lunedì 29 ottobre 2012

Audio Review: fine di un'epoca

A sorpresa, senza che nei numeri precedenti fossero anticipate criticità di sorta, nell'ultimo numero di Audio Review uscito in edicola nei giorni scorsi, il numero 337 di ottobre 2012' l'editoriale del fondatore Paolo Nuti e quello in ultima pagina del direttore Roberto Lucchesi annunciano la chiusura della storica rivista, da molto tempo se non da sempre la principale del settore in Italia. Solo l'editoriale del responsabile della (ottima) sezione musica, Federico Guglielmi, parla dell'eventualità in termini ipotetici, ma aveva preannunciato problemi il mese scorso e ospita una lunga lettera preoccupata di un lettore. Una chiusura peraltro, a quello che si legge, definitiva, e che rimanda al sito ma solo come memoria storica dei numeri pubblicati.

Con la chiusura di Audio Review finisce veramente un'epoca per l'alta fedeltà in Italia. La rivista infatti nasce da una scissione, dalla costola di Suono Stereo, la rivista nata negli anni '70 per iniziativa, tra gli altri, proprio di Paolo Nuti, e che ha accompagnato la crescita tumultuosa del settore. Talmente ricettivo da consentire la creazione di una rivista derivata di taglio più "popolare", con prove semplificate e più orientata ai neofiti, Stereoplay. Oltre a varie riviste concorrenti. Con Audio Review (o semplicemente AR) e' proseguita la linea di Suono, incentrata soprattutto sulle misure di laboratorio, con aggiornamenti dettati dalla evoluzione del mercato e delle priorità degli appassionati, con la introduzione di una sezione Audio Club di prove di ascolto senza test e la progressiva espansione della parte musicale, prima affidata a Maurizio Crisostomi e poi a Guglielmi.

NB: Come riportato più diffusamente nei commenti, nelle settimane successive alla pubblicazione di questo post un gruppo di redattori ha rilevato il periodico e ha potuto far proseguire le pubblicazioni, assieme a quelle delle riviste del gruppo Audio Costruzioni e Car Stereo, con una revisione della linea editoriale e la definitiva uscita di Nuti e Ferrarese. Ad oggi (marzo 2014) le pubblicazioni proseguono con la formula "tre riviste in una" a cura della coop dei redattori.


Cosa e' successo?

Non voglio fare qui una una storia della rivista o dell'editoria del settore in Italia ne' considerazioni sulla validità o meno delle riviste tradizionali, che ho già inserito in un post diverso tempo fa. La situazione e' questa, il mondo e' cambiato e fare considerazioni sul buon tempo andato, ammesso poi che fosse veramente migliore, non penso sia molto utile. Mi spiacerà non poter proseguire l'abitudine di leggere ogni mese la rivista che il mio edicolante mi mette da parte regolarmente. E mi spiace soprattutto per tutti quelli che vi hanno lavorato sino ad ora in vari ruoli, incluso il mio ex compagno di liceo Dario Tassa, storico curatore della linea grafica della rivista (e, prima, di Suono).

Più interessante e' capire come mai non sia possibile, in un paese dove esistono e resistono centinaia di riviste mensili specializzate, e dedicate ad ogni argomento anche veramente di nicchia (mi risulta che esistano ben due riviste specializzate sulla caccia al cinghiale, non so cosa possano scrivere tutti i mesi) non c'è spazio per una rivista che tratta degli strumenti per ascoltare la musica, un interesse che accomuna milioni di persone, tenendo anche conto che le altre due riviste rimaste, Suono nella nuova edizione più orientata alla musica, e Fedeltà del suono (FDS) sempre più ridotta nei contenuti, non sembrano in ottima salute, ed una nuova rivista molto ben fatta e che trattava anche AF Digitale, ha chiuso anch'essa pochi mesi fa.

