giovedì 5 gennaio 2017

Da oggi lo streaming è anche in alta definizione con Tidal e MQA

L'ho citato nell'ultimo post, si attendeva da tempo, finalmente eccolo, è stato annunciato al  CES di Las Vegas ed è immediatamente disponibile grazie a Tidal lo streaming in alta definizione, con l'algoritmo di elaborazione master quality authenticated (MQA) di Meridian. Una nuova tecnologia che su questo blog era stata ampiamente descritta in un precedente post.

L'annuncio parla di una opzione senza costi aggiuntivi per chi ha già l'abbonamento a qualità CD e di un catalogo molto ampio di tracce già codificate MQA, precisamente 30.000, non è precisato di quali generi musicali (Tidal non è specializzato). Non si parla di limitazioni per aree geografiche.

Appena possibile sarà provato, per ora basta la notizia, forse è la volta buona per un importante passo avanti nella musica digitale e nella qualità dell'ascolto. 

A quanto si capisce dall'annuncio (le notizie sono ancora molto sintetiche) l'ascolto sarà possibile all'inizio con il lettore desktop, nel cui software sarà incluso l'algoritmo di estrazione delle informazioni MQA e di decompressione. A questo punto qualsiasi DAC potrebbe effettuare la decodifica, se fosse così semplice, ma effettivamente non è così e il DAC deve essere compatibile MQA (forse per gli aspettilegati alla sincronizzazione e all'impacchettamento dei frame musicali).

Allo stesso CES sono stati però annunciati anche due DAC economici (e adatti anche all'ascolto in cuffia e in mobilità) che saranno a breve MQA compatibili grazie a un aggiornamento firmware.

Sono il ben noto e assai apprezzato DragonFly di AudioQuest e un nuovo DAC compatto ed economico di Mytek battezzato Clef. Costeranno tra i 200 e 350 Euro. Restiamo in attesa quindi delle evoluzioni per l'ascolto in mobilità, da tablet o smartphone, che sarà evidentemente fondamentale per l'affermazione. Sarebbe l'ideale se arrivasse la conformità con Chromecast, chissà se Google è più aperta all'HD che la nuova Apple. (Aggiornamento 7/1).


In sintesi tutto fa pensare, in base alle prime informazioni, che si tratta di una evoluzione pensata per un pubblico vasto e con un gradino di accesso ragionevole.


Seguono le immagini della presentazione sul sito Tidal e una videata di utilizzo (dal blog Audiostream).







mercoledì 21 dicembre 2016

Lo streaming in HD (per la classica) - II Parte

Dopo la veloce recensione del nuovo servizio di streaming ClassicsOnline di Naxos e OraStream, condotta nella configurazione più semplice possibile, ovvero iPad + cuffia di qualità, completo la prova utilizzando il servizio come sorgente per l'impianto di casa e per l'impianto in auto, quindi in mobilità.

1. Con l'impianto di casa

Il collegamento
Non è molto versatile, non è supportato Chromecast e il servizio non è incluso tra quelli "on board" nei network player attuali. L'unico modo per arrivare all'impianto è quindi tramite un PC e un DAC esterno. Nel mio impianto c'è un music server realizzato con un Mac Mini (vedi gli articoli che ne descrivevano la realizzazione) e quindi il problema non si pone, ma chi avesse scelto invece la soluzione network player dovrebbe utilizzare per forza un notebook e installare su di esso la app desktop di ClassicsOnline, se vuole usare un DAC di qualità e non il DAC interno di un iPad e la sua uscita cuffia.

La app desktop per Mac
Come altri servizi di streaming la libreria, il motore di ricerca per la scelta dei brani e il player sono attivabili anche da browser, ma viene consigliato di installare l'apposita app per maggiore semplicità d'uso (e forse prestazioni). Così ho fatto sul mio Mac Mini. Installazione veloce e senza complicazioni, L'unico problema incontrato è stato la necessità di configurare esplicitamente il DAC collegato (un HRT Music Streamer), altrimenti il player non partiva senza dare messaggi di sorta. Una volta partito si presenta così (è visibile anche il pannello di configurazione sulla destra),


Il funzionamento è intuitivo e quello che restava da fare era soltanto provare software in HD con diverse configurazioni strumentali. Come si vede dall'immagine sono partito dal pianoforte che in queste incisioni usciva molto bene, Non erano possibili confronti con gli stessi brani quindi non posso dare informazioni su eventuali perdite o miglioramenti rispetto ad una configurazione tradizionale (con materiale ottenuto via download o ripping, ma posso testimoniare che quello che usciva dai miei diffusori era un pianoforte timbricamente corretto, ampio e credibile.

Ho provato anche brevemente la installazione e l'utilizzo della app gemella per ambiente Windows, stessa facilità di installazione e immediatezza d'uso, qualche attenzione in più (tipica dell'ambiente Windows) deve essere dedicata alla configurazione dell'uscita audio, anche in dipendenza del DAC usato.

Gli altri ascolti
Non ho mancato di risentire anche Schubert ripensato da Busoni nella interpretazione del pianista italiano Enrico Vincenzi, che anche in questa modalità di ascolto appariva affascinante e tecnicamente valido.


Sugli archi e in particolare con il quartetto d'archi da camera avevo avuto qualche perplessità. Ho trovato tra il materiale Hi-Res questa trascrizione per quintetto d'archi e pianoforte del bellissimo concerto n.20 di Mozart, l'unico in modo minore. Un ottimo ascolto,nessun difetto particolare, non entusiasmante forse per il pianoforte un po' indietro.


Proviamo la voce a questo punto. Non c'è molto che conosco già almeno tra i titoli messi in evidenza. C'è di Mahler lo splendido Das Lied Von De Erde ma ancora una volta con accompagnamento per quartetto d'archi e non per orchestra (penso che le case discografiche risparmiano con queste trascrizioni). Allora scelgo qualcosa di ancora più concentrato sulla voce, come questo:


Una selezione di arie del noto compositore tedesco ma francese di adozione, maestro dell'opera lirica più melodrammatica e più gradita al pubblico della seconda metà dell'800, riproposta con la sola voce della soprano israeliana Sivan Rotem con l'accompagnamento del pianoforte. La voce qui esce in modo molto convincente grazie ad un'ottima registrazione, si apprezza in particolare la grande dinamica e la stabilità dell'immagine virtuale. Potrei azzardare che è un buon esempio di alta definizione e di cosa si può ottenere, anche se si tratta solo di un 24/44.1.

