzione sul posizionamento per la risposta sui bassi, come nel Sonos, ma anche la simulazione dell'immagine stereo. Curiosamente questa funzionalità, che molte recensioni e anche feedback nei forum dichiarano molto efficace, non è evidenziata nelle pubblicazioni marketing del marchio, dove è accuratamente evitato il termine "soundbar", tipicamente associato a componenti commerciali per HT, e neanche in molte recensioni. Ma, assieme alla qualità del suono da tutti giudicata eccellente, rende questo speaker wireless (le possibilità di connessione sono quelle del Sonos più il DLNA per NAS e altro software esterno) probabilmente il migliore attualmente acquistabile. Il che è anche giusto visto il prezzo che è sensibilmente superiore anche se non proibitivo, intorno ai 1300 €. Esiste però un modello più piccolo (meno bello esteticamente, è un cubo) con prestazioni ovviamente non identiche (ma dicono sempre buone) chiamato Mu-So Qb, a circa 820 €.

Gli altoparlanti del Mu-So sono costruiti appositamente per Naim.
Il cerchio in alto è il comando rotante multifunzione (ma per fortuna c'è anche una comoda app).
Una immagine del Mu-So in ambiente che mostra come le dimensioni siano più grandi di Sonos e Zeppelin
Tutti gli altri
Sono veramente molti, come quello delle cuffie stereo è un settore in continua espansione, segno che questa soluzione è quella che viene cercata da chi vuole ascoltare bene la musica oggi. Li stanno proponendo molte case tradizionali hi-fi, come Denon, Panasonic, Dali, NAD, e molte altre se ne aggiungono continuamente. Sono in generale variazioni sul tema ma con varie particolarità soprattutto sulle sorgenti supportate e sulla disposizione interna degli altoparlanti. I modelli seguenti presentati come esempio sono sempre i top di gamma.

Denon Heos 7 (ca. 570 €)
Panasonic SC-all9 (ca. 350 €)
Il Dali Kubik Free e il compagno Dali Kubik Xtra. Il modello Free (890 €) può funzionare anche da solo come
tutti gli altri speaker wireless. Aggiungendo il Kubik Xtra (690 €) si può creare un vero impianto stereo con la coppia
di diffusori, ma tutta wireless, oppure può essere usato in multi room. 

Una alternativa "true stereo"
Abbiamo visto 3+3 esempi di soluzioni che si stanno diffondendo nelle case, accomunate in modo più o meno marcato dalla rinuncia ad una piena immagine stereo, ovvero alla ricostruzione spaziale dell'evento musicale originale, reale o virtuale che sia. Una rinuncia a volte (forse spesso) obbligata a causa delle limitazioni nel nostro ambiente d'ascolto, ma che, se questa limitazione non c'è, è un vero peccato non superare. In particolare se la tecnologia digitale consente alternative altrettanto semplici nell'uso, anche non penalizzanti dal punto di vista estetico e dello stesso ordine di impegno economico.

Per la prima soluzione tutto quello che serve è una coppia di speaker dinamici. Possono essere wireless come i Dynaudio Xeo o tradizionali come i noti Genelec (quindi con un ingresso analogico RCA, detto anche pin jack). La connessione in tutti i casi è realizzata per la massima semplicità di configurazione con un economico connettore wireless Google ChromeCast Audio. Tutto il resto che serve probabilmente lo abbiamo già o lo possiamo acquisire facilmente in abbonamento.


Lo schema è facilmente comprensibile, sull'iPad (o su un altro tablet) attiviamo Spotify Premium o ancor meglio Qobuz in qualità CD, connettiamo il diffusore master sull'ingresso analogico attraverso Google ChromeCast e ascoltiamo dai diffusori amplificati. Costo: ca. 1270 € le Dynaudio (+ 190 per lo stand, se necessario), 10 € / mese Spotify Premium (o 20 € Qobuz) per tutta la musica del mondo o quasi, 39  € per ChromeCast Audio. In alternativa a ChromeCast Audio si può usare Dynaudio Connect (ca. 390 €) e la connessione sarà wireless sino ai diffusori, quindi senza doppia conversione AD-DA.
Risultato: anche se non con bassi profondissimi e dinamica eccezionale (ma sempre migliore degli speaker wireless che abbiamo visto prima) dato che le Dynaudio, le più piccole della serie Xeo, hanno un piccolo mid-woofer da 13 cm., avremo un vero impianto stereo in grado di restituire una credibile immagine stereo.

Ancora più semplice ed economica, anche se meno trendy, la seconda soluzione:


Qui vengono usati due diffusori passivi tradizionali, pilotati da un noto amplificatore in classe D campione nel rapporto qualità prezzo e di potenza adeguata per una stanza normale pur se non altissima (15W), come tutti gli ampli di derivazione T-Amp. In alternativa l'altrettanto noto Dayton Audio DTA 100 garantisce 30W per canale. Per i diffusori ci sono moltissime alternative, sempre restando nei bookshelf per mantenere basso il costo totale. Le nuove Indiana Line della serie superiore Diva costano solo 500 € e grazie alle dimensioni e al woofer da 17 cm garantiscono una dinamica ed una risposta sui bassi adeguata anche per programmi musicali impegnativi (concerti rock, grandi orchestre).
Costo: 500 € diffusori, 80 o 120 € amplificatore, 39 € ChromeCast più abbonamenti e cavi e supporti se necessari.

Le due presentate sono configurazioni base, pensate per confrontarsi come costo agli speaker wireless "già pronti" ma ovviamente salendo come livello sul lato diffusori (+ ampli) si possono raggiungere livelli di qualità da impianto medio-alto.

In sintesi
Si può azzardare come sintesi che da un lato è vero, l'alta fedeltà con impianto tradizionale sta diventando un prodotto di nicchia, per super appassionati, e i costi fatalmente aumentano. Niente di anomalo o di scandaloso, per citare un mercato contiguo, gli strumenti musicali, anche lì nome o lavorazione artigianale comportano (e in qualche caso giustificano) prezzi altissimi. Dall'altro lato però non mancano le soluzioni per chi non vuole imbarcarsi in impegnative combinazioni di componenti, alti costi e risultati non certi. Non allo stesso livello ma neanche troppo lontano se pensiamo ad un impianto medio, e con costi più che ragionevoli se confrontati con smartphone o notebook di ultima generazione.
Per chi invece vuole sfruttare al massimo le potenzialità del digitale, un impianto di vera alta fedeltà può essere ora semplificato al massimo, e avere un costo analogo, con soluzioni come quelle di cui sono presentati due esempi e che comportano come contropartita solo un minimo di complicazione nella installazione.