Il colpevole sarebbe sempre il solito, Internet. Dove si trovano le stesse informazioni, recensioni, prezzi, nuovi prodotti, discussioni e confronti, per di più gratis e indipendenti, non condizionate dagli inserzionisti, acquirenti degli spazi pubblicitari, principale fonte di ricavo per le riviste. E poi naturalmente la crisi.

Non sono convinto che sia così. Le riviste online sono strutturate in modo diverso e anzi ben poche sono strutturate in forma di rivista così da costituirne una alternativa. Sono prodotti editoriali ben diversi che potrebbero convivere, almeno sino a quando resisterà la carta stampata. E basta entrare in una edicola per verificare che resiste eccome.

Penso invece che il motivo sia legato a questo specifico settore, ed in particole ad un elemento che cita nel suo editoriale proprio Federico Guglielmi: la mancanza di di ricambio nel parco-lettori. Con una aggiunta, la progressiva riduzione in numero e peso specifico dei distributori-importatori, che sono poi i naturali inserzionisti per queste riviste.

Una rivista impostata come AR ha un costo elevato, soprattutto per la necessità di effettuare prove di laboratorio con strumenti di misura complessi che richiedono redattori e tecnici competenti. E si aggiunge a questo la scelta di coprire a 360 gradi il settore, dalle novità al vintage, dal vinile alla musica su computer, dai prodotti high-end fuori dalla portata per il 99,76% degli italiani (in base alle ultime dichiarazioni dei redditi ufficiali) ai prodotti entry level, dalle grandi mostre internazionali alle visite ai produttori. Quindi una redazìone ampia e costi elevati che possono essere coperti soltanto da vendite in edicola coerenti (nella seconda metà dei '70 se ben ricordo vendeva oltre 100 mila copie, era ai livelli di Quattroruote) e inserzioni numerose e a tariffe elevate.

Con gli anni i lettori interessati sono costantemente diminuiti. Dispersi in parte gli appassionati nelle varie tendenze ( o sette) dell'high-end, per nulla interessata al l'hi-fi, all'ascolto lungo e concentrato, all'ascolto open-air la generazione MP3 e quindi lontanissima anche solo dall'idea di acquistare una rivista. Poi l'antitesi alle riviste troppo sensibili agli interessi commerciali, le alternative gratis su Internet. Un calo fisiologico e inarrestabile.

Sul lato degli inserzionisti i grandi nomi dell'elettronica di consumo hanno abbandonato il settore (Pioneer) o l'hanno mantenuto per veicolarlo tramite gli stessi canali del "nero" e non vedevano alcun ritorno dalla pubblicità su una rivista specializzata e fatalmente orientata alla produzione specializzata, high-end, non di massa, che interessava ai suoi lettori. Pur se AR su questo versante ha continuato a garantire una presenza.

Gli importatori / distributori di marchi specializzati si sono ridotti di numero e peso perché alcune case più importanti hanno raggiunto una dimensione sufficiente a curare la distribuzione e la promozione in proprio, e la riduzione del mercato, sempre più frammentato, con sempre meno appassionati disposti a spendere cifre importanti per la heavy rotation dei componenti ha fatto il resto.

In conclusione, lettori in calo e senza possibilità di risalita, inserzionisti in calo numerico e tariffe pubblicitarie in diminuzione come per tutta la carta stampata (e come conseguenza della riduzione delle tirature) e costi interni non comprimibili sotto una certa soglia senza stravolgere l'impostazione della rivista, e si è arrivati così alla conclusione. Come d'altra parte scrive un po' tra le righe lo stesso Nuti.

Si poteva contrastare il calo dei lettori?

Condizioni per una ripresa del settore potevano essere negli anni passati il passaggio dal CD all'alta definizione, con il SACD, o il passaggio dalla stereofonia al multi canale. Due rivoluzioni nel settore che avrebbero richiesto un rinnovo quasi totale degli impianti e quindi un rilancio del mercato e, con esso, delle riviste. Ma sappiamo che non è andata così, neanche per lontana approssimazione. Le prime a non crederai sono state le case discografiche, che non hanno prodotto ne' promozionato nulla o quasi nei nuovi formati, che sono poi rimasti, come sappiamo, solo nel piccolo giardinetto della classica, che certo non poteva garantire un indotto tale da influire sui numeri complessivi del settore. E neanche dai produttori di hardware, che hanno seguito un approccio wait & see, e sono rimasti a guardare.