L'ultimo test l'ho dedicato alla prova più impegnativa, la grande orchestra, che sinora non avevo ascoltato in streaming HD. Cercando qualcosa di non troppo insolito e di già conosciuto (da me) per rendere più significativo il confronto, ho trovato questa esecuzione (dal vivo) del primo concerto per violino di Brahms con l'orchestra di Uppsala e un valido solista anche lui svedese, Nils-Erik Sparf.


Anche questa è una registrazione quasi HD, in risoluzione 24 bit ma con frequenza tagliata (in post-produzione) a 44.1KHz. Suona però molto bene, violino solista in evidenza ma non troppo, molto musicale e fluido, orchestra potente e con grande dinamica, buona ricostruzione spaziale e localizzazione delle varie sezioni di strumenti e dei fiati con parti solistiche. Convincente anche se non da standing ovation.

In sintesi
Il servizio in streaming CalssicsOnline nell'ascolto sul nostro impianto si mostra all'altezza dell'ascolto tradizionale con materiale in download o acquisito via ripping (o suonato da un lettore multiformato SACD). Il catalogo ancora non molto ricco di materiale HD lo rende per ora, anche considerando il costo molto basso, soprattutto una fonte di acqusizione di contenuti complementare e non sostitutiva degli altri canali citati.

2. In auto

Parliamo ovviamente di un'auto dotata di un impianto specializzato per l'ascolto della musica, non di un impianto di serie, dove nel 99% dei casi anche l'ascolto di un servizio streaming in qualità standard risulta troppo impegnativo per l'impianto stesso (meglio ascoltare qualcosa di diverso dalla musica, per rispetto alla musica, salvo rari e costosissimi impianti opzionali per rare e costosissime auto come le BMW Serie 6).

Qui sono passato da un'ottima impressione iniziale a un giudizio negativo, sempre rispetto alle alternative disponibili nello streaming. L'impressione iniziale era positiva perché nel primo trasferimento casa - ufficio che ho fatto, accompagnato dall'ascolto dalla musica con ClassicsOnline ho avuto la piacevole sorpresa di interruzioni zero, pur con un impegnativo flusso HD. Come ho testimoniato altre volte, con una connessione 4G e un buon smartphone recente (nel mio caso iPhone SE, identico a un iPhone 6 ma più compatto) con Spotify e altri servizi streaming a compressione, anche alla qualità più alta non si rilevano interruzioni nel flusso praticamente mai, con Qobuz o Tidal in qualità CD a volte capita, anche se in genere l'ascolto è possibile senza interruzioni momentanee. Il tutto a Roma e in un percorso variabile, anche in galleria e con gestore TIM.

L'algoritmo adattativo
La prestazione eccellente aveva però una motivazione molto semplice a cui non aveva pensato in un primo tempo: l'algoritmo adattativo, ovvero la riduzione della risoluzione e del bitrate in base alla qualità del segnale. Qualcosa di simile come concetto a quello che ha realizzato Netflix per il video. Solo che in Netflix la risoluzione ridotta riguarda le fasi iniziali di un film, poi il sistema si stabilizza e utilizza opportunamente il caching per stare il più possibile vicino alla qualità HD, mentre qui la risoluzione scende tutte le volte che la qualità scende. Peraltro avevo anche lasciato il settaggio standard, quindi poteva scendere fino a 160Kbps.

Non me ne sono accorto guardando lo schermo dell'iPhone dove il player ClassicsOnline riporta in continua il bitrate, ovviamente, altrimenti avrei probabilmente tamponato qualche auto davanti alla mia. Ma ho percepito una certa approssimazione nel suono, qualcosa di lontano dalle aspettative rispetto all'ascolto in qualità CD a cui ero abituato. L'ascolto era con il concerto di Mozart con trascrizione per quintetto d'archi.

Una videata durante il primo ascolto.
In seguito con questo software 24/96 il bitrate è arrivato anche a oltre 2300Kbps
In un successivo ascolto in un tragitto più calmo (ovvero con molti semafori) ho controllato più spesso il bitrate e ho scoperto il motivo: in questo caso era Brahms che ho citato prima, e si passava dai 160Kbps al massimo a 520 mentre, come si vede nell'esempio sopra, collegato all'ADSL era a 1300 ed oltre.
Da aggiungere anche che, sarà stato il bitrate compresso, sarà stato l'algoritmo di compressione adattativo, ma il violino di Nils-Erik Scarf che sentivo così potente e pulito a casa, in auto lo era un po' di meno, solo un accenno, ma stridente. Eppure a volte il mio impianto per auto mi è apparso più preciso e analitico di quello di casa.

Invece in un'altra zona della città e in un orario diverso (la sera)
non si riusciva a salire oltre i 508-520 Kbps
Attenzione ai settaggiLa disabilitazione dell'algoritmo adattativo è comunque possibile, così come la scelta se limitare comunque il bitrate a un livello inferiore nel funzionamento in 4G, per evitare di consumare i MB disponibili nel proprio contratto.

In sintesi
Impossibile quindi pretendere un vero HD in auto con questo sistema sfruttando al massimo le possibilità dell'algoritmo adattativo, in base alle prove fatte non si arriva ad una stabilizzazione su un livello ottimale, nel difficile ascolto in auto, mentre probabilmente è più facile usando il 4G quando ci si trova in un posto senza wi-fi (per esempio in vacanza).
L'unico vantaggio rispetto a Spotify (sempre in auto) rimane quindi il costo più basso mentre per avere le prestazioni ottimali si dovrà ricorrere al caricamento offline o alla rinuncia dell'algoritmo adattativo, quindi rispetto a Qobuz o Tidal ci sarebbe solo il vantaggio di potere ascoltare anche in HD, ma non sempre, e lo svantaggio di un catalogo al momento meno ampio.
I test sono comunque alla portata di tutti (la prova è gratuita) e quindi se qualche visitatore volesse avventurasi sarà molto interessante leggere nei commenti le sue impressioni.


giovedì 15 dicembre 2016

Finalmente lo streaming in HD. Ma solo per la classica


Mentre aspettiamo da circa due anni Tidal con il promettente sistema di elaborazione HD MQA (vedi articolo) qualcuno lo streaming in alta definizione l'ha effettivamente lanciato sul mercato. Anche da un po', io l'ho appreso da un articolo (che parlava d'altro) del noto sito Audiostream. Nel mondo piuttosto statico dell'hi-fi italiana (sia web sia cartaceo) non pare che se ne sia accorto ancora nessuno.

