domenica 16 luglio 2017

Migliorare l'ascolto in cuffia - 2 app player in prova

Boom delle cuffie stereo, il modo più semplice ed efficace, e anche più economico per ascoltare la musica, qualsiasi musica. Ma c'è un problema, il suono e' sì dettagliato, si possono individuare gli strumenti e le voci con grande precisione, ma sembrano provenire da dentro la nostra testa. Invece che da davanti a noi, come a un concerto (o con il nostro impianto stereo).
Sono da anni proposti sistemi per superare il problema, da semplici miscelatori dei due canali che diminuiscono l'effetto stereo, a sistemi più raffinati che ricorrono alla elaborazione di frequenza e fase, ormai di facile realizzazione grazie ai processori DSP nel dominio digitale. Soluzioni disponibili anche come app per smartphone e tablet.

Ne abbiamo provate due. La prima di una nota casa specializzata in tool di elaborazione digitale, la XIveto Gmbh, tedesca, si chiama HPEX Play. La seconda di un produttore coreano, Cear Music Player. Entrambe a pagamento, circa 5 € la prima, circa 1 € la seconda.

Come si presenta il player Cear Music
La prima è disponibile anche in versione demo, 30" e poi la elaborazione cessa, così si può verificare l'effetto. Una volta installata si possono scegliere i brani con una interfaccia minimal ma non troppo intuitiva (ne' veloce) ma certo chiunque riesce ad usarla.
L'effetto si può graduare agendo sia sulla profondità che sulla larghezza dell'effetto di ampliamento della origine del suono. Di default parte da 75% per entrambi. Ho provato ad incrementare entrambe e l'effetto più evidente si ha con la larghezza.

I brani selezionabili sono solo quelli presenti in locale, nel mio iPad durante la prova, non supporta fonti esterne come network storage e ovviamente niente streaming, quindi niente HD, al massimo qualità CD.
Ho provato diversi brani, dove possibilmente la voce o strumenti in primo piano apparissero entro 30", ad esempio Cat Power, Diana Krall dal vivo, Bruce Springsteen nelle Seeger Sessions. L'effetto c'è, non ostentato e scenografico, ma si avverte chiaramente la voce o lo strumento solista che rientra dentro la testa alla fine dei 30", in alcuni brani di più (Bruce,Krall in formato HD 24/48), in altri meno (Katie Melua, Belle & Sebastian, che erano peraltro in formato compresso AAC) ma sempre avvertibile nel passaggio ad ascolto standard, anche il confronto è aiutato da una leggera diminuzione del volume. Funziona, ed effettivamente l'ascolto e' più naturale e meno affaticante.
Le prove di ascolto sono state effettuate con cuffie Grado SR80.

L'interfaccia con grafica minimalista di HPEX PLAY
Cear ha una interfaccia molto più veloce e intuitiva, la configurazione è' semplificata ed intuitiva, si sceglie come prima cosa il sistema di riproduzione (auricolari, auricolari chiusi, cuffie stereo e anche speaker della mobile device) e. A seguire l'effetto di profondità in tre gradi: vicino, lontano e molto lontano.
L'efficacia in posizione lontano e' simile a HPEX, la voce solista e' ora apparentemente davanti a noi (sempre piuttosto vicina) e gli altri strumenti attorno a noi.
Il confronto con l'ascolto senza correzione e' meno immediato dovendo passare a un player diverso. Ho provato quindi sullo stesso brano (sempre Krall e Springsteen) alternando Cear è un player standard ( Neplayer) e poi Cear e HPEX. Il risultato è che si conferma l'effetto di riposizionamento della sorgente del suono davanti a noi, in modo più o meno marcato in diversi brani, ma mai molto accentuato. Riguardo al confronto con l'altro player, l'effetto con Cear sembra più marcato in posizione "very far" in confronto con HPEX al 100% di "stage depth".

La configurazione di Cear Music Player. I due selettori sono a scorrimento.
A questo punto mancava solo l'ultimo confronto con il player di alta qualità già citato (NePlayer, provato in precedenza) per verificare se si perde qualcosa in qualità e soprattutto se la mancanza di questa "spazializzazione" del suono e' così importante da giustificare il cambio. La prova di ascolto e' stata fatta sugli stessi brani e l'impressione di ascolto ha confermato i precedenti confronti: la qualità dell'ascolto e' molto simile pur accettando il downgrade a qualità CD, le differenze ci sono (non eclatanti, come già riportato) ma sono compensate in qualche modo dalla spazialità acquisita. Tra i due player specializzati XPEH sembra più vicino alla riproduzione di Neplayer, quindi accurata e ricca di sfumature. 
L'ascolto con NePlayer pero' non è particolarmente penalizzante, siamo abituati da anni all'ascolto in cuffia e con il proseguire dell'ascolto la nostra mente si concentra sulla musica e "aggiusta" psicologicamente l'origine del suono. Può insorgere una fatica di ascolto maggiore, ma questo è un fattore soggettivo.

Quindi, in sintesi: adottare o no un nuovo player?
È una decisione personale. Nel mio caso, no. Perché ho deciso da anni di non sottrarre tempo alla musica spostando file audio da una parte all'altra, scegliendo cosa ascoltare in precedenza, e quindi la musica che ascolto e' in due grandi "recipienti": quella HD o rara nel mio storage server da 2T e tutta la restante in cloud col servizio in streaming in qualità CD che uso da anni. Inoltre, ascolto solo occasionalmente in cuffia e invece in prevalenza dall'impianto a casa o in auto.
Chi invece ha fatto altre scelte e può dedicare più tempo a caricare (e scaricare periodicamente) il suo tablet o smartphone di musica, e ascolta spesso e a lungo in cuffia, deve a mio parere provare i player in prova con la sua musica e la sua cuffia preferita, molto probabilmente lo troverà un'alternativa interessante.

Un'alternativa per ascoltare anche in HD
Aggiungo solo per completare la prova che Xivero produce anche una variante per desktop (HPEX Headphone Experience) che consente di predisporre i file audio per l'ascolto in cuffia applicando l'algoritmo di correzione messo a punto da Xivero, inclusi i file audio in HD. Una volta eseguita questa operazione si trasferiscono sulla mobile device e l'ascolto avviene sempre sfruttando il loro algoritmo e beneficiando della spazialità che consente, invece che facendo la correzione in real time. Ovviamente si allunga ancora il tempo di predisposizione, che include anche il trasferimento verso una device IOS (il player e' solo disponibile su Apple Store) che notoriamente non è molto semplice.

Allegati
Oltre ai soliti screenshot di funzionamento, i claim dei due prodotti testati.





Xivero HPEX

Headphones have the potential to provide extremely high quality and immersive music reproduction, even on the go. Unfortunately, there is one major drawback which is called “In Head Localization”. Listening to a piece of music via headphones creates the effect of having all the instruments within the head. It gets even worse if the Audio Engineer pans dedicated instruments far to the left or right, creating effects tolerable for loudspeaker but quite disturbing on headphones.
There are quite some hardware and software solutions on the market, claiming to reduce the “In Head Localization” by applying different algorithms and especially dedicated “Head Related Transfer Functions (HRTFs)”.
Unfortunately, these solutions have further disadvantages by introducing tonal coloration, strong room reverberations or ambiguous sound location. Most of those products are focused on movie or gaming sound, neglecting the transparent reproduction demands of a classical HiFi setup where a minimum of tonal changes is crucial.
HPEX PLAY has been developed with the HiFi–Enthusiast in mind. Our main goals are the preservation of the timbre with a minimum of tonal changes, achieving a strong reduction of “In Head Localization” and therefore less “Headphone Listening Fatigue”.
WHAT ARE THE ADVANTAGES OF HPEX PLAY?
HPEX PLAY does not use “Head Related Transfer Functions” because those introduce tonal changes and if the modeled HRTF differs from yours, defined by head size and especially the pinna, then the localization of sound sources can be way off. That can go as far as you locate an instrument behind your head even if it is in front of you.
The best solution would be the measurement of the listeners HRTF. That approach could lead to nearly perfect binaural listening. Well, unfortunately it is quite difficult and cumbersome to measure individual HRTFs, therefore that approach needs to be dismissed for time being.
HPEX PLAY simulates the listening through HiFi speakers by introducing the acoustic effects of speakers within a listening room. The key effects are cross talk as well as small reverberations and early reflections.
The algorithm we use moves the sound stage from between the ears to a more comfortable forward position with a wider natural sound field. Those subtle changes assure that HPEX transformed music reduces the effect of Headphone Listening Fatigue by a great deal and makes headphone listening a real pleasurable and immersive experience.
HPEX PLAY works in a very subtle way to enhance the headphone listening of HiFi stereo recordings. It does not provide the heavy effects of 3D around the head sound stages with all their disadvantages.