AR ha seguito e ha cercato di spingere entrambe le transizioni, pubblicando per anni una sezione di nuove uscite su SACD e sforzandosi di vedere, negli editoriali di Nuti e negli articoli, uno sviluppo che nella realtà, come si è visto non c'era. E che una rivista comunque di nicchia da sola non poteva creare. In questo modo ha perso anche qualche punto tra gli appassionati duri e puri, che l'hanno (ingiustamente, a mio parere) catalogata subito come troppo sensibile agli interessi commerciali delle case discografiche e dei produttori di elettroniche. Quali interessi non saprei proprio, visto che avere un ritorno commerciale senza mettere sul mercato nulla e, nel caso che lo facessero, senza fare nessuna promozione pubblicitaria, non è proprio possibile nel mondo conosciuto. In realtà non ci hanno mai creduto e dopo le prime analisi di mercato hanno stimato che il ritorno dei cospicui investimenti (soprattutto pubblicitari) non ci sarebbe stato e hanno lasciato perdere.

Da ultima la musica liquida (una definizione introdotta proprio in casa AR ) a cui peraltro è dedicato in gran parte anche questo blog. E anche qui, come sappiamo, promozione e adesione un po' più convinta da parte dei produttori di hardware ma zero coinvolgimento da parte delle majors, dopo 2-3 anni e' ancora un settore di nicchia.

La passione di AR per queste nuove tecnologie era puramente tecnologica, in coerenza con la linea seguita sin dai primi anni '70, da positivisti entusiasti della tecnologia applicata alla musica. Se avessero seguito i loro interessi commerciali avrebbero dovuto casomai convertirsi al vinile e ridurre le prove con misure o eliminarle del tutto. Ma sono stati invece sempre coerenti, anche contro i loro interessi, a dispetto delle accuse ripetute di inclinazione commerciale. Che peraltro non è una colpa in se', una rivista specializzata e' anche una impresa e deve produrre un utile. Certo, rimanendo imparziale nei giudizi. Considerazioni comunque molto facili con il senno di poi e mi scuso se sembrano troppo nette.

Il vero problema

Il vero problema che la chiusura di Audio Review evidenzia rimane però la progressiva marginalizzazione dell'audio. Mentre nel video si assiste ai continui lancio di nuove tecnologie, accolte più o meno favorevolmente dal mercato, ma sempre accolte perché c'è un interesse e un desiderio di vedere sempre meglio, in modo più realistico (alta fedeltà ?) le immagini in movimento di film e documentari, e lo stesso avviene per la fotografia digitale. L'audio rimane invece bloccato e sembra non riuscire ad uscire, almeno per il mercato di massa, neanche dalla compressione. I colpevoli? Sempre loro, le case discografiche principali, le majors, e la loro incapacità (che si è ritorta pesantemente contro i loro stessi interessi) di gestire la rivoluzione della musica su Internet e le grandi opportunità che proponeva ( e che qualcun altro ha saputo cogliere in pieno).



34 commenti:

  1. Secondo una informazione pubblicata oggi su TNt-Audio sembra che Audio Review potrebbe continuare con un altro editore. Speriamo che vada a finire così.