ClassicsOnline
Così si chiama il servizio proposto dalla nota etichetta indipendente (di classica, ovviamente) Naxos con il partner tecnologico OraStream (basato a Singapore). E' disponibile tranquillamente in Italia, costa poco, funziona molto bene e il catalogo (che comprende anche altre etichette) è piuttosto ampio. Anche se ovviamente i divi della classica non ci sono.
I benefit di un servizio come questo sono i soliti: se non tutta, una grande quantità di musica a disposizione al costo di un CD al mese (o anche meno in qualità CD), la possibilità di ascolto in mobilità e su più device, la possibilità di selezionare quello che veramente vale il nostro tempo (in base ai nostri opinabili gusti) senza comprare un CD o un SACD ma, in più, con la superiore qualità dell'alta definizione.

ClassicsOnline si present così sul nostro browser

Prova pratica

Per provare il servizio (come per tutti gli altri analoghi) non serve abbonarsi a scatola chiusa, è disponibile un trial breve di 7 gg. senza carta di credito e uno più lungo, con carta di credito ma senza addebito (come tutti gli altri da Spotify in poi) di 30 giorni. Nessuna limitazione durante il periodo (e meno male).

Il catalogo
Ovviamente bisogna iscriversi. Ma senza neanche iscriversi si può già fare un giro sul catalogo. Che è piuttosto vasto e variegato, un po' in stile Hyperion: non solo classici classici ma anche molti autori minori e di varie geografie, quindi classica da scoprire, nonché contemporanea (vera, ovvero di oggi). Non tutto il materiale è in HD, gli album che lo sono (non molti al momento, apparentemente) hanno un piccolo logo HI-RES e possono essere 24/48, 24/96 o 24/192. Tutti gli altri in qualità CD 16/44.1. Niente multicanale.

La ricerca sul catalogo (si può anche avere come lista)

La iscrizione

Per la prova di 7 giorni basta una email e il proprio nome e cognome (possibilmente reali, se poi vogliamo procedere). Una volta completata la classica form iniziale ed eseguito il login con la password che abbiamo creato noi si accede ma passa un breve periodo prima di essere attivati. Senza essere attivati si sfoglia solo il catalogo, e si selezionano i brani, e inoltre si possono definire i vari parametri per l'ascolto (es. HD solo in wi-fi, consigliabile se non si ha sufficiente capienza contrattuale, ma il 4G è sufficiente per ascoltare). Poi quando passa (automaticamente) in stato attivato si può procedere alla normale operatività in streaming.

Utenza non attiva

E' possibile cambiare i parametri

Dopo 2-3' l'utenza è attiva

Alcuni ascolti
Ho cominciato in qualità CD, con un brano di Hindemith da camera. Tutto fluido, nessuna interruzione, audio buono. Gli ascolti sono stati fatti con un set molto semplificato (ero molto curioso di provare questo nuovo servizio) ovvero un iPad con la app di ClassicsOnline e una buona cuffia (Grado RS80). Mi riprometto di provare in seguito con l'impianto principale.

Come si vede viene mostrata in alto la risoluzione e anche il bitrate istantaneo. Che è adattivo. all'inizio quando il caching è meno efficace è più basso (120-160) poi si assesta sui valori standard per la risoluzione del file sorgente (qui 16/44.1)

Poi arriviamo al plus di questo servizio, l'HD: cominciamo da una novità discografica per solo pianoforte, la risoluzione è 24/48. Un pianoforte veramente eccellente, esteso, presente. Uno di quei casi in cui il test si prolunga perché facciamo fatica a interrompere un ascolto così piacevole. Ho anche scoperto un Busoni classico ma comunque creativo che non conoscevo proprio in una eccellente esecuzione.

Qui la risoluzione della registrazione originale è 24/48 e il bitrate ovviamente superiore.

Continuo con qualcosa di più impegnativo e rivelatore: un classico quartetto d'archi (Brah        ms) in risoluzione 24/96. Ottimi violini e viole, il violoncello un po' meno presente: sarà la registrazione o la cuffia o il DAC interno di un iPad 2? Comunque un ascolto piacevole, da riprovare.

La risoluzione qui è 24/96 e il bitrate supera i 2300kbps a regime
Ancora in 24/96 un classico di Stravinky, l'Histoire du Soldat, che ha anche parti parlate: presenza, timbrica eccellente dei vari strumenti ad arco e a fiato, spazialità (in cuffia, ma si capisce che è assai promettente con una separazione così netta e precisa), niente da obiettare e tutto da ascoltare.

Nello screenshot della Histoire du soldat un esempio dell'algoritmo adattativo: la risoluzione è 24/96 ma all'inizio bastano 360Kbps di bitrate (anche perché è il parlato)
Ancora un ascolto di archi: ho trovato questa incisione della Chamber Symphonie di Schostakovich, bella la esecuzione e anche la registrazione, anche la sezione bassi sulla destra (sembra violoncello e contrabbasso) è molto naturale, presente e anche giustamente profonda.

Prova di ascolto con l'orchestra

Interessante, ma quanto costa?
Costa poco, confrontato con gli altri servizi streaming:


Per circa 5 € al mese o 40 all'anno abbiamo una quantità di musica classica in grado di soddisfare qualsiasi appassionato, e ci resta anche qualche soldo se vogliamo comprare l'ultima esecuzione di qualche funambolica diva cinese del pianoforte (anche ben dotata sul lato glamour) tipo Yuja Wang.
La scelta di questo servizio rispetto a quelli in qualità CD (che hanno anche un'ampia sezione di classica) dipende dalla quantità di materiale in HD, che attualmente non è molto ma è sicuramente in crescita.

Cosa ci danno per questa modica cifra è dichiarato nella stessa pagina:

ClassicsOnline is the first High-Resolution and Lossless CD QUALITY classical music streaming service to use adaptive bitrate streaming technology which allows subscribers to listen to classical music at the highest possible sound quality available on their home or mobile networks with minimal loss of sound quality. More than 250,000 tracks and over 12,000 albums from the following labels: Naxos, Ondine, Capriccio, Altissimo, Dynamic, Marco Polo, SWR Classic, Orfeo, Amadis, Grand Piano, CPO, Proprius and Swedish Society, available for streaming at up to 192khz/24 bit.

E la loro mission dichiarata è questa qua:

Naxos developed ClassicsOnline service with the classical music and audiophile consumer in mind. An intuitive search engine crafted specifically for classical music provides users unprecedented search options, allowing them to discover new repertoire and recordings.

