venerdì 17 marzo 2017

Un DAC per Chromecast

Chromecast Audio è una brillante ed economica soluzione per collegare il mondo dell'alta fedeltà tradizionale con il nuovo mondo degli smartphone e dei tablet, ormai diventati strumenti potenti per scoprire ed ascoltare musica. In concreto, consente di usare il nostro tablet come lettore per seleziona la musica da ascoltare da uno storage DLNA o da un servizio streaming, ed ascoltarlo via wi-fi sul nostro impianto. Sul post c'è un articolo di presentazione ed un secondo articolo sul possibile utilizzo in HD.
Il DAC che si occupa della conversione da digitale ad analogico nella configurazione base è quello interno al compatto componente proposto da Google. Tutt'altro che disprezzabile come qualità, ma un ascoltatore esigente può pretendere di più. E la cosa è possibile. Vediamo prima una semplice prova pratica e poi alcuni suggerimenti.

L'output composito analogico / digitale di Chromecast
Normalmente Chromecast si connette all'impianto, quindi a un ingresso del l'amplificatore, con un normale cavo sbilanciato, mini jack stereo da un lato e pin-jack (o RCA) stereo dall'altra. Lo stesso ingresso però, come nei Mac Mini, può essere usato anche per un connettore digitale coassiale S/PDIF, e connettere quindi Chromecast Audio ad un DAC di nostra scelta, e di classe superiore a quello interno. Non sulla porta USB però. Il connettore è standard e si può trovare nei negozi fisici oppure online, ma per il test ho preferito acquistare il componente venduto da Google, di colore giallo, che si vede nella foto. La connessione sull'altro lato è a standard Toslink, il più diffuso.

Il corto cavetto ottico arriva in una grande scatola
Per provare la connessione serve un ingresso digitale, per la prova invece che un DAC ho usato il mio lettore / registratore Mini Disc, che ha un ingresso Toslink. Non è la cosa più logica, ma il DAC con ingresso digitale che ho non è più compatibile con Windows 10 e non lo è mai stato con il Mac, e i due lettori a dischi ottici hanno solo una uscita digitale e non un ingresso, come è comune dotazione per questi componenti.

Tornando al test, il Chromecast Audio si connette con il cavo digitale all'ingresso digitale del lettore, un Sony MDS, il lettore si mette in modalità registrazione da digitale, si attiva il monitoraggio e tutto funziona, nel senso che si ascolta regolarmente sull'impianto la musica trasmessa in wi-fi dal mio iPad. Nessun incremento di qualità in questo caso, perché il DAC interno del Sony oltre ad avere circa 15 anni (la tecnologia si è molto evoluta) lavora su un flusso digitale preventivamente compresso in ATRAC, lo standard del Mini Disc, un po' meglio dell'Mp3 ma sempre "lossy". Ma era solo un test funzionale, e ha mostrato che la connessione, come da premesse, è semplicissima e senza sorprese.

Un DAC per Chromecast
Quindi le caratteristiche tecniche di un DAC per Chromecast sono ben definite:
  • Ingresso digitale ottico
  • Alimentazione separata, non solo USB
  • Buona qualità (altrimenti ci teniamo il Chromecast), ma non esagerata, perché i file audio che possono essere trasmessi via wi-fi possono essere al massimo 16/44.1 (almeno per ora)
  • Anche il DSD non serve, non si trasmette via wi-fi da un tablet
All'occorrenza ci sarà sempre anche un secondo ingresso USB per collegare anche un music server custom, a meno di usare addirittura due DAC separati (uno per il Chromecast ed uno di prestazioni superiori per HD e DSD). Non un network player, perché di solito non hanno un ingresso digitale ottico ma soprattutto perché non servirebbe Chromecast: tutti gli ultimi modelli supportano wi-fi e servizi di streaming anche lossless come Tidal.

Fatte queste premesse di componenti con queste caratteristiche ce ne sono molti ma non moltissimi. Ad esempio i DAC della Pro-Ject: DAC Box E (99 €) o  DAC Box S FL (159 €) oppure la nuova versione del classico Arcam rDAC II (ca. 350 €). Ovviamente ce ne sono molti altri ma salendo parecchio di prezzo e in questo caso l'investimento sarebbe giustificato se venisse usatp anche per la propria musica in HD. Come per esempio gli apprezzati modelli della North Star Design, a partire dall'entry level Intenso (che però sta già sui 1000 €) o i modelli superiori della Pro-Ject. Oppure i modelli MyTek già compatibili MQA.

Il Pro-Ject DAC Box E davanti e dietro (sotto)

Il modello superiore S sempre davanti e dietro



L'Arcam rDAC II
Infine il modello Intenso della North Design












venerdì 17 febbraio 2017

Tidal in qualità Master con MQA: la prova

Il test della nuove funzionalità offerte da Tidal (senza sovrapprezzo) è alla portata di tutti, difatti il fornitore del servizio streaming lossless lo mette a disposizione in trial per un mese senza limitazioni. Unica condizione è fornire in garanzia la propria carta di credito, sulla quale non sarà caricato nulla in caso di recesso prima dei 30 giorni. Se invece la prova è convincente e si conferma l'abbonamento, il costo è il solito 19,9 € / mese (è un servizio lossless, quindi in qualità CD, per questo costa di più dei concorrenti Spotify, Apple Music, Google Play Music e Deezer, che costano la metà). Nulla di nuovo tornando al trial, è lo stesso tipo di promozione adottata da tutti gli streaming.

Una anticipazione del test: la prova di ascolto co  Rumours dei Fleetwood Mac in HD.
Il player della app desktop di Tidal simula la rotazione di un CD,

La differenza: MQA

I servizi streaming in qualità CD esistono già e quindi l'analisi delle nuove funzionalità si concentra sullo streaming in alta definizione con il sistema di codifica MQA.
Escludendo questa novità ha caratteristiche molto simili agli altri servizi concorrenti: tre livelli di qualità: Normal, High e HiFi che corrispondono a 128Kbps, 320Kbps e qualità CD. Per i primi 2 l'abbonamento costa 9,99 €/mese come per tutti gli altri, per la qualità CD 19,99 come Qobuz e Deezer Elite. la qualità Normal serve solo quindi per risparmiare traffico se si ascolta in connessione 4G o 3G. In più per chi sottoscrive l'abbonamento HiFi c'è l'accesso al materiale in qualità Master, ovvero in alta definizione (24/48 o 24/96) codificato MQA. Cosa molto buona: senza sovrapprezzo, sempre 19,99, e disponibile anche in Italia.