Cear Music Player

The headphones and earphones are very convenient for enjoying the music,
but the headphones users will feel the stress and fatigue 
if they continue using for a long time.
Because the reproduction sound from the headphones give the listeners
a feeling of oppression, stress, and tiredness by inside-head localization.

[cear music player] is new music player for the apple devices
utilizing the latest sound signal processing technology [cear].
You can enjoy the liberated clear sound with your
favorite headphones by simple operation of [cear music player].
You will be able to enjoy the reproduction sound with relaxing from headphones
for a long time as if the sound is reproduced from good loud speakers.

Moreover [cear music player] delivers the enhanced reproduction sound from built-in speaker.

sabato 6 maggio 2017

NePlayer: un player full-HD per dispositivi mobili

Per ascoltare musica in alta definizione e con alta qualità audio su un tablet o uno smartpgone il player standard non basta. Apple Music o Google Play Music non hanno queste funzionalità, ma installando un player HD "audiofilo" il nostro dispositivo assieme ad una buona cuffia diventa un notevole strumento per ascoltare la musica senza fili, molto meglio delle migliori cuffie wireless e con una spesa anche inferiore.

Il player che avevo scelto a suo tempo a questo scopo e provato per il blog, Media:Connect di Persona Software, non è più disponibile negli store (le start-up a volte diventano end-up, la recensione è di 5 anni e mezzo fa) e così ho dovuto cercarne un altro. Scoprendo che non ce ne sono molti, in particolare per IOS. Anzi, volendo anche avere la possibilità di ascoltare la musica da un network storage (comunemente anche se non sempre correttamente chiamato NAS) sono soltanto due:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePLAYER di Radius
Il più noto è un altro, Onkyo HF Player, ma può riprodurre solo musica copiata in locale sul dispositivo.
Sono tutti a pagamento, prezzi irrisori se confrontati con i componenti hi-fi, ma alti se confrontati con le normali app: 6 € per Neutron e Onkyo e "addirittura" 15 € per il NePlayer. Che però ha le funzionalità più spinte in termini di qualità ed è quindi l'oggetto della prova.

Le caratteristiche particolari del NePlayer di Radius
E' scontato che possa suonare musica in alta definizione fino a bitrate elevati e che supporti tutti i formati lossless più diffusi (Flac, Alac, ecc.). In più dichiara:
  1. il mantenimento della qualità del file sorgente fino al DAC (e dovrebbe essere scontato)
  2. il mantenimento della qualità del file sorgente nel trasferimento dal NAS al dispositivo (e questo è esclusivo)
  3. l'upgrade della qualità audio del file sorgente fino a 24/48 (e oltre, su Android)
  4. il supporto anche dei formati DSD
Prima di entusiasmarci facciamo però un approfondimento sul DAC, che alla fine è indispensabile ed è un attore altrettanto importante ai fini del risultato finale.

Il DAC del dispositivo
Qui non è un DAC esterno, se vogliamo usare il dispositivo assieme alla cuffia in modo semplice e pratico: è il DAC interno del dispositivo, quello che fornisce l'output analogico sul jack cuffia (iPhone fino al 6) oppure integrato nella cuffia (cuffia per uscita digitale lightning da iPhone 7 in poi). Un DAC basato su chipset dei produttori del settore (Cirrus Logic per Apple) che almeno per ora sui dispositivi Apple è limitato a 24 bit e 48KHz.
Quindi attenzione: la qualità audio, indipendentemente dalla elevata qualità del file sorgente, sarà sempre ridotta (downgrade) a 24/48.
E su Android? Dipende dal modello e dal produttore. Alcuni dichiarano il supporto fino a 24/96, altri non dichiarano nulla. Bisognerebbe analizzare caso a caso.

E' un dramma? Cosa si perde?
Qualcosa, ma non è un dramma. Un ascolto a 24 bit e 48KHz è già in HD. Prima di tutto l'incremento di qualità maggiore lo garantisce il campione, non più solo a 16 bit ma a 24 bit. E' l'equivalente di un incremento consistente di pixel nelle macchine fotografiche digitali. Aumenta la risoluzione propriamente detta.
Con la riduzione (il dimezzamento, di solito) della frequenza di campionamento avvengono invece due fenomeni:
  1. per il teorema di Nyquist vengono tagliati tutti i contenuti audio di frequenza superiore a 24KHz
  2. le variazioni tra un campione e l'altro vengono ridotte (sempre a metà nel caso di downgrade da 96KHz)
Nel primo caso perdiamo qualcosa che di solito non c'è (gli strumenti acustici normali non producono "ultrasuoni") o è a livelli molto bassi (vedi nostri test) e comunque che non possiamo sentire (perché solo da giovani arriviamo a 20 KHz e dopo i 40 anni siamo di solito limitati a 16KHz). E' vero che alcuni test hanno dimostrato la possibilità in alcuni casi e per alcuni soggetti di percepire comunque una differenza, ma pare che la percezione si ottenga grazie ad alcune parti dello scheletro del cranio. Mentre noi ascolteremo in cuffia e quindi usando come "sensore" solo i nostri timpani e l'orecchio.
A parte queste ipotesi "estreme" si tratta comunque di un sacrificio trascurabile.

Maggiore in teoria il sacrificio nel secondo caso, ma nella gran parte dei contenuti musicali verranno probabilmente eliminati campioni uguali o con variazioni minime. Anche qui percepire una differenza, anche in base alle nostre esperienze, rimane alla portata di ascoltatori veramente in grado di apprezzare le minime variazioni di suono. Voi siete in grado di accordare un pianoforte? Se come probabile la risposta è no, probabilmente anche per questo downgrade potete stare tranquilli e prendervela con quelli della Apple solo per principio (ma comunque rimangono condannabili per la loro insensibilità sull'HD).

La prova del NePlayer
Dopo queste premesse veniamo alla prova, orientata a verificare quanto dichiarato dal costruttore e la funzionalità del prodotto.
Il primo set di prove è dedicato alla configurazione più comoda e razionale, quindi con il materiale audio da ascoltare è archiviato su un NAS. Anche per verificare una funzionalità esclusiva del prodotto, ovvero la trasmissione senza downgrade dal NAS al dispositivo, che ovviamente è via wi-fi. La prova è stata effettuata con un iPad 2 e con un iPhone SE, tutti e due all'ultima versione di IOS alla data (9.3.5). La cuffia era di classe medio-alta, una Grado SR-80.

La prova con NAS
Se nella rete wi-fi è presente un NAS sulla videata iniziale di Neplayer (veramente minimal come grafica) compare su un lato il simbolo tipico del wi-fi (il ventaglio) in dimensioni minuscole. Cliccandoci sopra il player si connette all'unità e si può navigare con i soliti sistemi (per folder, per genere ecc.) fino al brano da ascoltare.
Nel mio caso avevo deciso di iniziare da 24/96 e ho scelto un album di Diana Krall (in queste prove non manca mai), Love Scenes, uno dei miei dischi test. Nello screenshot che segue le informazioni che propone Neplayer per l'album e per il singolo brano.




Nella prima immagine viene mostrato in alto a destra il bitrate in scaricamento, in input a Neplayer (sopra) e in output (sotto), quest'ultimo non applicabile per questa configurazione (Neplayer può essere usato anche con device esterne prodotte dal fornitore).
Il display conferma quindi che il trasferimento avviene a 24/96, senza downgrade. Dobbiamo fidarci in mancanza di strumenti di misura ma, come si vedrà nel seguito, la comprova empirica esiste e lo conferma.
Le altre informazioni che ci interessano, sul contenuto musicale "live", in questa modalità di ascolto non sono mostrate, e quindi rimandiamo alla prova con musica in locale. Una informazione però viene data sul bitrate supportato dalla device, che è 48KHz per i dispositivi Apple.
Concentriamoci quindi sull'ascolto.