Come fanno ad avere questi costi?
Sorge spontanea la domanda su come facciano a tenere così bassi i prezzi, considerando che nella musica moderna i costi sono 2 o 4 volte superiori e nessuno dei player attuali (neanche Spotify) sta in realtà facendo ricavi, a quanto pare. Ma bisogna notare che le registrazioni di musica classica sono già pagate, nel senso che gli esecutori di queste piccole etichette sono praticamente nella totalità già stipendiati da varie orchestre nel mondo. Quindi l'album serve anche a loro per aumentare il loro valore come esecutori e si accontentano della giornata, come i turnisti, quando non sono addirittura esecuzioni dal vivo in concerto. La produzione ormai costa poco e abolendo anche i costi del supporto fisico (soprattutto quello della distribuzione) magari ci rientrano più facilmente dei big dello streaming.

venerdì 9 dicembre 2016

Come *non* installare un impianto hi-fi - Secondo esempio

Ogni tanto nelle riviste di arredamento compare qualche traccia di un impianto per ascoltare la musica. Di solito non è assolutamente contemplato e quando c'è, è collocato contro ogni regola (vedi l'esempio numero uno) garantendo così un risultato inferiore ad un compatto da media store.
Questa volta però, nella casa di due professionisti danesi, Nikoline e Sven, architetto e scenografo, arredata da loro stessi, la foto che apriva il servizio sembrava molto promettente: due giradischi, una sparata di vinili. La casa di un appassionato di musica. Restava da scoprire dov'era il resto dell'impianto. 

Dovrebbe essere qui. Riuscite a trovarlo?


Se aguzzate la vista, in alto nella libreria, ai due angoli, si scorgono due mini diffusori con woofer da 13 cm, probabilmente danesi, forse Dynaudio. Tra i due giradischi, che sembrano a trazione diretta, da DJ, uno strano componente, che sembra una console di missaggio, ma forse fa anche da amplificatore per le due cassettine. A meno che sia nascosto nel cassetto sotto i giradischi (non va bene, ma è improbabile). Da qualche parte ci potrebbe essere un sub woofer, ma nelle altre foto non ce n'è traccia. 

Quindi riepilogando: una collezione di vinili, ben due giradischi anche correttamente installati, nessun CD (e neanche un lettore), ma:
  • nessuna traccia di preamplificatori phono
  • due mini diffusori piazzati vicino al soffitto
  • mini diffusori quasi certamente bass reflex con condotto posteriore rivolto verso il fondo della libreria, senza "aria" intorno all'uscita del condotto;
  • posizionamento all'angolo e appiccicato al soffitto (è come se fosse a terra nell'angolo di una stanza): una posizione molto diversa da quella per cui i mini diffusori sono stati progettati
In sintesi, ammesso che l'impianto suoni veramente o non sia lì per bellezza, un altro esempio di come NON si deve installare un impianto di alta fedeltà, vanificando cioè ogni possibilità di riconoscimento spaziale della direzione del suono, creando un rinforzo innaturale sui bassi, comunque carenti e alterando il suono previsto di mini-diffusori di pregio. .

Eppure il proprietario o la proprietaria dovrebbe essere un appassionato di musica, visto che, vinili a parte, nel soggiorno c'è anche posto per una tastiera e (probabilmente) il suo amplificatore Vox.
E il soggiorno non è tanto piccolo, due casse amplificare a torre ci entrerebbero facilmente.

Ecco la foto iniziale con l'impianto minimal in primo piano. Una guida piuttosto completa di come si installa un impianto alta fedeltà si può leggere su questa pagina di Musica & Memoria.






sabato 29 ottobre 2016

LocalCast in prova

Il post precedente era dedicato al tramonto del lettore CD rimpiazzabile da una qualsiasi device in grado di connettersi ad un servizio di streaming musicale e, sempre senza fili, in wi-fi, anche al nostro impianto. Un servizio streaming non copre però tutta tutta la musica del mondo, e quindi serve qualcos'altro per ascoltare con la stessa comodità quello che resta fuori. Serve una app compatibile con Chromecast e che tramite il protocollo DLNA possa accedere alla libreria musicale dove abbiamo scaricato o digilitalizzato la nostra musica "extra streaming".

App di questo tipo sulla carta e sullo store sembrano molte ma poi in pratica non è così, la maggior parte sono limitate alla musica già presente sul tablet o sullo smartphone. Che può anche essere un'alternativa ma, poiché queste device non hanno mai una memoria molto ampia, comporta la necessità di trasferire e poi cancellare i file musicali. Operazione peraltro per niente agevole su iOS, e in ogni caso qualcosa che ci allontana dallo scopo: ascoltare la nostra musica senza perdere tempo nei preparativi.

LocalCast presentato su Google Play Store come una delle applicazioni per Chromecast
LocalCast 
Dopo diversi test risulta che, almeno ora, la app LocalCast del programmatore Stefan Pledl, sembra essere una delle poche, se non l'unica, che soddisfa (quasi) tutte le esigenze. Probabilmente non a caso è evidenziata in Play Store di Google. Esiste anche in versione free per chi non trova disturbante la pubblicità, ma per liberarsene bastano 4,99 €.

Il funzionamento è molto semplice e adotta l'approccio, ora prevalente, della interfaccia minimal. Peraltro non personalizzata tra tablet e smartphone e ottimizzata per il secondo e meno efficace sul primo (dove funziona solo in verticale).
Aprendo la app, si collega automaticamente alla musica che abbiamo sul tablet (o sullo smartphone, faccio riferimento al tablet, perché è più comodo come sorgente, la prova in particolare è stata fatta su un iPad). Quello che ci interessa però è il collegamento allo storage server, i comandi sono su una stretta sbarra blu in basso e il comando è "DLNA/Upnp". Se abbiamo attivato in precedenza lo storage server lo vedremo tra i servizi DLNA disponibili e non dovremo far altro che cliccarci sopra per aprirlo e navigare sui vari menù, per arrivare alla musica che ci interessa. Si può navigare per album o artisti oppure per la struttura a directory che abbiamo organizzato sullo storage server.

Arrivati a questo punto si incontra la prima limitazione: non esiste una funzione di ricerca. Bisogna scorrere la libreria per cercare l'album che vogliamo ascoltare. Sembra strano e ho scritto all'assistenza; non mi hanno ancora risposto, ma sembra proprio che non ci sia, non possono averlo nascosto così bene. Se la libreria è di qualche decina di album nessun problema, occorre un attimo. Se è di centinaia come nel mio caso ci vuole un po' di tempo soprattutto se il titolo è verso il fondo dell'ordine alfabetico (comanda sempre quello). Non ci vuole comunque molto, serve solo un po' di pazienza. In alternativa si può cercare anche per directory, l'importante però è che il nome dell'album compaia all'inizio del file, perché nella visione compatta (la più comoda) non tutto il nome file è visualizzato.