Tutte le modalità di utilizzo e le app di Tidal

Ci sono ovviamente app per l'utilizzo da smartphone o tablet IOS o Android e, su desktop, la scelta tra la app da scaricare e installare o l'ascolto direttamente dal browser, con funzionalità analoghe ma ovviamente un po' più comode con la app dedicata.
Il catalogo (escludendo il materiale Master) è molto ampio, quasi al livello di Spotify e analoga a quello dei concorrenti francesi Qobuz e Deezer (Tidal è di origine scandinava come Spotify). Include anche le note su molti album, come Qobuz, sostituto digitale (spesso più scarno però) del libretto dei CD. Una prova completa era stata pubblicata a suo tempo su questo blog.
Per un maggior dettaglio sono visualizzabili gli screenshot, alla fine del post.

Il claim di Tidal Masters

MQA: catalogo e ascolto
Il materiale in formato MQA dovrebbe derivare teoricamente dai master originali e poi codificato nel formato proposto da Meridian e adottato da Tidal. Non si sa se sia effettivamente così o se siano partiti da una normale edizione PCM in HD. Sta di fatto che il materiale presente, e che si può visualizzare soltanto con la app desktop (non è selezionabile in quanto tale dal browser su desktop o dalle app per device mobili, perché non contengono il codec MQA per ricostruire il file audio in HD (MQA fa anche la compressione) e quindi non supportano questo formato. Ovviamente gli album in quanto tali sono disponibili ugualmente nei formati usuali.

Il catalogo al momento non è molto ampio: pochissimo di classica, ancor meno di jazz, pop e rock in maggioranza ma con scelte piuttosto a macchia di leopardo, per esempio tutto Joni Mitchell ma niente di Bob Dylan o di James Taylor, niente di Diana Krall o di Cassandra Wilson, Doors sì, ma niente degli U2 o dei REM o dei Jefferson Airplane, per restare ai tempi dei Doors, Dovrebbe essere in continua espansione secondo le loro dichiarazioni. Probabilmente le presenze sono legate agli accordi con le major.

La libreria musicale dei contenuti Masters. Solo dalla app desktop.

Le modalità di ascolto sono quindi in sintesi le seguenti:

  • il materiale in codifica MQA è ascoltabile solo con il contratto HiFi
  • il materiale in codifica MQA e' ascoltabile solo con la app per desktop (PC o MAC) non da browser
  • su desktop e non dalle app per device mobili
  • la app su desktop effettua la decodifica da MQA a formato HD, e quindi può inviare il flusso a qualsiasi DAC HD 
  • per la decodifica delle ulteriori informazioni musicali "percettive" inserite da MQA è necessario un DAC  che implementa il codec MQA (vedi post precedente).
Il test
Ho incontrato alcune difficoltà per effettuare il test di ascolto con le modalità che adotto normalmente: per prima cosa il materiale in MQA non è molto e non sono presenti i brani test che uso di solito (ad esempio Diana Krall o Miles Davis) e inoltre volevo usare lo stesso DAC. L'idea quindi era installare la app desktop sul mio music server Mac Mini e provare a confronto il player che uso comunemente (Fidelia) a confronto con Tidal MQA. Ma ho scoperto che la app desktop su Mac richiede OS.X dalla 10,9 in su e il mio Mac Mini, che ha qualche anno ma per questi scopi va ancora benissimo, si ferma alla 10.7. Così ho dovuto ripiegare sull'ascolto a confronto della app desktop sul mio notebook Windows (un HP ProBook) e Fidelia sul Mac Mini, commutando manualmente l'ascolto sul DAC HRT Music Streamer II, in altre parole scollegando e collegando alternativamente il cavetto USB. Scarsa possibilità quindi di test alla cieca e necessità di confronti a memoria (seppur a breve termine) invece che con commutazione immediata. E brani scelti tra quelli in comune tra TIDAL MQA e la mia libreria, che non erano molti. La scelta è caduta su Joni Mitchell (Blue, River e A Case Of You) e i Fleetwod Mac di Rumours (Songbird e Dreams). C'era anche Coltrane, Giant Steps ad esempio, ma la registrazione appariva molto datata e poco significative le differenze nei due ascolti.

L'ascolto di Rumours intero album con la app desktop di Tidal

L'ascolto a confronto

Era tra materiale in qualità CD, rippato su network storage con Foobar2000 e ascoltato con il player Fidelia, e gli stessi in qualità HD-MQA, con il player di Tidal su un Notebook con Windows 10. In entrambi i casi il DAC e relativo driver era il HRT Music Streamer già citato, configurando ovviamente la porta alla sua risoluzione massima,
Preciso ancora che in questo modo si poteva verificare solo il plus rappresentato dall'alta definizione, non gli ulteriori miglioramenti percettivi che consentirebbe la codifica MQA, perché queste ulteriori informazioni possono essere decodificate solo da DAC che hanno implementato appunto l'algoritmo di decodifica MQA, come quelli citati nel post precedenti. Incluso quindi il noto e apprezzato e super compatto Dragonfly. Si può al limite beneficiare di una versione più vicina al master originale nella versione Tidal, come in modo non troppo chiaro dichiara Tidal. Nulla però di specifico nelle note di questi brani.

Come in tutte le prove su questo blog non poteva mancare Diana Krall

L'aspettativa è di un miglioramento con MQA, quindi in questo caso e in ascolti non alla cieca conviene partire dal formato teoricamente inferiore e verificare se qualcosa cambia in meglio passando al formato teoricamente superiore o se non si percepisce alcuna differenza.
Blue e River sono due brani acustici per solo voce e pianoforte con qualche suono di contorno. Il piano è solo di accompagnamento e quindi non ci si aspetta grandi differenze, e così è stato. Nella voce però (uno degli "strumenti" più rivelatori, come noto) qualcosa si avverte, sono brani molto noti, tra i migliori della Mitchell, che ne da' una interpretazione notevole per mutevolezza espressiva, variazioni di volume, pause e accelerazioni.