La prima prova d'ascolto
La prova più significativa tra i brani ascoltati è stata quella di How Deep Is The Ocean, una delle migliori interpretazioni dell'album, per sola voce e pianoforte. La voce è sempre un buon test, rivelatore, soprattutto se ricca di sfumature come quella della pianista canadese, in particolare evidenza in questo caso. Una ricchezza preservata in questo ascolto e ben apprezzabile grazie all'ascolto in cuffia. 
Subito dopo ho fatto un confronto con il player precedente, Media:Connect, e la differenza si percepiva. Non era un ascolto a confronto immediato, non era possibile in questa configurazione. Con Media:Connect la riproduzione era pur sempre corretta, ma il respiro e la ricchezza di sfumature non raggiungevano la stessa pienezza. Sempre sfumature percepibili con un ascolto attento, lo ribadisco, ma sono indizi di quelle differenze che poi si consolidano nel tempo. E, cosa più importante, l'ascolto era veramente appagante.

La prova con musica in locale
Per provare tutte le funzionalità la prova è quindi proseguita con materiale audio trasferito in locale sull'iPad e poi sull'iPhone. Anche perché a risoluzione più elevata, ma anche spesso a 24/96, si sono evidenziati problemi di prestazioni del mio iPad (non recente), problemi su cui ritorno dopo.
Con le modalità descritte nel precedente post dedicato appunto a come trasferire file audio in alta risoluzione su IOS (un ambiente non troppo accogliente per l'HD) ho fatto quindi una serie di test a risoluzione via via crescente:
  • PCM: 24/88.2 - 24/96 - 24/192 - 24/352
  • DSD: DSD64 (2.8Mb) - DSD128 (5,6Mb) - DSD256 (11.2Mb)
Non mostro tutti i test per brevità, cominciamo da 24/192, è un brano test di jazzisti giapponesi alle prese con il classico tema di Biancaneve oggetto di una celebre rivisitazione da parte di Miles Davis. Quello che interessa è il display dinamico mostrato in alto a destra.


Nella parte superiore è mostrato il contenuto musicale come esce dal Neplayer, suddiviso per frequenza, nella parte bassa come invece esce dalla device in uso (in questo caso un iPad, anche se neplayer lo chiama "other" perché non è una device di Radius, suppongo). Si nota subito che contenuto musicale oltre i 48KHz in origine ce n'è molto poco. Il grafico è dinamico ed ho fotografato un istante del flusso musicale, ma raramente si vedeva qualcosa di più consistente. Che comunque viene ovviamente tagliato passando a 48KHz come campionamento. Nulla di nuovo quindi rispetto alle analisi del contenuto musicale in HD pubblicate su questo blog diversi anni fa.
Ho provato anche una risoluzione più elevata (24/352) disponibile tra i file esempio di 2L The Nordic Sound ma ovviamente nulla cambiava.

Più interessanti le prove di materiale audio in formato DSD, che Neplayer è in grado di gestire ovviamente con conversione in PCM (poiché il DAC del dispositivo è solo PCM). Si possono settare due diverse modalità di conversione: DoP (DSD over PCM) online, o con conversione preliminare. Nel primo caso, se le prestazioni del dispositivo sono insufficienti si può generare rumore spurio (dicono).


Nella immagine si vede cosa succede in riproduzione del brano di Britten, scelto perché particolarmente breve. In DSD128 (quello mostrato) in formato DSD sono infatti già 135MB per 1'37" di musica, a DSD256 sono il doppio, 270MB. Il tutto per ascoltare sempre a 48KHz.
Si notano anche delle spurie ad alta frequenza. Che sono presenti però solo in DSD64 e DSD128, nella prova che ho fatto a DSD256 (su iPhone) invece non ci sono. Non dovrebbero essere problemi di prestazioni della CPU perché rimangono anche abbassando i parametri di qualità. Sembrano proprio nei file in input, misteri dell'audio digitale che non so spiegare.


Ma sono prove solo teoriche. Il DSD su un dispositivo mobile non ha senso: non si apprezza in pieno usando il DAC interno (che non è DSD), richiede una quantità enorme di memoria locale e tempo conseguente di trasferimento, mette sotto stress l'architettura.

La funzionalità di upgrade
Rimane da provare la possibilità offerta di default da NePlayer di convertire comunque in 24/48 (sempre su IOS) il file in input, a meno di disabilitare la funzionalità. Basta quindi suonare un qualsiasi brano in risoluzione standard, come questo:


Si tratta di uno screenshot "live" e, come si vede, la conversione è effettuata e, addirittura, aggiunge qualcosa (che non c'era) sopra i 44.1 KHz. Si tratta probabilmente di rumore di fondo non è un problema.

Le prestazioni: un punto critico
Neplayer è un player "audiofilo" e a quanto sembra non fa uso di caching ma tutto il processo avviene in modalità diretta. Mette quindi sotto stress la potenza elaborativa del dispositivo, per le varie conversioni necessarie, e anche la rete wi-fi nel caso dell'uso del NAS.

Partiamo dal secondo aspetto, che è il primo che ho sperimentato. Nel senso che già a 24/96 con l'iPad si verificavano a volte delle interruzioni. Passando sul più recente e performante iPhone (la CPU e tutta l'architettura è quella dell'iPhone 6) il problema spariva. Almeno sino al 24/192 dove a volte il fenomeno si è ripetuto.
Abbiamo  in questo modo la conferma empirica che non viene effettuato alcuna ottimizzazione e compressione dei file audio per trasmetterli in wi-fi.
Anche in riproduzione in locale su iPad si sono verificate interruzioni su materiale 24/96 mentre su iPhone SE fino a 24/192 tutto veniva gestito bene.

Ho quindi scoperto grazie a Neplayer che il mio iPad, che è un iPad 2 quindi di qualche anno fa, ma che per tutto il resto va benissimo, ha dei limiti come player in HD. E anche che la mia rete, che è basata su componenti powerline di qualche anno fa anche loro, da 300Mb (ma, misurata, rimane piuttosto al di sotto di questo target) incomincia ad essere insufficiente per bitrate di 9Mb/sec continui richiesti dal 24/192. 

In sintesi
Neplayer garantisce prestazioni di ascolto elevate e consente di godere del suono in alta definizione anche da uno smartphone e tablet recente e dotato di un buon DAC audio. Non è molto intuitivo e pratico nel funzionamento e ha alcune limitazioni funzionali nell'uso casalingo più comodo, ovvero in unione a un NAS e comunque richiede una rete wi-fi ad alte prestazioni. Non è il partner ideale per dispositivi IOS che, come noto, hanno diverse limitazioni (volute, per proteggere l'ambiente "chiuso" IOS) nel trasferimento di file dall'esterno.

Alternative e semplificazioni
La prima semplificazione consiste nell'utilizzare un sistema Android. Ipotesi scartata all'origine da chi ha adottato da anni il sistema IOS (come me) ma sicuramente da prendere in considerazione per gli altri.
Si può anche pensare di utilizzare uno smartphone Android ancora valido ma sostituito da uno più fashion (in ogni casa ormai ce n'è uno) a questo solo scopo.
Altra semplificazione consiste nel ridurre già in origine il bitrate a 24/48. E' una operazione molto semplice utilizzando un convertitore di bitrate come R8brain (gratuito) assieme a Foobar2000 per la conversione a/da Wav (r8brain lavora solo in Wav). Un po' lunga quindi anche perché in tre passi ma si possono convertire in ogni singola fase interi album.
Infine una ulteriore semplificazione consiste nell'abbandonare proprio l'ipotesi di usare il nostro smartphone e rivolgersi a un componente specializzato, ovvero un DAP (Digital Audio Player) in HD come l'Onkyo DP-X1. Alternativa sicuramente valida ma non economica, questi oggetti partono dai 500 € o giù di lì.
Oppure l'alternativa ancora più radicale: ascoltare l'HD in casa e passare allo streaming in SD fuori, evitando così di perdere tempo prezioso nel caricare e scaricare memorie di dispositivi mobili.

venerdì 28 aprile 2017

Rassegna delle possibilità di ascolto in alta qualità su dispositivi mobili

Questo post è dedicato all'ascolto della musica in qualità CD o HD sui dispositivi mobili, sia autonomamente (in cuffia) sia come sorgente del nostro impianto. E' presentata una rassegna di quello che è necessario fare ed installare sul dispositivo per la varie fonti di musica e scelte di ascolto. Sempre puntando alla massima qualità possibile.