Le immagini che descrivono il funzionamento della app sono in fondo all'articolo.

Altra limitazione 
Le immagini, le copertine degli album, aiuterebbero molto nella ricerca. Ma, non so se per limitazioni di DLNA o anche di questa app, una cosa così semplice diventa invece complicata. Tanto per cominciare per farle vedere a LocalCast, ma anche  ad altri player, devono avere un nome standard, "folder". Già un bel po' di lavoro inutile. Poi per motivi che non sono riuscito a scoprire, a volte non sono comunque visualizzate. La situazione quindi, per chi non ha pazienza e tanto tempo da dedicare a queste operazioni, è come nella figura visibile più avanti. 
A questo si aggiunge che, sempre chissà per quale motivo, forse perché l'interfaccia è ottimizzata per gli schermi più piccoli degli smartphone, l'immagine viene comunque compressa e, quando è utilizzata durante la funzione play, diventa sgranata e inguardabile (l'esempio che si vede dopo è uno dei migliori). Poco male, non è certo una cosa essenziale, ma visto la banalità di questa funzione ci stupisce di essere ancora ai livelli di un Commodore 64, per chi si ricorda di cosa si sta parlando. 

Il player in azione
Accettate queste limitazioni, anche perché pare proprio che di meglio non ci sia, tutto quello che rimane da fare si riassume in pochi passi:
  • una volta avviata la app, scegliere come localizzazione della musica DLNA/Upnp (le altre sono Local file e Web, con LocalCast si può infatti accedere anche alla propria area cloud su Drive o Dropbox, ovviamente affidando le proprie credenziali di accesso a loro)
  • tra i server visualizzati scegliere quello che ci interessa (Lacie nel mio caso)
  • scegliere l'area predefinita Music e quindi la modalità di navigazione tra Album / Artist / All Tracks / Genre e By Folder. 
    • Album: in ordine alfabetico, alla fine è la più comoda;
    • Artist: per niente comoda, una volta selezionato il musicista le sue canzoni sono elencate in ordine alfabetico;
    • All Tracks; se sono migliaia la ricerca in ordne alfabetico è da escludere
    • Genre: anche qui, se non fate ordine prima sulle proprietà assegnate automaticamente, ne troverete decine (90 nel mio caso), quasi inutile quindi;
    • By Folder: si naviga in modo tradizionale per directory. Peccato che per ragioni di spazio vengono mostrate solo le prime 2-3 parole e quindi se avete creato una directory con il nome del musicista o del gruppo e poi il titolo dell'album, trovare un album, poniamo, dei Creeedence Clearwater Revival, non sarà per niente facile; soprattutto perché, come si diceva prima, l'immagine della copertina non sempre ci sarà.
  • attivare la connessione con Chromecast usando il tasto giallo in basso (le casse risponderanno con un "dung")
  • scegliere l'album o una canzone, lanciare il player e godersi la musica.
Nel seguito il funzionamento della app per immagini.

LocaCast all'avvio si presenta così: accede ai file musicali in locale.

Selezionando la minuscola immagine in basso a destra
con la scritta "More" si accede al pannello di controllo

Il pannello di controllo con i parametri configurabili
Per ascoltare i file audio sullo storage server bisogna selezionare in alto DLNA/Upnp.
Viene mostrato subito lo storage server in rete (se è accesso). In questo caso un Lacie.

Accedendo al Lacie viene mostrata le organizzazione dei contenuti standard di DLNA.

Selezionando Music vengono mostrate le categorie standard di DLNA

Aprendo quindi la visualizzazione per album (con visualizzazione compatta) vengono mostrati
gli album presenti. Con le immagini della copertina presenti o no in base ai capricci della app o di DLNA.

Scegliendo un album, se c'è un'immagine, la visualizzazione
sullo schermo dell'iPad è così. Per ascoltare la canzone su Chromecast bisogna prima
cliccare sulla minuscola immagine in basso a destra e selezionare l'unità.
Si sentirà sugli altoparlanti un suono tipo "dung" che conferma la connessione.

Scegliendo infine una canzone da ascoltare il player si presenta così.
La immagine di copertina di  Jackie DeShannon è sgranata,
ma in molti casi l'effetto è anche peggiore.
Tutta la grafica è progettata per uno smartphone e su iPad è piuttosto carente.

In sintesi
Un prodotto non certo all'altezza di Apple Music come grafica e interfaccia utente, ma le funzioni essenziali ci sono e consentono di ascoltare anche la nostra musica "fuori streaming" senza difficoltà, comodamente seduti in poltrona, e facendo tutto dal nostro tablet, dove potremo magari anche seguire il testo di una canzone, se è in una lingua che non è la nostra. L'importante è non usare l'iPad come uno strumento di distrazione. 

sabato 22 ottobre 2016

Il lettore CD non serve più

Era il primo componente per una catena audio che si rispetti, la sorgente dalla quale scaturiva il suono che, se carente all'origine, il resto dei componenti non poteva certo migliorare, ma ormai è diventato qualcosa che sta andando nel limbo di quegli oggetti che non compra più nessuno ma non sono ancora vintage e neanche si sa se mai lo diventeranno. Come un vecchio cellulare, più o meno.

Può servire ancora soltanto al possessore di grandi librerie musicali tutte su CD e che ascolta solo i suoi CD o quasi e che non ha problemi di spazio e moglie che spinge per occupare i suoi, di spazi.
Come il protagonista di un divertente film del 2015 con Ben Stiller, dove una coppia di quarantenni (Stiller appunto, con Naomi Watts) fa amicizia con una coppia di venticinquenni e Stiller realizza di essere fuori tempo confrontando la sua parete di obsoleti CD con la parete di vinili del suo nuovo amico.

Il più classico e diffuso tra i lettori CD dagli anni '90 in poi: il Marantz CD-63

Ma per tutti gli altri il CD ha perso da tempo ogni utilità. Non ce l'ha per tutti quelli dai trent'anni in giù che di CD ne hanno pochi (o nessuno) e quei pochi li hanno lasciati nella cameretta che mamma e papà non hanno ancora riutilizzato perché non si sa mai. Gli ascoltatori di questa generazione come sappiamo sono circa di due tipi: gli ascoltatori interessati ad altro e poco alla musica, che l'ascoltano in sottofondo e non pensano proprio all'acquisto di un impianto dedicato, e gli ascoltatori più appassionati ed esigenti, che volentieri si metterebbero in casa un buon impianto, o che saprebbero riconoscerlo ed innamorarsene. A loro si rivolge questo post.