Bene, nella versione MQA qualcosa cambiava in meglio, solo sfumature, ovviamente, ma i brevi sospiri dopo una pausa, le variazioni di dinamica, la linearità con cui venivano seguite le variazioni dinamiche sembravano superiori: un ascolto più aperto e musicale, realistico, presente, che rendeva difficile fermarsi e non sentire fino in fondo il brano-
In Case Of You l'accompagnamento è invece con chitarra acustica (suonata da James Taylor) e con uno strumento caratteristico americano, ma sempre cordofono ,suonato da Joni (si chiama Appalachian dulcimer) e qui qualcosa si sentiva in meglio come realismo nel pizzicato e in generale nella collocazione spaziale dei due strumenti acustici.

L'ascolto delle tracce di Blue scelte come test

Con i Fleetwood Mac il più significativo è stato l'ascolto dei brani pop con batteria, arrangiamenti ricchi, accurati e quasi ridondanti, come Dreams o Never Going Back Again, dove la differenza che si apprezzava, più che sui singoli strumenti, era proprio sulla dinamica e quindi, passatemi il termine poco preciso, su un quid di emozione in più che poteva passare da questi brani multi.milionari (in copie vendute dell'album). Meno da dire su Songbird, la canzone poi diventata ancor più famosa per le magistrale cover di Eva Cassidy. Perché sentendola a poca distanza dalle celebri canzoni di Joni Mitchell si scopre una chiara somiglianza di stile e di struttura stessa del brano. Solo che qui al canto c'è Christine McVie (che è anche l'autrice), che è un'ottima interprete ma non allo stesso livello di finezza interpretativa della Mitchell.

Tirando le somme il mio giudizio è che puntare a MQA, anche se non completo come in questo caso, vale la pena, un miglioramento si apprezza con la necessaria attenzione ma, come ho scritto altre volte, la cosa più importante è un'altra: la soddisfazione personale, la sensazione di aver trovato un ascolto giusto, un punto d'arrivo che ci consente di dimenticare l'impianto e di concentrarci solo e soltanto sul puro piacere della musica. Senza sentire la necessità di cercare qualcosa di più. Che comunque ci sarebbe, secondo le premesse e le promesse di Tidal e Meridian.

Un ascolto interessante sono stati anche gli album dei Jethro Tull rimasterizzati dal
noto ingegnere del suono Steven Wilson, tutti disponibili in edizione Masters

Fate il test anche voi.
Naturalmente qualcuno potrebbe avere dubbi su queste impressioni di ascolto, e restare dell'opinione che la differenza passando in HD non si sente (come è sostenuto in tanti articoli di cui ho dato conto più volte). In questo caso però, a differenza dell'ascolto di testine che costano come un'auto da città o di coppie pre + finale che costano invece come un SUV, così frequenti su Audio Review, la prova di ascolto la può fare ogni ascoltatore a costo zero (per 30 giorni) avendo solo l'attenzione di predisporre con un po' di cura il set di ascolto, e di mantenere il più possibile allo stesso livello le due sessioni a confronto.

In sintesi: passerò a Tidal?
Come ho scritto altre volte uso con soddisfazione da anni Qobuz in qualità CD. E al momento non vedo sufficienti vantaggi per convincermi a passare a Tidal: il catalogo del materiale HD-MQA è molto ridotto, ascolto molto in mobilità (in auto soprattutto) dove comunque non lo potrei ascoltare in HD ed inoltre dovrei comprare un nuovo DAC compatibile MQA, senza conoscere però l'effettivo futuro di questo standard. Si impone quindi un approccio "wait and see" anche se le previsioni sono a favore di Tidal e di conseguenza mi aspetto che entro un tempo che non so prevedere ma che potrebbe non essere lungo sarà questo il mio nuovo sistema di streaming.

Altri screenshot catturati durante il test

Il costo del servizio
La presentazione di Tidal Maters nelel FAQ

Altra interessante caratteristica di Tidal (in comune con Qobuz): supporta Chromecast

Uno dei molti dischi novità disponibili: l'ultimo dell'ensemble Touareg Tinariwen,
per gli appassionati di world music.


giovedì 5 gennaio 2017

Da oggi lo streaming è anche in alta definizione con Tidal e MQA

L'ho citato nell'ultimo post, si attendeva da tempo, finalmente eccolo, è stato annunciato al  CES di Las Vegas ed è immediatamente disponibile grazie a Tidal lo streaming in alta definizione, con l'algoritmo di elaborazione master quality authenticated (MQA) di Meridian. Una nuova tecnologia che su questo blog era stata ampiamente descritta in un precedente post.

L'annuncio parla di una opzione senza costi aggiuntivi per chi ha già l'abbonamento a qualità CD e di un catalogo molto ampio di tracce già codificate MQA, precisamente 30.000, non è precisato di quali generi musicali (Tidal non è specializzato). Non si parla di limitazioni per aree geografiche.

Appena possibile sarà provato, per ora basta la notizia, forse è la volta buona per un importante passo avanti nella musica digitale e nella qualità dell'ascolto. 

A quanto si capisce dall'annuncio (le notizie sono ancora molto sintetiche) l'ascolto sarà possibile all'inizio con il lettore desktop, nel cui software sarà incluso l'algoritmo di estrazione delle informazioni MQA e di decompressione. A questo punto qualsiasi DAC potrebbe effettuare la decodifica, se fosse così semplice, ma effettivamente non è così e il DAC deve essere compatibile MQA (forse per gli aspettilegati alla sincronizzazione e all'impacchettamento dei frame musicali).

Allo stesso CES sono stati però annunciati anche due DAC economici (e adatti anche all'ascolto in cuffia e in mobilità) che saranno a breve MQA compatibili grazie a un aggiornamento firmware.