Quadro sinottico delle possibilità di ascolto su dispositivi mobili
Nella tabella seguente sono sintetizzate le varie possibilità in base alla qualità della musica da ascoltare, alla sorgente da cui attingiamo, alla locazione  in cui ascoltiamo e alla modalità di ascolto. le soluzioni sono elencate in ordine di comodità.


Qualità

Archiviazione

Casa: Impianto

Casa: Cuffia

Mobilità

CD

Cloud

Tidal

Tidal

Tidal

CD (1)

NAS

LocalCast

Player DLNA



CD (2)

Locale





Player standard

HD (3)

Cloud


Tidal


Tidal



HD

NAS

LocalCast (4)

Player HD DLNA (5)



HD

Locale

LocalCast (4)

Player HD (5)

Player HD

Nel seguito sono approfondite le varie opzioni, ad esclusione dello streaming, che include tutto.

(1) Musica in qualità CD e archiviata in NAS: l'ascolto in cuffia
Diana Krall in tour per Wallflower.
Gli album della pianista canadese
sono sempre disponibili in streaming.
La soluzione preferibile per l'ascolto in qualità CD è ormai un servizio in streaming, a questa soluzione sono stati dedicati numerosi post su questo blog. Se adottiamo questo sistema la necessità di archiviare musica in locale rimane solo per l'ascolto di musica non disponibile in streaming (quindi ECM o Deutsche Grammophone e poco altro) che possediamo e che archiviamo su NAS.

I player per Chromecast normalmente sono progettati per mandare l'output su Chromecast e non su una cuffia e quindi serve un player non standard, un player che supporta quindi il protocollo DLNA o UpNP. Player con questa funzionalità più o meno ben realizzata ne esistono diversi, ma dovendo installarne uno ad  hoc è più pratico sceglierne uno che sia anche in grado di gestire musica in alta definizione. Al momento non ne esistono molti, ne risultano solo due (a pagamento), che sono trattati dopo:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePlayer di Radius
Quello che avevo selezionato, acquisito e recensito sul blog anni fa, Media:Connect di Persona Software, invece non è più disponibile. 

(2) Musica in qualità CD archiviata in locale per ascolto in mobilità
Come premesso nel caso (1) precedente, adottando la soluzione streaming questa esigenza rimane soltanto per musica non disponibile sui servizi streaming e che possediamo. In mobilità ovviamente non abbiamo accesso al NAS (si potrebbe anche con molti NAS che offrono anche un URL accessibile all'esterno, ma per ragioni di sicurezza lo sconsiglio a chi non è proprio un esperto appunto di sicurezza informatica) e quindi dovremo per forza trasferire in locale questi contenuti.

Per l'ascolto in cuffia di musica in qualità CD archiviata in locale sul dispositivo è sufficiente il player standard del dispositivo, quindi Apple Music per IOS o Google Play Music per Android.

Prerequisito per l'ascolto è trasferire i file audio musicali sul dispositivo, un'operazione molto semplice su Android e anche senza grandi limitazioni se il dispostitivo ha anche uno slot SD (come quasi tutti) ma parecchio più complessa su IOS di Apple. A questa funzione per iPhone e iPad è stato dedicato il precedente post.

(3) L'ascolto in alta definizione in streaming: limitazioni
Tidal sta iniziando ad offrire anche contenuti in alta definizione con il formato MQA (vedi post con recensione) ma per ora soltanto su desktop e non su device mobili. Inoltre il catalogo in formato MQA è ancora molto ridotto, soprattutto se comparato con quello in qualità CD. In tabella quindi è presente solo per completezza. Su device mobili bisogna per forza ricorrere ad un NAS o all'archiviazione in locale.

(4) Ascolto in alta definizione su un dispositivo mobile: Sull'impianto
Passando all'alta definizione la differenza (con le scelte tecnologiche attuali dei produttori) la fa la modalità di ascolto. Se usiamo il tablet o lo smartphone per inviare musica dall'impianto usando una unità Chromecast Audio la conversione viene effettuata dal DAC interno del Chromecast, che gestisce tranquillamente audio in HD fino a 24/192 (post). Quindi l'unica esigenza è avere una app che trasmette a Chromecast il flusso senza downgrade e la qualità HD è preservata. Così dovrebbe essere con la app Localcast recensita sul blog e che attualmente uso. Il condizionale è d'obbligo perché nei trasferimenti via wi-fi tra device varie su protocolli (come Cast di Google) le cui specifiche non sono note e pubblicate bisogna fare solo una previsione in base a ciò che non è escluso.

(5) Ascolto in alta definizione su un dispositivo mobile: In cuffia
In questo caso invece il DAC è proprio quello dello smartphone o del tablet che decodifica in analogico a beneficio dell'uscita jack stereo per la cuffia. In alcuni modelli Android è esplicitamente dichiarato il supporto HD, in altri la questione è ignorata. Ma penso che ormai tutti i chip DAC recenti e adottati, forniti dalla Cirrus Logic o da altri produttori specializzati, sono come minimo 247192. La differenza la fanno le scelte del produttore della device e i driver che adotta.
Nel caso del primo produttore al mondo (la Apple) la scelta è non supportare in pieno l'alta definizione. In base ad un articolo pubblicato da What If nel 2016 i penultimi modelli (iPhone 6, iPhone SE e, suppongo, corrispondenti iPad) hanno a bordo un chip Cirrus Logic custom che supporta sino a 24/96, ma il driver interno dell'uscita jack è limitato a 24/48. Questa è d'altra parte la limitazione indicata anche da iTunes in trasferimento di file audio su iPad o iPhone.

Diversa la situazione sull'ultimo modello iPhone 7, che ha soppresso l'uscita jack e dove la cuffia può essere collegata solo alla interfaccia digitale Lightning e serve quindi una cuffia collegabile a questa porta universale Apple, come la Philips M2L/27. Alcune anticipazioni parlavano di supporto HD oltre i 48KHz per questa nuova versione dell'iPhone, ma non sono arrivate conferme in merito. Non ho un iPhone 7 o un iPad dell'ultima serie e non posso quindi fare la prova.
A mio parere basterebbe tentare di trasferire un file 24/96 con iTunes (vedi post precedente). Se il trasferimento avviene significa che il blocco è superato, se rimane vuol dire che il taglio c'è ancora.

I player HD per l'ascolto in cuffia
Per ottenere il massimo da i file audio HD che abbiamo trasferito sul dispositivo è opportuno usare un player specializzato, anche perché Apple Music nulla asserisce in merito al supporto e possiamo anche supporre che faccia un downgrade preventivo. I player disponibili e abbastanza diffusi da avere recensioni sono 2 con supporto anche DLNA /UpNP (già citati prima) e 2 solo per file locali:
  • Neutron Player di Neutron Code Ltd
  • NePlayer di Radius
  • Onkyo HF Player
  • VLC
Tutti garantiscono supporto anche 24/96 ed oltre, ma su iPhone e iPad, come premesso, è improbabile che possano andare oltre 24/48 (non è un dramma comunque, sempre meglio del 16/44.1). NePlayer fa molte affermazioni e promesse in merito ai formati pienamente supportati. anche con soluzioni proprietarie, ed è oggetto di un test di verifica attualmente in corso che sarà pubblicato a breve.

sabato 22 aprile 2017

Trasferire file audio su iPad e iPhone

Premesso che sono un sostenitore della maggiore comodità e possibilità di conoscere la musica che rendono possibili i servizi in streaming, ormai anche in qualità CD (come si sarà capito dai molti post su questo argomento), ci sono ancora parecchie situazioni nelle quali è necessario ricorrere alla memoria interna del nostro dispositivo mobile. Nessun problema se si tratta di un Android, dove addirittura si può quasi sempre ricorrere anche a schede SD intercambiabili.

Non così per iPad e iPhone, IOS è un ambiente molto meno flessibile e quindi anche più protetto e stabile del windows-oriented Android. E così trasferire file audio non presenti in streaming, ma che vogliamo ascoltare in mobilità o file audio in alta risoluzione, non è altrettanto semplice. Il trasferimento si può fare (essenzialmente) in due modi: A) con iTunes e via USB, ma con limitazioni; B) con app terze parti e Dropbox, senza limitazioni ma passando per il web.