Il Lettore CD lo abbiamo già 
Si, perché questo mestiere lo può fare il tablet o anche lo smartphone che abbiamo già, non importa se è un iPad o un iPhone o un modello con Android. Per sostituirlo completamente bastano solo due economici upgrade, già trattati in precedenza sul blog:
  • un contratto per l'ascolto della musica in streaming in qualità CD
  • un componente di rete prodotto da Google e chiamati Chromecast Audio
Il costo non si può considerare elevato: per il Chromecast Audio, considerando che include anche un DAC in alta definizione e pure piuttosto valido, bastano 39 € (vedi la prova qui).
Per un servizio streaming, dipende dall'interesse per la musica.

Può essere caro per chi l'ascolta in sottofondo da YouTube o da una radio in heavy rotation come RDS o Radio Subasio (nessuna accezione negativa, magari ha altri nobilissimi interessi, o vive bene così ed è liberissimo di farlo). Ma per un appassionato anche medio di musica, che comprava 1-2 CD al mese o magari anche di più, e' straordinariamente conveniente. Con il costo di un CD al mese (19,9 € per l'abbonamento standard) può ascoltarne uno diverso al giorno, o anche 2 o più, dipende dal suo tempo, per tutto il mese. In modo perfettamente legale.

Qualità CD in streaming + Chromecast
Qui c'è la novità e quindi la motivazione per un nuovo post. I servizi in streaming ascoltabili in Europa in qualità CD sono 2: Qobuz e Tidal. Il primo è compatibile con Chromecast Audio ma non è disponibile ufficialmente in Italia. Il secondo è disponibile ufficialmente in Italia ma fino a poche settimane fa non supportava Chromecast. Ora, da qualche settimana, supporta anche il DAC Wi-Fi di Google e quindi possiamo affermare senza più vincoli negativi che il lettore CD non serve più, nel senso che con il nostro iPad possiamo avere la stessa qualità di riproduzione di un lettore CD e la stessa ampiezza di catalogo, cioè tutta la musica del mondo pubblicata su CD.


Obiezione 1: ma la qualità CD e' proprio indispensabile?
Il riferimento è implicito ed e' ovviamente a Spotify o Apple Music, che costano la metà di Tidal. La risposta è sì, se vogliamo la stessa qualità del CD. Che poi si riesca sempre a sentire la differenza è un dibattito aperto. Ma molti, incluso chi scrive, possono testimoniare che affinando col tempo la capacità di ascolto, ovvero "abituando l'orecchio" la differenza si sente. Anche se con i servizi streaming compressi non si perde molto, nella versione premium, soprattutto per la musica moderna e non acustica.

Obiezione 2: ma il lettore CD ha un DAC di qualità superiore a Chromecast
Può darsi (anche se non sempre, se il lettore non è recente), ma Chromecast Audio e' espandibile a piacere grazie alla uscita composita digitale - analogico. Anziché il DAC interno può essere usato quindi un DAC esterno, a patto che abbia un ingresso S/PDIF e che sia auto alimentato. Anche se meno comuni di quelli solo USB ne esistono decine di ogni prezzo, comunque. Per chi ha un lettore CD o multiformato con ingresso S/PDIF esiste anche la possibilità di collegare Chromecast (con un cavo non incluso nella confezione, da acquistare a parte) anche a questo ingresso e utilizzare il DAC interno del lettore, ammesso che sia migliore come qualità audio.

Obiezione 3: perché per forza questo componente di Google?
No, naturalmente esistono altri componenti che fanno lo stesso mestiere, con varianti nelle funzioni e possibilità di connessione in più o in meno, come ad esempio Sonos Connect. Ma costano molto di più (anche 10 volte) senza dare molto di più. Può darsi che la situazione cambi in futuro, ma ora è così. E per una volta si può indicare un prodotto specifico che è senza concorrenti, ora.

Obiezione 4: ma sul servizio streaming non c'è tutta la musica del mondo!
Qui Spotify o Apple Music verrebbero utili, perché quello che non c'è e' veramente poco, ma comunque qualcosa manca, in particolare:
  • La musica nazionale di non grande notorietà
  • La musica classica e lirica di particolari interpreti, inclusi quelli più noti al momento
  • La produzione e della nota casa discografica ECM specializzata nella nuova musica, l'etichetta dove pubblicano artisti di grande importanza come Keith Jarrett, Jan Garbarek o Meredith Monk e molti altri.
  • La produzione di altre etichette specializzate e "audiofile"
Per la classica se vogliamo ascoltare il terzo concerto di Rachmaninov non potremo quindi ascoltarlo nella esecuzione della pianista virtuosa e diva Yuia Wang, ma non mancheranno valide alternative. Ma per tutti gli altri casi non abbiamo alternative: dobbiamo comprare il CD, o addirittura convertire in digitale un vinile. Quindi, serve ancora un lettore CD, sembrerebbe. Ma non è così.

Una nota artista impegnata nella musica contemporanea e sperimentale
che pubblica con ECM è Meredith Monk 
Il lettore CD non serve neanche per la musica non in streaming
In questi casi, che però non saranno molti, e' soltanto necessaria una operazione preliminare, ormai piuttosto comune: il ripping del CD (vedi qui gli articoli - guida) e l'archiviazione su uno storage server che supporta il protocollo DLNA (praticamente tutti, vedi qui un articolo).
Una volta che il CD raro o comunque non in streaming e' sullo storage, serve solo una app lettore che supporta Chromecast e DLNA, come ad esempio LocalCast (5 € la versione senza pubblicità). 
LocalCast supporta file audio in qualità CD 16/44.1 o anche "quasi alta definizione" fino a 48KHz.

La "non soluzione" Google Play Music
Ci sarebbe un altro sistema più semplice, per alcuni versi, ma meno per altri: utilizzare il player di Google, che si chiama con poca fantasia Google Play Music, e che ovviamente è compatibile con Chromecast. Il vantaggio qui sarebbe che non serve neanche lo storage server, la nostra musica "rara" può essere archiviata nel cloud, negli ampi spazi che Google ci lascia a disposizione per pochi Euro all'anno. Purtroppo ci sono due contro indicazioni molto pesanti: la prima è che anche per un servizio gratuito dobbiamo comunicare la nostra carta di credito, che serve solo in realtà per farci identificare come residenti nel nostro paese. E per impedirci di caricare sullo spazio cloud quello che nel nostro paese non è ammesso mettere lì secondo loro americani (pure se siamo legittimi proprietari avendo acquistato il supporto).