Sono il ben noto e assai apprezzato DragonFly di AudioQuest e un nuovo DAC compatto ed economico di Mytek battezzato Clef. Costeranno tra i 200 e 350 Euro. Restiamo in attesa quindi delle evoluzioni per l'ascolto in mobilità, da tablet o smartphone, che sarà evidentemente fondamentale per l'affermazione. Sarebbe l'ideale se arrivasse la conformità con Chromecast, chissà se Google è più aperta all'HD che la nuova Apple. (Aggiornamento 7/1).


In sintesi tutto fa pensare, in base alle prime informazioni, che si tratta di una evoluzione pensata per un pubblico vasto e con un gradino di accesso ragionevole.


Seguono le immagini della presentazione sul sito Tidal e una videata di utilizzo (dal blog Audiostream).







mercoledì 21 dicembre 2016

Lo streaming in HD (per la classica) - II Parte

Attenzione:  ClassicsOnline ha annunciato il 25 gennaio la chiusura delle attività il 31 gennaio 2017. Quindi anche del servizio streaming in alta definizione provato in questo post e nel precedente. Nei commenti è riportato l'annuncio per i clienti a pagamento e in trial. Nel frattempo però Tidal ha annunciato l'avvio ufficiale del suo servizio di sreaming in HD, non solo per la classica, che utilizza il sistema di compressione lossless MQA. Il post successivo  illustra le principali caratteristiche di Tidal con MQA.

Dopo la veloce recensione del nuovo servizio di streaming ClassicsOnline di Naxos e OraStream, condotta nella configurazione più semplice possibile, ovvero iPad + cuffia di qualità, completo la prova utilizzando il servizio come sorgente per l'impianto di casa e per l'impianto in auto, quindi in mobilità.

1. Con l'impianto di casa

Il collegamento
Non è molto versatile, non è supportato Chromecast e il servizio non è incluso tra quelli "on board" nei network player attuali. L'unico modo per arrivare all'impianto è quindi tramite un PC e un DAC esterno. Nel mio impianto c'è un music server realizzato con un Mac Mini (vedi gli articoli che ne descrivevano la realizzazione) e quindi il problema non si pone, ma chi avesse scelto invece la soluzione network player dovrebbe utilizzare per forza un notebook e installare su di esso la app desktop di ClassicsOnline, se vuole usare un DAC di qualità e non il DAC interno di un iPad e la sua uscita cuffia.

La app desktop per Mac
Come altri servizi di streaming la libreria, il motore di ricerca per la scelta dei brani e il player sono attivabili anche da browser, ma viene consigliato di installare l'apposita app per maggiore semplicità d'uso (e forse prestazioni). Così ho fatto sul mio Mac Mini. Installazione veloce e senza complicazioni, L'unico problema incontrato è stato la necessità di configurare esplicitamente il DAC collegato (un HRT Music Streamer), altrimenti il player non partiva senza dare messaggi di sorta. Una volta partito si presenta così (è visibile anche il pannello di configurazione sulla destra),


Il funzionamento è intuitivo e quello che restava da fare era soltanto provare software in HD con diverse configurazioni strumentali. Come si vede dall'immagine sono partito dal pianoforte che in queste incisioni usciva molto bene, Non erano possibili confronti con gli stessi brani quindi non posso dare informazioni su eventuali perdite o miglioramenti rispetto ad una configurazione tradizionale (con materiale ottenuto via download o ripping, ma posso testimoniare che quello che usciva dai miei diffusori era un pianoforte timbricamente corretto, ampio e credibile.

Ho provato anche brevemente la installazione e l'utilizzo della app gemella per ambiente Windows, stessa facilità di installazione e immediatezza d'uso, qualche attenzione in più (tipica dell'ambiente Windows) deve essere dedicata alla configurazione dell'uscita audio, anche in dipendenza del DAC usato.

Gli altri ascolti
Non ho mancato di risentire anche Schubert ripensato da Busoni nella interpretazione del pianista italiano Enrico Vincenzi, che anche in questa modalità di ascolto appariva affascinante e tecnicamente valido.


Sugli archi e in particolare con il quartetto d'archi da camera avevo avuto qualche perplessità. Ho trovato tra il materiale Hi-Res questa trascrizione per quintetto d'archi e pianoforte del bellissimo concerto n.20 di Mozart, l'unico in modo minore. Un ottimo ascolto,nessun difetto particolare, non entusiasmante forse per il pianoforte un po' indietro.


Proviamo la voce a questo punto. Non c'è molto che conosco già almeno tra i titoli messi in evidenza. C'è di Mahler lo splendido Das Lied Von De Erde ma ancora una volta con accompagnamento per quartetto d'archi e non per orchestra (penso che le case discografiche risparmiano con queste trascrizioni). Allora scelgo qualcosa di ancora più concentrato sulla voce, come questo:


Una selezione di arie del noto compositore tedesco ma francese di adozione, maestro dell'opera lirica più melodrammatica e più gradita al pubblico della seconda metà dell'800, riproposta con la sola voce della soprano israeliana Sivan Rotem con l'accompagnamento del pianoforte. La voce qui esce in modo molto convincente grazie ad un'ottima registrazione, si apprezza in particolare la grande dinamica e la stabilità dell'immagine virtuale. Potrei azzardare che è un buon esempio di alta definizione e di cosa si può ottenere, anche se si tratta solo di un 24/44.1.

L'ultimo test l'ho dedicato alla prova più impegnativa, la grande orchestra, che sinora non avevo ascoltato in streaming HD. Cercando qualcosa di non troppo insolito e di già conosciuto (da me) per rendere più significativo il confronto, ho trovato questa esecuzione (dal vivo) del primo concerto per violino di Brahms con l'orchestra di Uppsala e un valido solista anche lui svedese, Nils-Erik Sparf.


Anche questa è una registrazione quasi HD, in risoluzione 24 bit ma con frequenza tagliata (in post-produzione) a 44.1KHz. Suona però molto bene, violino solista in evidenza ma non troppo, molto musicale e fluido, orchestra potente e con grande dinamica, buona ricostruzione spaziale e localizzazione delle varie sezioni di strumenti e dei fiati con parti solistiche. Convincente anche se non da standing ovation.