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  2. Anonimo7/11/12

    Mi sembra che hai colto perfettamente il punto... Non si vogliono spingere le novità nel mercato audio. Le case discografiche non vogliono rischiare, investire, ma solo raccogliere.
    Il sacd, a cui in teoria ora si è aggiunto anche il blu ray pure audio, sarebbero delle evoluzioni fantastiche, ma... classica esclusa non esiste nulla, se non pochissimi dischi ordinabili solo su Internet.
    Il sacd, essendo compatibile con il vecchio formato, doveva essere spinto al massimo, fare uscire gran parte dei dischi nuovi (su cui c'è ampio ricavo) solo in questo formato, ed invece il nulla.
    Dispiace davvero per Audio Review, anche perché è sempre stata una rivista completa che dedicava spazio sia alle recensioni di apparecchi, che di dischi, in un giusto equilibrio

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  3. Sono stato ieri al Galà dell'Alta Fedeltà di Padova, e c'era lo stand della New Media Pro, con esposte tutte le riviste e i CD del gruppo.

    Alla mia domanda sul destino della rivista AR, la signorina ha assicurato che entro la fine del mese uscirà il prossimo numero, a cura di un nuovo Editore e con un organico sensibilmente modificato, iniziando dal Direttore...

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    1. E' una ottima notizia, che conferma le anticipazioni di Lucio Cadeddu di TNT-Audio. A quanto si capisce tornerà comunque con parecchi cambiamenti, forse anche di linea editoriale. Aspettiamo e vediamo.

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  4. Daniele Zanardini17/11/12

    Il vero problema è un altro, la perdita di credibilità della rivista. Non so se avete notato, le prove sono sempre delle solite marche guarda a caso le stesse marche che riempiono di pubblicità la rivista stessa. E poi quelle recensioni autoreferenziali ed incomprensibili del farfallino Cicogna, nel senso che non si capisce se parla bene o male del prodotto recensito ...
    Ogni numero sempre le stesse marche AM Audio, MacIntosh alla paranoia ecc...

    Io ultimamente la leggevo solo alla fine per le recensioni di musica jazz, senza comprarla ...

    In queste condizioni non poteva andare avanti, ha perso il nocciolo duro degli appassionati.

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    1. La indipendenza delle riviste e di conseguenza l'attendibilità delle prove è argomento di polemica da decenni. Su questo tema avevo scritto diverso tempo fa in un articolo dedicato alle riviste di alta fedeltà (http://musicaememoria-tecno.blogspot.it/2012/05/le-riviste-di-alta-fedelta.html). Noto che la indipendenza però non si ottiene soltanto rinunciando alla pubblicità, sarebbe anche necessario che i componenti da provare fossero acquistati in modo anonimo dalla rivista, come avviene per le riviste di difesa dei consumatori o per le recensioni dei ristoranti nelle varie guide (almeno si spera). Altrimenti c'è comunque una dipendenza da chi ha fornito il componente da provare. Non c'è però, che io sappia, nessuna rivista al mondo, cartacea o online che fosse, che abbia questa potenza economica, considerando soprattutto i costi di certi componenti di alta fedeltà.
      La vera indipendenza la fanno i lettori che alla fine sono loro a giudicare la credibilità di una rivista, come noti anche tu. Spero che questo passaggio se, come auspicato, Audio Review riprenderà le pubblicazioni, possa servire alla rivista anche a ripensare a questo aspetto.

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    2. Anonimo10/11/13

      Sono d'accordo con Zanardini. Io avevo smesso di comprarla da molto tempo nell'impossibilità di capire dalle recensioni la qualità effettiva dei prodotti.

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  5. Ragazzi, incrociamo le dita e speriamo che Audio Review esca sotto nuovo editore. Che importa se e' troppo commerciale, poco obiettiva, o altro. Queste sono tutte inezie rispetto al fatto di perdere una rivista che tutti i mesi esce in edicola e tratta dei temi a tutti noi cosi' cari! Ma ve la immaginate una vita senza nemmeno una rivista di audio da poter comprare all'edicola sotto casa? Che tristezza sarebbe?