La seconda, anche peggiore, è che la musica caricata, che in formato origine può essere anche lossless (solo Flac e ALAC) viene comunque compressa in MP3 320Kbps. Infine c'è da segnalare anche che i tempi di caricamento sembrano essere veramente lunghi (almeno con un ADSL di media velocità come il mio).



Ultima obiezione: ma l'alta definizione rimane fuori.
Vero, ma si parlava di qualità CD. Servizi streaming in HD ancora non si vedono e l'annuncio del supporto di MQA in Tidal continua a non avere seguito. Per l'alta definizione continua ad essere necessario un network player o un Music server.

In sintesi
Il lettore CD non serve più, un tablet può prendere il suo posto senza alcuna contro indicazione, e anzi l'uso sarà più comodo.

domenica 11 settembre 2016

Come registrare la musica su PC da qualsiasi fonte (YouTube, Spotify, ecc.)

Perché dovrebbe essere necessario registrare e salvare un brano musicale sul proprio PC, con l'abbondanza di servizi streaming anche gratuiti, pur con qualche limitazione, che ci sono (Spotify, Deezer, lo stesso YouTube)? E poi, non ci sono già dozzine di programmi free che lo fanno? E, infine, ma è legale?

Spesso serve
Primo, è vero, perdere tempo a costruire una nostra libreria di musica, a meno che non sia rara e in alta definizione, è ormai da tempo un controsenso, ma catturare un brano di musica (che non abbiamo già) può servire per sonorizzare un video o uno slideshow, per condividerlo su un social o per altri scopi. Non è legale se lo rivendiamo (cosa ormai senza senso) ma se ne facciamo un uso personale o persino se lo usiamo su YouTube non ci sono problemi, è previsto e regolamentato (vedi tutti i dettagli in questo post del blog di qualche tempo fa).
Infine: le applicazioni disponibili, ci sono e sono molte, spesso inutilmente complicate nell'uso, ma sono free per modo di dire, perché ci lasciano in cambio simpatici programmini (spesso assai difficili da rimuovere) che inviano dati su di noi (spyware) o cercano di farci vedere siti che non ci interessano (URL redirect), tutte cose assai irritanti e a volte irreversibili o quasi, Starne alla larga è un consiglio da confermare.

Una soluzione semplice e universale: passare dall'analogico
Per tutti questi problemi e necessità uso da tempo un altro sistema, questo sì veramente free e sicuro, basato su un semplice approccio: abbandonare l'infido e poco controllabile mondo digitale e passare al mondo analogico. Che resiste ancora su un normale PC, per il semplice fatto che noi siamo analogici e quindi, ad esempio, la musica la dobbiamo ascoltare con il nostro sistema uditivo, e nel PC un codec deve preoccuparsi di fare una conversione in analogico, per ascoltare in cuffia o sugli altoparlanti la musica che abbiamo selezionato. Basta quindi utilizzare un normale programma di editing audio in grado di registrare questo flusso già codificato in analogico. Come per esempio quello che ho scelto, e che segnalo e descrivo con questo post.

Audacity
La registrazione è una funzione presente, tra molte altre, in questo nota applicazione open source di editing audio,. Una applicazione resa disponibile a tutti sin dal 2008 da un benemerito team di progettisti sotto licenza GNU GPL (General Public License), quindi veramente free e sicura, con possibilità di donazioni, come d'uso per questa classe di licenze software.

Le operazioni sono naturalmente un po' più lunghe passando dall'analogico perché, per cominciare, sono 1x (bisogna che tutto il brano sia suonato, se è la II sinfonia di Mahler ci vuole un bel po') poi bisogna salvarlo ed editare il nome del file e simili. Poca roba comunque.
Su Audacity occorre soltanto configurare la funzione di registrazione per registrare l'audio riprodotto dagli speakers, regolare il volume di registrazione come sui vecchi registratori a cassette (per chi li ricorda) in modo che non sia né troppo basso né troppo alto (va in saturazione e distorce) e poche altre cose spiegate nelle videate che seguono, e salvare il tutto alla fine nel formato che preferiamo.
Molto semplice e adatto agli scopi non frequenti che indicavo prima.
Ovviamente bisogna farne un uso corretto, come sono sicuro che facciamo sempre, soprattutto ora che ascoltare la musica "in chiaro" e senza pagare nulla non è più un problema per nessuno.

Come funziona
Vediamo le poche cose da fare attraverso alcune videate di utilizzo. Cominciando dai parametri di configurazione (Modifica > Preferenze).


1. Configurazione standard:  Interfaccia MME e dispositivo di registrazione Stereo Mix. In alternativa, se si usa la interfaccia WASAPI, il dispositivo di registrazione deve essere Speakers. La verifica che tutto funzioni è comunque molto semplice: l'audio si deve sentire e lo spettrogramma che la descrive si deve vedere sull'applicazione Audacity (vedi videata 5).


2. In questa videata l'elenco dei dispositivi di riproduzione presenti sul mio PC, con interfaccia WASAPI (potrebbe essere diversa su altri PC con diverse configurazioni e driver audio).


3. In questo altro screenshot i parametri di registrazione, possono essere lasciati quelli di default.


4. Infine i parametri di qualità. Visto che la sorgente audio difficilmente sarà in alta definizione basta verificare che la risoluzione sia quella standard 16 bit /44.100 KHz. La qualità di conversione slowest non è slow e quindi è consigliabile che sia lasciata anche se non comporterà grandi differenze.

5. Si parte quindi con la registrazione. Bisogna prima avviare Audacity in registrazione (tasto rosso, come su qualsiasi registratore) in modo da non perdere l'inizio, e poi avviare la riproduzione su YouTube, Spotify o l'altro player che stiamo usando.


E' consigliabile fare prima una prova per regolare il volume dell'audio in input. La regolazione è visualizzata in alto a destra (le due strisce verdi per i due canali), deve rimanere sempre di colore verde ma al livello più alto possibile, con occasionali sforamenti sul giallo. In rosso vuol dire che è in saturazione e non va bene, bisogna abbassare il volume. In alcuni casi il volume standard del PC risulta troppo basso per la registrazione, bisogna quindi alzarlo. Se diventa assordante conviene inserire una cuffia (ma senza indossarla) e procedere così. Alla fine del brano ovviamente si chiude la registrazione con il tasto quadrato.