In sintesi
Il servizio in streaming CalssicsOnline nell'ascolto sul nostro impianto si mostra all'altezza dell'ascolto tradizionale con materiale in download o acquisito via ripping (o suonato da un lettore multiformato SACD). Il catalogo ancora non molto ricco di materiale HD lo rende per ora, anche considerando il costo molto basso, soprattutto una fonte di acqusizione di contenuti complementare e non sostitutiva degli altri canali citati.

2. In auto

Parliamo ovviamente di un'auto dotata di un impianto specializzato per l'ascolto della musica, non di un impianto di serie, dove nel 99% dei casi anche l'ascolto di un servizio streaming in qualità standard risulta troppo impegnativo per l'impianto stesso (meglio ascoltare qualcosa di diverso dalla musica, per rispetto alla musica, salvo rari e costosissimi impianti opzionali per rare e costosissime auto come le BMW Serie 6).

Qui sono passato da un'ottima impressione iniziale a un giudizio negativo, sempre rispetto alle alternative disponibili nello streaming. L'impressione iniziale era positiva perché nel primo trasferimento casa - ufficio che ho fatto, accompagnato dall'ascolto dalla musica con ClassicsOnline ho avuto la piacevole sorpresa di interruzioni zero, pur con un impegnativo flusso HD. Come ho testimoniato altre volte, con una connessione 4G e un buon smartphone recente (nel mio caso iPhone SE, identico a un iPhone 6 ma più compatto) con Spotify e altri servizi streaming a compressione, anche alla qualità più alta non si rilevano interruzioni nel flusso praticamente mai, con Qobuz o Tidal in qualità CD a volte capita, anche se in genere l'ascolto è possibile senza interruzioni momentanee. Il tutto a Roma e in un percorso variabile, anche in galleria e con gestore TIM.

L'algoritmo adattativo
La prestazione eccellente aveva però una motivazione molto semplice a cui non aveva pensato in un primo tempo: l'algoritmo adattativo, ovvero la riduzione della risoluzione e del bitrate in base alla qualità del segnale. Qualcosa di simile come concetto a quello che ha realizzato Netflix per il video. Solo che in Netflix la risoluzione ridotta riguarda le fasi iniziali di un film, poi il sistema si stabilizza e utilizza opportunamente il caching per stare il più possibile vicino alla qualità HD, mentre qui la risoluzione scende tutte le volte che la qualità scende. Peraltro avevo anche lasciato il settaggio standard, quindi poteva scendere fino a 160Kbps.

Non me ne sono accorto guardando lo schermo dell'iPhone dove il player ClassicsOnline riporta in continua il bitrate, ovviamente, altrimenti avrei probabilmente tamponato qualche auto davanti alla mia. Ma ho percepito una certa approssimazione nel suono, qualcosa di lontano dalle aspettative rispetto all'ascolto in qualità CD a cui ero abituato. L'ascolto era con il concerto di Mozart con trascrizione per quintetto d'archi.

Una videata durante il primo ascolto.
In seguito con questo software 24/96 il bitrate è arrivato anche a oltre 2300Kbps
In un successivo ascolto in un tragitto più calmo (ovvero con molti semafori) ho controllato più spesso il bitrate e ho scoperto il motivo: in questo caso era Brahms che ho citato prima, e si passava dai 160Kbps al massimo a 520 mentre, come si vede nell'esempio sopra, collegato all'ADSL era a 1300 ed oltre.
Da aggiungere anche che, sarà stato il bitrate compresso, sarà stato l'algoritmo di compressione adattativo, ma il violino di Nils-Erik Scarf che sentivo così potente e pulito a casa, in auto lo era un po' di meno, solo un accenno, ma stridente. Eppure a volte il mio impianto per auto mi è apparso più preciso e analitico di quello di casa.

Invece in un'altra zona della città e in un orario diverso (la sera)
non si riusciva a salire oltre i 508-520 Kbps
Attenzione ai settaggiLa disabilitazione dell'algoritmo adattativo è comunque possibile, così come la scelta se limitare comunque il bitrate a un livello inferiore nel funzionamento in 4G, per evitare di consumare i MB disponibili nel proprio contratto.

In sintesi
Impossibile quindi pretendere un vero HD in auto con questo sistema sfruttando al massimo le possibilità dell'algoritmo adattativo, in base alle prove fatte non si arriva ad una stabilizzazione su un livello ottimale, nel difficile ascolto in auto, mentre probabilmente è più facile usando il 4G quando ci si trova in un posto senza wi-fi (per esempio in vacanza).
L'unico vantaggio rispetto a Spotify (sempre in auto) rimane quindi il costo più basso mentre per avere le prestazioni ottimali si dovrà ricorrere al caricamento offline o alla rinuncia dell'algoritmo adattativo, quindi rispetto a Qobuz o Tidal ci sarebbe solo il vantaggio di potere ascoltare anche in HD, ma non sempre, e lo svantaggio di un catalogo al momento meno ampio.
I test sono comunque alla portata di tutti (la prova è gratuita) e quindi se qualche visitatore volesse avventurasi sarà molto interessante leggere nei commenti le sue impressioni.


giovedì 15 dicembre 2016

Finalmente lo streaming in HD. Ma solo per la classica

Attenzione:  ClassicsOnline ha annunciato il 25 gennaio la chiusura delle attività il 31 gennaio 2017. Quindi anche del servizio streaming in alta definizione provato in questo post e nel successivo. Nei commenti è riportato l'annuncio per i clienti a pagamento e in trial. Nel frattempo però Tidal ha annunciato l'avvio ufficiale del suo servizio di sreaming in HD, non solo per la classica, che utilizza il sistema di compressione lossless MQA. Il post successivo  illustra le principali caratteristiche di Tidal con MQA.

Mentre aspettiamo da circa due anni Tidal con il promettente sistema di elaborazione HD MQA (vedi articolo) qualcuno lo streaming in alta definizione l'ha effettivamente lanciato sul mercato. Anche da un po', io l'ho appreso da un articolo (che parlava d'altro) del noto sito Audiostream. Nel mondo piuttosto statico dell'hi-fi italiana (sia web sia cartaceo) non pare che se ne sia accorto ancora nessuno.