A. Trasferire file audio via USB con iTunes
Una operazione veloce e anche semplice seguendo le istruzioni, ma si possono trasferire solo file audio riproducibili con il DAC interno di iPhone e iPad (almeno sino al modello 6) e cioè fino a 24/48 KHz. Anche se magari abbiamo intenzione di by-passare il DAC trasmettendoli a Chromecast. Ma se li vogliamo ascoltare con una cuffia collegata al jack stereo, questo limite in ogni caso non può essere superato (forse con il 7 su Lightining, ma non arrivano conferme) e quindi, poco male.
Vediamo le varie azioni passo-passo. In allegato come sempre sono visualizzabili gli screenshot.

1. Aggiornare iTunes se necessario
Versione utilizzata per queste istruzioni: 12.6.0

2. visualizzare la propria libreria iTunes
Se non già visibile di default: dal pulsante  sotto la Menu Bar selezionare:
Musica > Questo computer

3. Trasferire i file audio in alta risoluzione nella libreria iTunes del PC con il comando
File > Aggiungi cartella alla libreria

4. Controllare i file inseriti andando su una canzone dell'album:
Tasto destro > Informazioni > Scheda > File (dimensioni del campione / campionamento: es. 24 bit e 48,000 Hz

5. Connettere lo iPad con il cavo USB in dotazione
Compare nel Menu a discesa sul lato sinistro di iTunes:
Dispositivi: iPad di XY

6. Controllare i contenuti dela cartella Musica dell'iPad
Cliccare su iPad di XY e selezionare Musica

7. Configurare la operazione di sincronizzazione
Individuare la icona dell'iPad (normalmente è a fianco del pulsante "Musica": è  un minuscolo rettangolo che ricorderebbe la forma dell'iPad). Cliccandoci compare un riepilogo del tablet  con tre riquadri.
iPad, Backup e Opzioni.

Su Opzioni selezionare Riepilogo > Opzioni e togliere la spunta a "Preferisci contenuti a risoluzione standard" e flaggare invece "Gestisci manualmente musica e video".

Altrimenti il trasferimento sarà limitato a 16/44.1 e il trasferimento di file a risoluzione superiore (ma sempre fino a 24/48 che è il massimo gestito) sarà bloccato con un comando del tipo "file non riproducibile su iPad".

8. Selezionare la musica da trasferire: I. Modalità di sincronizzazione

Cliccando ancora su Musica nel menu a discesa sotto al riepilogo  appaiono cinque riquadri

Selezione musica
Playlist - Artisti
Generi - Album

Sul riquadro "seleziona musica" eliminare la spunta da "Tutta la libreria musicale" nel riquadro "Sincronizza musica" e flaggare invece "Playlist, artisti, album e generi selezionati". Altrimenti viene sincronizzata tutta la libreria del PC. Se però usiamo iTunes solo a questo scopo si può mantenere la sincronizzazione totale, più comoda.

(Attenzione: dopo la prima operazione può darsi che il riquadro sia in grigio e che, se si tenta di sincronizzare, esca un messaggio di errore che avverte che i file saranno rimossi dall'iPad. Vuol dire che saranno rimossi quelli inviati in precedenza se non nuovamente selezionati).

9. Selezionare la musica da trasferire: II Selezione di cartelle o file audio

Cercare a questo punto l'album o gli album che vogliamo trasferire e flaggarli usando uno dei 4 riquadri sottostanti (artista o album). Nel riquadro "Sincronizza musica" compare ora il numero di brani da trasferire.
Rimane quindi solo da dare il comando "Applica" (o "Sincronizza"). Nel display in alto è mostrato il processo passo a passo.
Se compare il messaggio "Non riproducibile su iPad" vuol dire che non siete ancora intervenuti in
Riepilogo > Opzioni togliendo la spunta a "Preferisci contenuti a risoluzione standard" e flaggando invece "Gestisci manualmente musica e video". Oppure il file audio ha frequenza di campionamento superiore a 48KHz.

Dare quindi "applica" e di nuovo "sincronizza".

10. Un sistema più semplice, per brani singoli
Si può trasferire un brano alla volta con un altro sistema più semplice. Una volta connesso l'iPad basta eseguirlo sul PC e, con il tasto destro del mouse sul player si può cliccare su "Aggiungi al dispositivo" e arriverà direttamente sulla libreria Apple Music dell'iPad.
Attenzione: se il file è in risoluzione superiore a 16/44.1 sarà necessario però in precedenza impostare sul riepilogo iPad "Gestisci manualmente musica e video" come indicato al punto 7. Altrimenti questa opzione non compare

B) Trasferimento con Dropbox via web
La strada è sempre quella (il web, un giro lungo) ma gli strumenti possibili sono più di uno. Sono indicati il popolare Dropbox (semplice nell'uso e gratuito) e la app di Zuhanden Gmbh che si chiama proprio File Manager e che in qualche modo rende disponibile una interfaccia tipo l'omonimo file manager di Windows anche su IOS e iPad in particolare.
Le operazioni a questo punto sono banali, anche se lunghe per file grani e/o cartelle ampie.

1. Trasferire i file audio o la cartella su Dropbox
Dropbox fa da area di scambio e quindi i file audio devono essere inviati su una cartella o su un'area che creiamo allo scopo, in upload. Le prestazioni in upload di un contratto sstandard ADSL sono di solito molto inferiori di quelle di download, e ne consegue che questo sistema si adatta meglio a contratti di connessione più preformanti e in particolare alle connessioni in fibra. Ma anche il 4G a volte può essere superiore.

2. Trasferire i file audio o la cartella da Dropbox a File Manager
Dropbox è una delle funzioni di default in questa app. Ovviamente la prima volta bisognerà dare le nostre credenziali al servizio di file sharing, ma poi tutto procede in automatico. File Manager non conosce il formato Flac e questo può generare qualche noioso messaggio di warning che però basta ignorare. Per trasferire basta cliccare sul file nella directory di Dropbox che File Manager mostra ed inizia automaticamente il download nella directory Local Files (la prima del menu a discesa).

3. Rendere disponibili e file al player HD
In alto a destra è mostrato un tasto Edit. Cliccando sopra compare una spunta per tutti i file presenti sulla directory Local Files. Bisogna a questo punto flaggare i file o i file che ci interessa ascoltare e poi selezionare il pulsante Open If nella fila di funzioni in basso.
Tra le varie app con cui si può aprire il file vedrete anche il player compatibile (NePlayer in questo caso) con il comando Copy to NePlayer e il file è aggiunto (senza copiarlo ma indirizzandolo solo, vista la velocità dell'operazione).

E' tutto, i file audio sono ora ascoltabili.

Allegato: Gli screenshot

A. Trasferire con iTunes

Selezionare la cartella da trasferire (passo 3)
Controllare il formato file (I) (passo 4)
Controllare il formato file (II) (passo 4)

Il pannello riassuntivo del dispositivo (passo 7)

Le opzioni disponibili per il dispositivo collegato a iTunes (passo 7)

Il pannello di selezione dei file da trasferire (passo 8 e 9)

B. Trasferire con Dropbox e File Manager

La visualizzazione dei file contenuti nella cartella su Dropbox (passo 1)

Il trasferimento del file audio da Dropbox (passo 2)

I file audio trasferiti da Dropbox alla directory Local Files.
In alto a destra il tasto Edit (passo 2)

La selezione di NePlayer come lettore (passo 3)

E' tutto. Il file audio trasferito è in esecuzione su NePlayer

domenica 26 marzo 2017

Naim Mu-so alla prova

Un componente decisamente interessante, il Mu-so della Naim, prestigiosa casa inglese dai molti estimatori, tradizionalista fino a qualche anno fa ma negli ultimi decisamente impegnata anche sul fronte digitale. Ne abbiamo già parlato, fornendo una breve descrizione, nel post dedicato ai nuovi modi per sentire la musica. Ora è stato provato, e possiamo verificare insieme se le ottime recensioni che si leggono sul web hanno un fondamento.

La prima parte della prova si è svolta in un noto negozio di Roma ed era finalizzata ad una scelta tra un impianto tradizionale e appunto il Mu-so, che lo sostituisce quasi del tutto.