6. Dopo che la registrazione è stata completata per prima cosa occorre eliminare la parte iniziale vuota prima dell'inizio della musica: i  comandi sono intuitivi, con il mouse si seleziona l'area senza musica e si elimina con seleziona / taglia (MAIUSCOLO / CTRL X). Idem per una eventuale coda. A seguire bisogna salvarla con il comando File > Esporta Audio. Sono disponibili molti formati, dallo standard WAV (selezionato nell'esempio) al FLAC a numerosi formati compressi.


7. Nella fase di salvataggio, oltre a scegliere il nome del file del brano, si possono inserire i tags descrittivi del brano stesso. Quindi si ascolta il brano per controllare se è andato tutto bene.

Finito, il nostro brano è salvato su disco, libero e utilizzabile come vogliamo.

sabato 3 settembre 2016

Chi è l'appassionato di musica e hi-fi?

Questo blog è sul web da diversi anni (dal 2009), ha molti link esterni ed è ben presente su Google, quindi riceve molto traffico "organic", come dicono loro.  Di conseguenza gli accessi sono molte migliaia al mese e grazie alle potenti funzioni di Google Analytics si possono anche usare i dati raccolti per tentare un'analisi statistica del settore. Ho preso una base piuttosto ampia, gli ultimi 6 mesi (marzo -agosto 2016) nei quali 14.617 utenti unici hanno visitato il blog, in misura superiore al 70% per la prima volta, aprendo 20.037 sessioni e visitando 30.203 pagine, una base statistica quindi discretamente ampia, considerando che i sondaggi interessano di solito 1000-1500 persone, anche se il campione è meno casuale.

Chi sono gli appassionati
Chi arriva a questo blog molto specializzato è ovviamente interessato alla tecnologia per ascoltare la musica, alle ultime evoluzioni o anche al vintage. Lo confermano anche le prime chiavi di ricerca (in questo mese) che nell'ordine sono: dsd, nrtwork player, wasapi, hdtracks italia, audirvana. Gli utenti di cui Analytics ci dice molte cose, sono quindi un target molto specializzato e che, per la maggior parte, come anticipavo, è proveniente da Google (75,5%).

Con tecniche che preoccupano alcuni Google (ma ancor di più i social networks) profilano i visitatori (noi) e raccolgono molte informazioni che poi restituiscono come dati su Google Analytics, quindi possiamo avere una risposta a un dubbio che serpeggia da anni nel settore: è vero che gli appassionati sono in grande maggioranza maschi di mezza età (e oltre)?


Sì, è proprio vero, solo il 12% donne, il 51% è nella fascia 45-64 e meno del 10% è sotto i 24 anni.
Sempre come profilazione Analytics ci propone anche gli interessi dei visitatori, che però sono di solito molto frammentati e quindi non so quanto significativi, la musica sta piuttosto giù nella classifica (basata su quello che cercano in rete, ovviamente) negli interessi generali, ma i componenti elettronici audio sono al primo posto, come ci si attende, nel segmento in-market.


Da dove vengono le visite e quali dispositivi sono usati
Meno personali e più oggettive le altre informazione che Google ricava e fornisce. Cominciamo dalla distribuzione geografica, ovviamente in maggioranza dall'Italia e in lingua italiana, ma il 5,5% è di altre lingue, e in Italia come da attendersi Roma e Milano prevalgono.



Interessante anche il dato sui dispositivi, dove domina di gran lunga il buon vecchio desktop. (oltre l'83%). Pur essendo questo un blog "responsive" ben leggibile anche dagli smartphone, grazie alla piattaforma Blogger che si occupa automaticamente della conversione di formato, solo una piccola minoranza usa questo tipo dispositivo, e qualcuno di più i tablet (e per quasi il 50% l'iPad della Apple). Altri dati interessanti che confermano alcune tendenze: 1) i blog sono un mezzo di comunicazione più tradizionale, di approfondimento, non è il canale preferito da chi (la maggioranza) usa uno smartphone, e predilige i vari social network e le immagini e i video ai testi; 2) i tecnofili (come li chiama Google) sono più orientati ai prodotti Apple, sofisticati e quasi elitari (molto meno di una volta, ma continuano a distinguere chi li usa). 


Non è una situazione comune, gli accessi da device mobili sono ormai prevalenti. Questa per esempio è la situazione nello stesso periodo del sito Musica & Memoria. Anche questo un sito in prevalenza di testo, ma di differente approccio, in gran parte di consultazione di testi, traduzioni e notizie sulla musica. Come si vede gli accessi da desktop sono ormai in minoranza, al 46,5% per cento del totale, e gli accessi da smartphone, in continua crescita, sono ormai allo stesso livello (45,4%) mentre molto pochi sono quelli da tablet (e i tablet sono difatti molti meno degli smartphone). La base statistica è anche molto più ampia.


La top-10 degli articoli
Almeno per questo semestre, la classifica vede ancora in evidenza alcuni "evergreen", post molto fortunati perché evidentemente coprivano argomenti poco o per nulla trattati sul web e anche perché hanno molti link su altri siti. In maggioranza sono di anni passati e questo per un blog di tecnologia è un problema. Ci sono date dappertutto ma ho dovuto mettere delle avvertenze. D'altra parte un blog è fatto così, è un nastro continuo dove l'ultimo post e il primo ma deve contenere tutta la storia.

Da notare che al terzo e quarto poto (avviene da anni) ci sono due post di argomento non tecnologico, ma orientati alla musica in quanto tale, la gestione su computer degli spartiti e la posizione degli strumenti nei concerti dal vivo.

I blog nella nuova era"social"
Un'ultima indicazione si legge abbastanza chiaramente negli ultimi grafici, ed è la diminuzione degli accessi. Non molto marcata per ora, dipende forse da un numero inferiore di nuovi articoli nel semestre o dal loro minore interesse, ma riguarda in realtà tutti i blog. Lo strumento di grande successo anni fa è stato soppiantato da altre forme di comunicazione più interattive ma anche più fugaci. 

Se chiudessi il blog e aprissi una pagina Facebook probabilmente gli accessi sarebbero di più. Anche perché, banalmente, se la metà degli italiani quando fanno "entertainment" sul web sono su Facebook, non sono su Internet propriamente detta, e i blog li vedono solo se qualcuno casualmente linka un articolo. Leggono l'articolo, il contenuto, e ignorano il contenitore, il blog. E' aumentato il numero di persone connesse, ma non abbastanza da compensare l'esodo dei visitatori sui social networks (e non c'è solo FB). Non lo faccio il passaggio su FB perché ritengo questo tipo di media, basato sul momento presente, e senza un vero motore di ricerca, poco adatto ad uno strumento di informazione con un certo grado di strutturazione come può essere un blog.