ClassicsOnline
Così si chiama il servizio proposto dalla nota etichetta indipendente (di classica, ovviamente) Naxos con il partner tecnologico OraStream (basato a Singapore). E' disponibile tranquillamente in Italia, costa poco, funziona molto bene e il catalogo (che comprende anche altre etichette) è piuttosto ampio. Anche se ovviamente i divi della classica non ci sono.
I benefit di un servizio come questo sono i soliti: se non tutta, una grande quantità di musica a disposizione al costo di un CD al mese (o anche meno in qualità CD), la possibilità di ascolto in mobilità e su più device, la possibilità di selezionare quello che veramente vale il nostro tempo (in base ai nostri opinabili gusti) senza comprare un CD o un SACD ma, in più, con la superiore qualità dell'alta definizione.

ClassicsOnline si present così sul nostro browser

Prova pratica

Per provare il servizio (come per tutti gli altri analoghi) non serve abbonarsi a scatola chiusa, è disponibile un trial breve di 7 gg. senza carta di credito e uno più lungo, con carta di credito ma senza addebito (come tutti gli altri da Spotify in poi) di 30 giorni. Nessuna limitazione durante il periodo (e meno male).

Il catalogo
Ovviamente bisogna iscriversi. Ma senza neanche iscriversi si può già fare un giro sul catalogo. Che è piuttosto vasto e variegato, un po' in stile Hyperion: non solo classici classici ma anche molti autori minori e di varie geografie, quindi classica da scoprire, nonché contemporanea (vera, ovvero di oggi). Non tutto il materiale è in HD, gli album che lo sono (non molti al momento, apparentemente) hanno un piccolo logo HI-RES e possono essere 24/48, 24/96 o 24/192. Tutti gli altri in qualità CD 16/44.1. Niente multicanale.

La ricerca sul catalogo (si può anche avere come lista)

La iscrizione

Per la prova di 7 giorni basta una email e il proprio nome e cognome (possibilmente reali, se poi vogliamo procedere). Una volta completata la classica form iniziale ed eseguito il login con la password che abbiamo creato noi si accede ma passa un breve periodo prima di essere attivati. Senza essere attivati si sfoglia solo il catalogo, e si selezionano i brani, e inoltre si possono definire i vari parametri per l'ascolto (es. HD solo in wi-fi, consigliabile se non si ha sufficiente capienza contrattuale, ma il 4G è sufficiente per ascoltare). Poi quando passa (automaticamente) in stato attivato si può procedere alla normale operatività in streaming.

Utenza non attiva

E' possibile cambiare i parametri

Dopo 2-3' l'utenza è attiva

Alcuni ascolti
Ho cominciato in qualità CD, con un brano di Hindemith da camera. Tutto fluido, nessuna interruzione, audio buono. Gli ascolti sono stati fatti con un set molto semplificato (ero molto curioso di provare questo nuovo servizio) ovvero un iPad con la app di ClassicsOnline e una buona cuffia (Grado RS80). Mi riprometto di provare in seguito con l'impianto principale.

Come si vede viene mostrata in alto la risoluzione e anche il bitrate istantaneo. Che è adattivo. all'inizio quando il caching è meno efficace è più basso (120-160) poi si assesta sui valori standard per la risoluzione del file sorgente (qui 16/44.1)

Poi arriviamo al plus di questo servizio, l'HD: cominciamo da una novità discografica per solo pianoforte, la risoluzione è 24/48. Un pianoforte veramente eccellente, esteso, presente. Uno di quei casi in cui il test si prolunga perché facciamo fatica a interrompere un ascolto così piacevole. Ho anche scoperto un Busoni classico ma comunque creativo che non conoscevo proprio in una eccellente esecuzione.

Qui la risoluzione della registrazione originale è 24/48 e il bitrate ovviamente superiore.

Continuo con qualcosa di più impegnativo e rivelatore: un classico quartetto d'archi (Brah        ms) in risoluzione 24/96. Ottimi violini e viole, il violoncello un po' meno presente: sarà la registrazione o la cuffia o il DAC interno di un iPad 2? Comunque un ascolto piacevole, da riprovare.

La risoluzione qui è 24/96 e il bitrate supera i 2300kbps a regime
Ancora in 24/96 un classico di Stravinky, l'Histoire du Soldat, che ha anche parti parlate: presenza, timbrica eccellente dei vari strumenti ad arco e a fiato, spazialità (in cuffia, ma si capisce che è assai promettente con una separazione così netta e precisa), niente da obiettare e tutto da ascoltare.

Nello screenshot della Histoire du soldat un esempio dell'algoritmo adattativo: la risoluzione è 24/96 ma all'inizio bastano 360Kbps di bitrate (anche perché è il parlato)
Ancora un ascolto di archi: ho trovato questa incisione della Chamber Symphonie di Schostakovich, bella la esecuzione e anche la registrazione, anche la sezione bassi sulla destra (sembra violoncello e contrabbasso) è molto naturale, presente e anche giustamente profonda.

Prova di ascolto con l'orchestra

Interessante, ma quanto costa?
Costa poco, confrontato con gli altri servizi streaming:


Per circa 5 € al mese o 40 all'anno abbiamo una quantità di musica classica in grado di soddisfare qualsiasi appassionato, e ci resta anche qualche soldo se vogliamo comprare l'ultima esecuzione di qualche funambolica diva cinese del pianoforte (anche ben dotata sul lato glamour) tipo Yuja Wang.
La scelta di questo servizio rispetto a quelli in qualità CD (che hanno anche un'ampia sezione di classica) dipende dalla quantità di materiale in HD, che attualmente non è molto ma è sicuramente in crescita.