La prova riguardava ovviamente il Mu-so standard, non il super.compatto QB
Rimando al post precedente per la descrizione dell'oggetto, ricordo solo che è un componente che include tutto tranne la sorgente (normalmente chiamato wireless speaker) e può suonare musica proveniente da una connessione wi-fi (streaming o web radio), da una connessione wi-fi + DLNA (network storage esterno), da una porta USB (pen drive o disco USB), da un lettore digitale (ingresso digitale ottico o coassiale) e anche da una sorgente analogica (jack stereo piccolo). Riproduce il tutto con un DAC interno e un sistema di altoparlanti attivi a 3+3 vie con bass-reflex passivo.
Il tutto in un elegante e ben rifinito parallelepipedo di dimensioni 12 x 62,8 x 25,6 cm. (AxLxP) che ha come ideale collocazione un tavolo basso.

L'elegante e sintetico manuale del Mu-so
La prova di ascolto
La scelta della musica da provare non era mia ma del potenziale acquirente (mio fratello) che ha gusti un po' diversi dai miei e, come è giusto, era basata soprattutto su quello che sente abitualmente e che quindi conosce bene. Si è cominciato quindi, in una saletta di prova attrezzata allo scopo, con un moderno musical, ovvero con la colonna sonora di La La Land. Impasto di voci e grande orchestra jazz con fiati, prima prova convincente, le voci e gli strumenti erano ben distinte, ma non conoscevo bene il brano e non avevo termini di confronto. Si è proseguito poi ancora con la musica vocale, ma antica, il Messiah di Handel, eccellente la possibilità di riconoscere ben separate le voci maschili e femminili alle varie altezze, un po' carente l'impatto dell'orchestra, sembrava debole la parte bassa dello spettro sonoro.

La tecnica del Mu-so parzialmente in vista togliendo il pannello frontale: sei altoparlanti più 2 woofer passivi con amplificazione attiva e trattamento tutto digitale sino agli ampli analogici. Nessun intervento di equalizzazione e di simulazione con tecniche surround della ricostruzione spaziale.
Si proseguiva sempre con la musica barocca, una sonata per clavicembalo e poi un piccolo gruppo strumentale sempre di Bach. Non amo il clavicembalo ma ho notato una riproduzione molto precisa, niente da dire sulla sonata successiva con gli strumenti ben delineati. Stavamo concludendo che la musicalità era buona ma la carenza di bassi rispetto all'impianto da sostituire, molto tradizionale ma non certo povero di bassi (AR 3a con Nad 3130) e il commesso del negozio ci stava spiegando che tecnicamente la carenza poteva derivare anche dal posizionamento, nel senso che i woofer laterali del Mu-So hanno bisogno di una superficie di base ampia per sfruttare le riflessione (cosa che non era, il piano di appoggio era poco più largo del componente Naim) quando è arrivata la sorpresa con un brano dal vivo dall'ultimo concerto dei Pentangle, il doppio album "Finale" da poco uscito, con le registrazioni dei concerti della reunion del 2008 (che sono andato a sentire a Londra all'epoca). Il brano era la loro nota versione senza strumenti a fiato di Good Bye Pork Pie Hat, il celebre tema di Charles Mingus, e qui il contrabbasso iniziale di Danny Thompson usciva con grande presenza e quasi prepotenza, poi seguito dalle chitarre in dialogi di Rembourn e Jantsch. Una esecuzione veramente notevole. Confrontata più tardi a casa sul mio impianto non sembrava proprio che si perdesse niente rispetto alla riproduzione con diffusori a torre e doppio woofer di ben altre dimensioni.

Vista posteriore con la griglia di raffreddamento che diventa un motivo estetico
In sintesi stavamo concludendo che il suono sembrava più da mini casse precise ma con pochi bassi, stile anni '90, ma ci dovevamo ricredere, la carenza che percepivamo dipendeva anche dalla scelta delle registrazioni da provare e dalla spazialità del suono. Che, per la costruzione del Mu-So, forzatamente era meno "spaziale" (e quindi con meno riflessione ambientali) rispetto ad un impianto con diffusori a distanza di 2-3 metri tra loro. Con un contrabbasso registrato nello spazio sonoro ristretto di un piccolo gruppo di 4 elementi i bassi attivi (ed equalizzati) del Mu-So facevano il loro lavoro scendendo abbastanza in basso da restituire una riproduzione realistica.

Il touch-screen dial del Mu-so, ovvero la manopola a rotazione infinita retro illuminata e touch screen con cui si comanda tutto. Molto bella e intuitiva nell'uso, ma in pratica si fa tutto con l'app per smartphone o (meglio) tablet in dotazione.
La seconda prova
In seguito c'è stato un secondo ascolto approfondito, questa volta nella configurazione e installazione definitiva, e con materiale in alta definizione. Portato ora da me, quindi con i dischi test che conosco meglio, a iniziare da Diana Krall ed il suo classico duetto con il contrabbasso di Christian McBride (All Or Nothing At All). Un contrabbasso veramente realistico, e la voce della pianista canadese era quella profonda ed espressiva che conosco bene nella riproduzione delle mie casse e delle mie cuffie. Prova superata anche con classica a forte dinamica (un quartetto di Prokofiev) e con i bassi profondi di Black Crow nella versione di Cassandra Wilson.


Altro ascolto per un classico dei test audio, la reunion dei Weavers al Carnegie Hall del 1963, proprio Guantanamera. E qui la esecuzione del piccolo Mu-So (piccolo se confrontato con un impianto tradizionale, e tutta sua, la sorgente era una pen-drive) era veramente notevole. Le voci di Lee Hays e di Pete Seeger ben divise e poi quella della cantante Ronnie Gilbert che interveniva limpida e potente, con le chitarra di accompagnamento ben presenti. Voci precise, ben posizionate ma soprattutto, realistiche, molto realistiche, sembravano li nella stanza, per usare una espressione abusata, e si faceva fatica a credere che tutto provenisse da quel parallelepipedo lucido.
Rimaneva invece aperta l'osservazione sul tono più chiaro di quello che ricordassi proprio su alcune voci femminili; non tutte, quelle nella zona tipica di mezzo soprano come quelle di Joni Mitchell o Christine McVie. Apparentemente il Mu-so ha bassi più profondi (relativamente, e' ovvio) ben presenti ma una carenza in alcune registrazioni sui medio bassi. Niente di intollerabile ma devo notarlo anche per suggerire questa particolare prova in caso di seduta d'ascolto.

Infine dalla installazione finale sono arrivati altri elementi sulla ricostruzione spaziale, che non si concretizza a poca distanza dal componente, come ci si aspetterebbe, ma a maggiore distanza, e ciò presumibilmente grazie alla maggiore efficacia delle riflessioni nella stanza (che era regolare, abbastanza grande e mediamente assorbente).

Naturalmente nelle prove non poteva mancare, come da tradizione, una immagine di Diana Krall
In sintesi
Tirando le somme, quello che si perde rispetto ad un (buon) impianto tradizionale è qualcosa in spazialità, nel senso che bisogna cercare bene il punto d'ascolto ottimale, e soprattutto l'impatto e la dinamica con la grande orchestra. Ma il tutto è compensato dalla precisione timbrica e quindi dalla riconoscibilità degli strumenti e delle sezioni dell'orchestra e dalla possibilità di seguire efficacemente lo sviluppo dinamico e "coloristico" della musica che ascoltiamo. Con particolare efficacia quindi nelle voci e nel coro. 
Non fa il miracolo di sostituire un grande e ben assemblato impianto a più componenti, ma si avvicina di molto. Fornendo poi il vantaggio di una versatilità, semplicità operativa e facilità di installazione non comparabili.
Il tutto ad un prezzo (circa 1250 €) che sembra alto se confrontato con altri wireless speaker (che comunque partono dai 500 in su) ma è inferiore a quello di un impianto equivalente a componenti separati.

All'appassionato la scelta se rinunciare a qualcosa sul lato della dinamica (ma dipende anche molto dalla musica che si sente con più frequenza) o cambiare tutto per guadagnare molto sul lato della semplicità operativa, e anche qualcosa sul dettaglio e sulla fedeltà del suono (se rimaniamo nella stessa fascia di prezzo). Mio fratello dopo un secondo ascolto in negozio ha deciso di cambiare.

venerdì 17 marzo 2017

Un DAC per Chromecast

Chromecast Audio è una brillante ed economica soluzione per collegare il mondo dell'alta fedeltà tradizionale con il nuovo mondo degli smartphone e dei tablet, ormai diventati strumenti potenti per scoprire ed ascoltare musica. In concreto, consente di usare il nostro tablet come lettore per seleziona la musica da ascoltare da uno storage DLNA o da un servizio streaming, ed ascoltarlo via wi-fi sul nostro impianto. Sul post c'è un articolo di presentazione ed un secondo articolo sul possibile utilizzo in HD.
Il DAC che si occupa della conversione da digitale ad analogico nella configurazione base è quello interno al compatto componente proposto da Google. Tutt'altro che disprezzabile come qualità, ma un ascoltatore esigente può pretendere di più. E la cosa è possibile. Vediamo prima una semplice prova pratica e poi alcuni suggerimenti.

L'output composito analogico / digitale di Chromecast
Normalmente Chromecast si connette all'impianto, quindi a un ingresso del l'amplificatore, con un normale cavo sbilanciato, mini jack stereo da un lato e pin-jack (o RCA) stereo dall'altra. Lo stesso ingresso però, come nei Mac Mini, può essere usato anche per un connettore digitale coassiale S/PDIF, e connettere quindi Chromecast Audio ad un DAC di nostra scelta, e di classe superiore a quello interno. Non sulla porta USB però. Il connettore è standard e si può trovare nei negozi fisici oppure online, ma per il test ho preferito acquistare il componente venduto da Google, di colore giallo, che si vede nella foto. La connessione sull'altro lato è a standard Toslink, il più diffuso.

Il corto cavetto ottico arriva in una grande scatola
Per provare la connessione serve un ingresso digitale, per la prova invece che un DAC ho usato il mio lettore / registratore Mini Disc, che ha un ingresso Toslink. Non è la cosa più logica, ma il DAC con ingresso digitale che ho non è più compatibile con Windows 10 e non lo è mai stato con il Mac, e i due lettori a dischi ottici hanno solo una uscita digitale e non un ingresso, come è comune dotazione per questi componenti.

Tornando al test, il Chromecast Audio si connette con il cavo digitale all'ingresso digitale del lettore, un Sony MDS, il lettore si mette in modalità registrazione da digitale, si attiva il monitoraggio e tutto funziona, nel senso che si ascolta regolarmente sull'impianto la musica trasmessa in wi-fi dal mio iPad. Nessun incremento di qualità in questo caso, perché il DAC interno del Sony oltre ad avere circa 15 anni (la tecnologia si è molto evoluta) lavora su un flusso digitale preventivamente compresso in ATRAC, lo standard del Mini Disc, un po' meglio dell'Mp3 ma sempre "lossy". Ma era solo un test funzionale, e ha mostrato che la connessione, come da premesse, è semplicissima e senza sorprese.

Un DAC per Chromecast
Quindi le caratteristiche tecniche di un DAC per Chromecast sono ben definite:
  • Ingresso digitale ottico
  • Alimentazione separata, non solo USB
  • Buona qualità (altrimenti ci teniamo il Chromecast), ma non esagerata, perché i file audio che possono essere trasmessi via wi-fi possono essere al massimo 16/44.1 (almeno per ora)
  • Anche il DSD non serve, non si trasmette via wi-fi da un tablet
All'occorrenza ci sarà sempre anche un secondo ingresso USB per collegare anche un music server custom, a meno di usare addirittura due DAC separati (uno per il Chromecast ed uno di prestazioni superiori per HD e DSD). Non un network player, perché di solito non hanno un ingresso digitale ottico ma soprattutto perché non servirebbe Chromecast: tutti gli ultimi modelli supportano wi-fi e servizi di streaming anche lossless come Tidal.

Fatte queste premesse di componenti con queste caratteristiche ce ne sono molti ma non moltissimi. Ad esempio i DAC della Pro-Ject: DAC Box E (99 €) o  DAC Box S FL (159 €) oppure la nuova versione del classico Arcam rDAC II (ca. 350 €). Ovviamente ce ne sono molti altri ma salendo parecchio di prezzo e in questo caso l'investimento sarebbe giustificato se venisse usatp anche per la propria musica in HD. Come per esempio gli apprezzati modelli della North Star Design, a partire dall'entry level Intenso (che però sta già sui 1000 €) o i modelli superiori della Pro-Ject. Oppure i modelli MyTek già compatibili MQA.

Il Pro-Ject DAC Box E davanti e dietro (sotto)

Il modello superiore S sempre davanti e dietro



L'Arcam rDAC II
Infine il modello Intenso della North Design












venerdì 17 febbraio 2017

Tidal in qualità Master con MQA: la prova

Il test della nuove funzionalità offerte da Tidal (senza sovrapprezzo) è alla portata di tutti, difatti il fornitore del servizio streaming lossless lo mette a disposizione in trial per un mese senza limitazioni. Unica condizione è fornire in garanzia la propria carta di credito, sulla quale non sarà caricato nulla in caso di recesso prima dei 30 giorni. Se invece la prova è convincente e si conferma l'abbonamento, il costo è il solito 19,9 € / mese (è un servizio lossless, quindi in qualità CD, per questo costa di più dei concorrenti Spotify, Apple Music, Google Play Music e Deezer, che costano la metà). Nulla di nuovo tornando al trial, è lo stesso tipo di promozione adottata da tutti gli streaming.

Una anticipazione del test: la prova di ascolto co  Rumours dei Fleetwood Mac in HD.
Il player della app desktop di Tidal simula la rotazione di un CD,

La differenza: MQA

I servizi streaming in qualità CD esistono già e quindi l'analisi delle nuove funzionalità si concentra sullo streaming in alta definizione con il sistema di codifica MQA.
Escludendo questa novità ha caratteristiche molto simili agli altri servizi concorrenti: tre livelli di qualità: Normal, High e HiFi che corrispondono a 128Kbps, 320Kbps e qualità CD. Per i primi 2 l'abbonamento costa 9,99 €/mese come per tutti gli altri, per la qualità CD 19,99 come Qobuz e Deezer Elite. la qualità Normal serve solo quindi per risparmiare traffico se si ascolta in connessione 4G o 3G. In più per chi sottoscrive l'abbonamento HiFi c'è l'accesso al materiale in qualità Master, ovvero in alta definizione (24/48 o 24/96) codificato MQA. Cosa molto buona: senza sovrapprezzo, sempre 19,99, e disponibile anche in Italia.

Tutte le modalità di utilizzo e le app di Tidal

Ci sono ovviamente app per l'utilizzo da smartphone o tablet IOS o Android e, su desktop, la scelta tra la app da scaricare e installare o l'ascolto direttamente dal browser, con funzionalità analoghe ma ovviamente un po' più comode con la app dedicata.
Il catalogo (escludendo il materiale Master) è molto ampio, quasi al livello di Spotify e analoga a quello dei concorrenti francesi Qobuz e Deezer (Tidal è di origine scandinava come Spotify). Include anche le note su molti album, come Qobuz, sostituto digitale (spesso più scarno però) del libretto dei CD. Una prova completa era stata pubblicata a suo tempo su questo blog.
Per un maggior dettaglio sono visualizzabili gli screenshot, alla fine del post.

Il claim di Tidal Masters

MQA: catalogo e ascolto
Il materiale in formato MQA dovrebbe derivare teoricamente dai master originali e poi codificato nel formato proposto da Meridian e adottato da Tidal. Non si sa se sia effettivamente così o se siano partiti da una normale edizione PCM in HD. Sta di fatto che il materiale presente, e che si può visualizzare soltanto con la app desktop (non è selezionabile in quanto tale dal browser su desktop o dalle app per device mobili, perché non contengono il codec MQA per ricostruire il file audio in HD (MQA fa anche la compressione) e quindi non supportano questo formato. Ovviamente gli album in quanto tali sono disponibili ugualmente nei formati usuali.