Cosa ci danno per questa modica cifra è dichiarato nella stessa pagina:

ClassicsOnline is the first High-Resolution and Lossless CD QUALITY classical music streaming service to use adaptive bitrate streaming technology which allows subscribers to listen to classical music at the highest possible sound quality available on their home or mobile networks with minimal loss of sound quality. More than 250,000 tracks and over 12,000 albums from the following labels: Naxos, Ondine, Capriccio, Altissimo, Dynamic, Marco Polo, SWR Classic, Orfeo, Amadis, Grand Piano, CPO, Proprius and Swedish Society, available for streaming at up to 192khz/24 bit.

E la loro mission dichiarata è questa qua:

Naxos developed ClassicsOnline service with the classical music and audiophile consumer in mind. An intuitive search engine crafted specifically for classical music provides users unprecedented search options, allowing them to discover new repertoire and recordings.

Come fanno ad avere questi costi?
Sorge spontanea la domanda su come facciano a tenere così bassi i prezzi, considerando che nella musica moderna i costi sono 2 o 4 volte superiori e nessuno dei player attuali (neanche Spotify) sta in realtà facendo ricavi, a quanto pare. Ma bisogna notare che le registrazioni di musica classica sono già pagate, nel senso che gli esecutori di queste piccole etichette sono praticamente nella totalità già stipendiati da varie orchestre nel mondo. Quindi l'album serve anche a loro per aumentare il loro valore come esecutori e si accontentano della giornata, come i turnisti, quando non sono addirittura esecuzioni dal vivo in concerto. La produzione ormai costa poco e abolendo anche i costi del supporto fisico (soprattutto quello della distribuzione) magari ci rientrano più facilmente dei big dello streaming.

venerdì 9 dicembre 2016

Come *non* installare un impianto hi-fi - Secondo esempio

Ogni tanto nelle riviste di arredamento compare qualche traccia di un impianto per ascoltare la musica. Di solito non è assolutamente contemplato e quando c'è, è collocato contro ogni regola (vedi l'esempio numero uno) garantendo così un risultato inferiore ad un compatto da media store.
Questa volta però, nella casa di due professionisti danesi, Nikoline e Sven, architetto e scenografo, arredata da loro stessi, la foto che apriva il servizio sembrava molto promettente: due giradischi, una sparata di vinili. La casa di un appassionato di musica. Restava da scoprire dov'era il resto dell'impianto. 

Dovrebbe essere qui. Riuscite a trovarlo?


Se aguzzate la vista, in alto nella libreria, ai due angoli, si scorgono due mini diffusori con woofer da 13 cm, probabilmente danesi, forse Dynaudio. Tra i due giradischi, che sembrano a trazione diretta, da DJ, uno strano componente, che sembra una console di missaggio, ma forse fa anche da amplificatore per le due cassettine. A meno che sia nascosto nel cassetto sotto i giradischi (non va bene, ma è improbabile). Da qualche parte ci potrebbe essere un sub woofer, ma nelle altre foto non ce n'è traccia. 

Quindi riepilogando: una collezione di vinili, ben due giradischi anche correttamente installati, nessun CD (e neanche un lettore), ma:
  • nessuna traccia di preamplificatori phono
  • due mini diffusori piazzati vicino al soffitto
  • mini diffusori quasi certamente bass reflex con condotto posteriore rivolto verso il fondo della libreria, senza "aria" intorno all'uscita del condotto;
  • posizionamento all'angolo e appiccicato al soffitto (è come se fosse a terra nell'angolo di una stanza): una posizione molto diversa da quella per cui i mini diffusori sono stati progettati
In sintesi, ammesso che l'impianto suoni veramente o non sia lì per bellezza, un altro esempio di come NON si deve installare un impianto di alta fedeltà, vanificando cioè ogni possibilità di riconoscimento spaziale della direzione del suono, creando un rinforzo innaturale sui bassi, comunque carenti e alterando il suono previsto di mini-diffusori di pregio. .

Eppure il proprietario o la proprietaria dovrebbe essere un appassionato di musica, visto che, vinili a parte, nel soggiorno c'è anche posto per una tastiera e (probabilmente) il suo amplificatore Vox.
E il soggiorno non è tanto piccolo, due casse amplificare a torre ci entrerebbero facilmente.

Ecco la foto iniziale con l'impianto minimal in primo piano. Una guida piuttosto completa di come si installa un impianto alta fedeltà si può leggere su questa pagina di Musica & Memoria.






sabato 29 ottobre 2016

LocalCast in prova

Il post precedente era dedicato al tramonto del lettore CD rimpiazzabile da una qualsiasi device in grado di connettersi ad un servizio di streaming musicale e, sempre senza fili, in wi-fi, anche al nostro impianto. Un servizio streaming non copre però tutta tutta la musica del mondo, e quindi serve qualcos'altro per ascoltare con la stessa comodità quello che resta fuori. Serve una app compatibile con Chromecast e che tramite il protocollo DLNA possa accedere alla libreria musicale dove abbiamo scaricato o digilitalizzato la nostra musica "extra streaming".

App di questo tipo sulla carta e sullo store sembrano molte ma poi in pratica non è così, la maggior parte sono limitate alla musica già presente sul tablet o sullo smartphone. Che può anche essere un'alternativa ma, poiché queste device non hanno mai una memoria molto ampia, comporta la necessità di trasferire e poi cancellare i file musicali. Operazione peraltro per niente agevole su iOS, e in ogni caso qualcosa che ci allontana dallo scopo: ascoltare la nostra musica senza perdere tempo nei preparativi.

LocalCast presentato su Google Play Store come una delle applicazioni per Chromecast
LocalCast 
Dopo diversi test risulta che, almeno ora, la app LocalCast del programmatore Stefan Pledl, sembra essere una delle poche, se non l'unica, che soddisfa (quasi) tutte le esigenze. Probabilmente non a caso è evidenziata in Play Store di Google. Esiste anche in versione free per chi non trova disturbante la pubblicità, ma per liberarsene bastano 4,99 €.