Il catalogo al momento non è molto ampio: pochissimo di classica, ancor meno di jazz, pop e rock in maggioranza ma con scelte piuttosto a macchia di leopardo, per esempio tutto Joni Mitchell ma niente di Bob Dylan o di James Taylor, niente di Diana Krall o di Cassandra Wilson, Doors sì, ma niente degli U2 o dei REM o dei Jefferson Airplane, per restare ai tempi dei Doors, Dovrebbe essere in continua espansione secondo le loro dichiarazioni. Probabilmente le presenze sono legate agli accordi con le major.

La libreria musicale dei contenuti Masters. Solo dalla app desktop.

Le modalità di ascolto sono quindi in sintesi le seguenti:

  • il materiale in codifica MQA è ascoltabile solo con il contratto HiFi
  • il materiale in codifica MQA e' ascoltabile solo con la app per desktop (PC o MAC) non da browser
  • su desktop e non dalle app per device mobili
  • la app su desktop effettua la decodifica da MQA a formato HD, e quindi può inviare il flusso a qualsiasi DAC HD 
  • per la decodifica delle ulteriori informazioni musicali "percettive" inserite da MQA è necessario un DAC  che implementa il codec MQA (vedi post precedente).
Il test
Ho incontrato alcune difficoltà per effettuare il test di ascolto con le modalità che adotto normalmente: per prima cosa il materiale in MQA non è molto e non sono presenti i brani test che uso di solito (ad esempio Diana Krall o Miles Davis) e inoltre volevo usare lo stesso DAC. L'idea quindi era installare la app desktop sul mio music server Mac Mini e provare a confronto il player che uso comunemente (Fidelia) a confronto con Tidal MQA. Ma ho scoperto che la app desktop su Mac richiede OS.X dalla 10,9 in su e il mio Mac Mini, che ha qualche anno ma per questi scopi va ancora benissimo, si ferma alla 10.7. Così ho dovuto ripiegare sull'ascolto a confronto della app desktop sul mio notebook Windows (un HP ProBook) e Fidelia sul Mac Mini, commutando manualmente l'ascolto sul DAC HRT Music Streamer II, in altre parole scollegando e collegando alternativamente il cavetto USB. Scarsa possibilità quindi di test alla cieca e necessità di confronti a memoria (seppur a breve termine) invece che con commutazione immediata. E brani scelti tra quelli in comune tra TIDAL MQA e la mia libreria, che non erano molti. La scelta è caduta su Joni Mitchell (Blue, River e A Case Of You) e i Fleetwod Mac di Rumours (Songbird e Dreams). C'era anche Coltrane, Giant Steps ad esempio, ma la registrazione appariva molto datata e poco significative le differenze nei due ascolti.

L'ascolto di Rumours intero album con la app desktop di Tidal

L'ascolto a confronto

Era tra materiale in qualità CD, rippato su network storage con Foobar2000 e ascoltato con il player Fidelia, e gli stessi in qualità HD-MQA, con il player di Tidal su un Notebook con Windows 10. In entrambi i casi il DAC e relativo driver era il HRT Music Streamer già citato, configurando ovviamente la porta alla sua risoluzione massima,
Preciso ancora che in questo modo si poteva verificare solo il plus rappresentato dall'alta definizione, non gli ulteriori miglioramenti percettivi che consentirebbe la codifica MQA, perché queste ulteriori informazioni possono essere decodificate solo da DAC che hanno implementato appunto l'algoritmo di decodifica MQA, come quelli citati nel post precedenti. Incluso quindi il noto e apprezzato e super compatto Dragonfly. Si può al limite beneficiare di una versione più vicina al master originale nella versione Tidal, come in modo non troppo chiaro dichiara Tidal. Nulla però di specifico nelle note di questi brani.

Come in tutte le prove su questo blog non poteva mancare Diana Krall

L'aspettativa è di un miglioramento con MQA, quindi in questo caso e in ascolti non alla cieca conviene partire dal formato teoricamente inferiore e verificare se qualcosa cambia in meglio passando al formato teoricamente superiore o se non si percepisce alcuna differenza.
Blue e River sono due brani acustici per solo voce e pianoforte con qualche suono di contorno. Il piano è solo di accompagnamento e quindi non ci si aspetta grandi differenze, e così è stato. Nella voce però (uno degli "strumenti" più rivelatori, come noto) qualcosa si avverte, sono brani molto noti, tra i migliori della Mitchell, che ne da' una interpretazione notevole per mutevolezza espressiva, variazioni di volume, pause e accelerazioni.

Bene, nella versione MQA qualcosa cambiava in meglio, solo sfumature, ovviamente, ma i brevi sospiri dopo una pausa, le variazioni di dinamica, la linearità con cui venivano seguite le variazioni dinamiche sembravano superiori: un ascolto più aperto e musicale, realistico, presente, che rendeva difficile fermarsi e non sentire fino in fondo il brano-
In Case Of You l'accompagnamento è invece con chitarra acustica (suonata da James Taylor) e con uno strumento caratteristico americano, ma sempre cordofono ,suonato da Joni (si chiama Appalachian dulcimer) e qui qualcosa si sentiva in meglio come realismo nel pizzicato e in generale nella collocazione spaziale dei due strumenti acustici.

L'ascolto delle tracce di Blue scelte come test

Con i Fleetwood Mac il più significativo è stato l'ascolto dei brani pop con batteria, arrangiamenti ricchi, accurati e quasi ridondanti, come Dreams o Never Going Back Again, dove la differenza che si apprezzava, più che sui singoli strumenti, era proprio sulla dinamica e quindi, passatemi il termine poco preciso, su un quid di emozione in più che poteva passare da questi brani multi.milionari (in copie vendute dell'album). Meno da dire su Songbird, la canzone poi diventata ancor più famosa per le magistrale cover di Eva Cassidy. Perché sentendola a poca distanza dalle celebri canzoni di Joni Mitchell si scopre una chiara somiglianza di stile e di struttura stessa del brano. Solo che qui al canto c'è Christine McVie (che è anche l'autrice), che è un'ottima interprete ma non allo stesso livello di finezza interpretativa della Mitchell.

Tirando le somme il mio giudizio è che puntare a MQA, anche se non completo come in questo caso, vale la pena, un miglioramento si apprezza con la necessaria attenzione ma, come ho scritto altre volte, la cosa più importante è un'altra: la soddisfazione personale, la sensazione di aver trovato un ascolto giusto, un punto d'arrivo che ci consente di dimenticare l'impianto e di concentrarci solo e soltanto sul puro piacere della musica. Senza sentire la necessità di cercare qualcosa di più. Che comunque ci sarebbe, secondo le premesse e le promesse di Tidal e Meridian.

Un ascolto interessante sono stati anche gli album dei Jethro Tull rimasterizzati dal
noto ingegnere del suono Steven Wilson, tutti disponibili in edizione Masters

Fate il test anche voi.
Naturalmente qualcuno potrebbe avere dubbi su queste impressioni di ascolto, e restare dell'opinione che la differenza passando in HD non si sente (come è sostenuto in tanti articoli di cui ho dato conto più volte). In questo caso però, a differenza dell'ascolto di testine che costano come un'auto da città o di coppie pre + finale che costano invece come un SUV, così frequenti su Audio Review, la prova di ascolto la può fare ogni ascoltatore a costo zero (per 30 giorni) avendo solo l'attenzione di predisporre con un po' di cura il set di ascolto, e di mantenere il più possibile allo stesso livello le due sessioni a confronto.

In sintesi: passerò a Tidal?
Come ho scritto altre volte uso con soddisfazione da anni Qobuz in qualità CD. E al momento non vedo sufficienti vantaggi per convincermi a passare a Tidal: il catalogo del materiale HD-MQA è molto ridotto, ascolto molto in mobilità (in auto soprattutto) dove comunque non lo potrei ascoltare in HD ed inoltre dovrei comprare un nuovo DAC compatibile MQA, senza conoscere però l'effettivo futuro di questo standard. Si impone quindi un approccio "wait and see" anche se le previsioni sono a favore di Tidal e di conseguenza mi aspetto che entro un tempo che non so prevedere ma che potrebbe non essere lungo sarà questo il mio nuovo sistema di streaming.

Altri screenshot catturati durante il test

Il costo del servizio
La presentazione di Tidal Maters nelel FAQ

Altra interessante caratteristica di Tidal (in comune con Qobuz): supporta Chromecast

Uno dei molti dischi novità disponibili: l'ultimo dell'ensemble Touareg Tinariwen,
per gli appassionati di world music.