Il funzionamento è molto semplice e adotta l'approccio, ora prevalente, della interfaccia minimal. Peraltro non personalizzata tra tablet e smartphone e ottimizzata per il secondo e meno efficace sul primo (dove funziona solo in verticale).
Aprendo la app, si collega automaticamente alla musica che abbiamo sul tablet (o sullo smartphone, faccio riferimento al tablet, perché è più comodo come sorgente, la prova in particolare è stata fatta su un iPad). Quello che ci interessa però è il collegamento allo storage server, i comandi sono su una stretta sbarra blu in basso e il comando è "DLNA/Upnp". Se abbiamo attivato in precedenza lo storage server lo vedremo tra i servizi DLNA disponibili e non dovremo far altro che cliccarci sopra per aprirlo e navigare sui vari menù, per arrivare alla musica che ci interessa. Si può navigare per album o artisti oppure per la struttura a directory che abbiamo organizzato sullo storage server.

Arrivati a questo punto si incontra la prima limitazione: non esiste una funzione di ricerca. Bisogna scorrere la libreria per cercare l'album che vogliamo ascoltare. Sembra strano e ho scritto all'assistenza; non mi hanno ancora risposto, ma sembra proprio che non ci sia, non possono averlo nascosto così bene. Se la libreria è di qualche decina di album nessun problema, occorre un attimo. Se è di centinaia come nel mio caso ci vuole un po' di tempo soprattutto se il titolo è verso il fondo dell'ordine alfabetico (comanda sempre quello). Non ci vuole comunque molto, serve solo un po' di pazienza. In alternativa si può cercare anche per directory, l'importante però è che il nome dell'album compaia all'inizio del file, perché nella visione compatta (la più comoda) non tutto il nome file è visualizzato.

Le immagini che descrivono il funzionamento della app sono in fondo all'articolo.

Altra limitazione 
Le immagini, le copertine degli album, aiuterebbero molto nella ricerca. Ma, non so se per limitazioni di DLNA o anche di questa app, una cosa così semplice diventa invece complicata. Tanto per cominciare per farle vedere a LocalCast, ma anche  ad altri player, devono avere un nome standard, "folder". Già un bel po' di lavoro inutile. Poi per motivi che non sono riuscito a scoprire, a volte non sono comunque visualizzate. La situazione quindi, per chi non ha pazienza e tanto tempo da dedicare a queste operazioni, è come nella figura visibile più avanti. 
A questo si aggiunge che, sempre chissà per quale motivo, forse perché l'interfaccia è ottimizzata per gli schermi più piccoli degli smartphone, l'immagine viene comunque compressa e, quando è utilizzata durante la funzione play, diventa sgranata e inguardabile (l'esempio che si vede dopo è uno dei migliori). Poco male, non è certo una cosa essenziale, ma visto la banalità di questa funzione ci stupisce di essere ancora ai livelli di un Commodore 64, per chi si ricorda di cosa si sta parlando. 

Il player in azione
Accettate queste limitazioni, anche perché pare proprio che di meglio non ci sia, tutto quello che rimane da fare si riassume in pochi passi:
  • una volta avviata la app, scegliere come localizzazione della musica DLNA/Upnp (le altre sono Local file e Web, con LocalCast si può infatti accedere anche alla propria area cloud su Drive o Dropbox, ovviamente affidando le proprie credenziali di accesso a loro)
  • tra i server visualizzati scegliere quello che ci interessa (Lacie nel mio caso)
  • scegliere l'area predefinita Music e quindi la modalità di navigazione tra Album / Artist / All Tracks / Genre e By Folder. 
    • Album: in ordine alfabetico, alla fine è la più comoda;
    • Artist: per niente comoda, una volta selezionato il musicista le sue canzoni sono elencate in ordine alfabetico;
    • All Tracks; se sono migliaia la ricerca in ordne alfabetico è da escludere
    • Genre: anche qui, se non fate ordine prima sulle proprietà assegnate automaticamente, ne troverete decine (90 nel mio caso), quasi inutile quindi;
    • By Folder: si naviga in modo tradizionale per directory. Peccato che per ragioni di spazio vengono mostrate solo le prime 2-3 parole e quindi se avete creato una directory con il nome del musicista o del gruppo e poi il titolo dell'album, trovare un album, poniamo, dei Creeedence Clearwater Revival, non sarà per niente facile; soprattutto perché, come si diceva prima, l'immagine della copertina non sempre ci sarà.
  • attivare la connessione con Chromecast usando il tasto giallo in basso (le casse risponderanno con un "dung")
  • scegliere l'album o una canzone, lanciare il player e godersi la musica.
Nel seguito il funzionamento della app per immagini.

LocaCast all'avvio si presenta così: accede ai file musicali in locale.

Selezionando la minuscola immagine in basso a destra
con la scritta "More" si accede al pannello di controllo

Il pannello di controllo con i parametri configurabili
Per ascoltare i file audio sullo storage server bisogna selezionare in alto DLNA/Upnp.
Viene mostrato subito lo storage server in rete (se è accesso). In questo caso un Lacie.

Accedendo al Lacie viene mostrata le organizzazione dei contenuti standard di DLNA.

Selezionando Music vengono mostrate le categorie standard di DLNA

Aprendo quindi la visualizzazione per album (con visualizzazione compatta) vengono mostrati
gli album presenti. Con le immagini della copertina presenti o no in base ai capricci della app o di DLNA.

Scegliendo un album, se c'è un'immagine, la visualizzazione
sullo schermo dell'iPad è così. Per ascoltare la canzone su Chromecast bisogna prima
cliccare sulla minuscola immagine in basso a destra e selezionare l'unità.
Si sentirà sugli altoparlanti un suono tipo "dung" che conferma la connessione.

Scegliendo infine una canzone da ascoltare il player si presenta così.
La immagine di copertina di  Jackie DeShannon è sgranata,
ma in molti casi l'effetto è anche peggiore.
Tutta la grafica è progettata per uno smartphone e su iPad è piuttosto carente.

In sintesi
Un prodotto non certo all'altezza di Apple Music come grafica e interfaccia utente, ma le funzioni essenziali ci sono e consentono di ascoltare anche la nostra musica "fuori streaming" senza difficoltà, comodamente seduti in poltrona, e facendo tutto dal nostro tablet, dove potremo magari anche seguire il testo di una canzone, se è in una lingua che non è la nostra. L'importante è non usare l'iPad come uno strumento di distrazione.