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  6. Ieri è uscito il nuovo numero di Audio Review, e quindi si confermano le anticipazioni. In realtà non è solo Audio Review perché assieme sono include anche altre due riviste dello stesso editore entrate, Audio Car Stereo e Audio Costruzione. E Digital Video? Non si sa. I direttori di ACS e AC rimangono mentre quello che non compare più è l'ex direttore di AR, Roberto Lucchesi. A dir la verità non si capisce neanche chi sia il direttore della sezione propriamente hi-fi, l'editore iniziale non è firmato. Quindi anche di Paolo Nuti a parte i ringraziamenti di rito nulla si sa. Nell'editoriale di Audio Costruzione anzi Gian Piero Matarazzo parla di "suicidio mediatico" riguardo all'editoriale dell'ultimo numero della ex AR e quindi si suppone ci siano stati dei contrasti.
    Comunque la nuova rivista, stampata su carta di minor pregio e con font più grandi, va nella direzione opposta di quello che dicevo per la estensione degli argomenti, coprendo ora anche l'autocostruzione e l'hi-fi in auto. Un rischio se non ci sono grandi sovrapposizioni di interessi tra questi campi, un lettore interessato solo ad una delle tre riviste si trova a comprare anche contenuti che non gli interessano. Pagando un prezzo di copertina tra i più alti per i mensili (6,5 €). Penso sia una soluzione temporanea per tenere in edicola tutte e tre le testate. Va invece nella direzione auspicata una maggiore attenzione alla hi-fi accessibile e uno stop alle prove di componenti dai prezzi stratosferici. Quindi non resta che vedere come le cose procedono e si assestano. Nel frattempo in bocca al lupo a tutta la redazione.

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  7. parsecaudio29/12/12

    C'è comunque qualche problema di distribuzione per la nuova rivista ,almeno nella mia provincia(Imperia)non è giunto nulla in nessuna edicola(e ne ho visitate diverse,anche nel capoluogo).

    Sono pienamente d'accordo sull'analisi fatta così bene sulle motivazioni della chiusura di AR,aggiungerei anche un senso di "stanchezza" dei recensori più bravi e preparati, che da troppo tempo pervadeva quasi tutte le recensioni.
    Guardate a titolo di esempio come le prove di amplificatori fatte da Montanucci si siano progressivamente inaridite di spiegazioni tecniche.
    Forse perchè i costruttori non rendono pubbliche tali notizie,fatto stà che la passione non era più quella che deve avere un bravo recensore.
    Oltretutto qualche eccessivo sbandieramento per pseudo scoperte rivelatesi delle quasi-bufale(vedi misure sui cavi, o Deep Stereo,ad esempio)hanno fatto il resto.

    Apprezzabile(molto apprezzabile) lo spirito di ricerca,ma qui si è esagerato,spacciando per rivoluzioni cose che in realtà non lo erano.

    parsecaudio (Vittorio Alberti)



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  8. Nel frattempo e' tornata in edicola anche Digital Video, con alla direzione ancora Roberto Lucchesi. Si cominciano quindi a chiarire un po' di cose. A quanto pare il problema era proprio Audio Review e la sostenibilità dei suoi costi continuando con lo stesso modello di rivista. E difatti AR ha chiuso e ha ripreso, anche con distribuzione carente come testimonia Vittorio, cercando di recuperare un livello di vendita sostenibile mediante l'accorpamento con le altre due riviste in difficoltà, anch'esse per mutamento del mercato (Car Audio soprattutto). Un tentativo ancora in transizione, sembrerebbe, a giudicare dal fatto che un nuovo direttore della rivista, al posto di Lucchesi che le dirigeva tutte e due, nel numero in edicola di AR non è indicato.
    Diverso e' il discorso per Digital Video che punta a un mercato tuttora in espansione, e può beneficiare anche dalla recente chiusura di AF Digitale. E difatti si ripresenta in edicola con la stessa grafica e la stessa carta, non in edizione "povera", anche se con un numero di articoli veri ridotto rispetto a prima. Ho notato che è' poca anche la pubblicità, 5 pagine vere in tutto, una per ciascuno dei principali produttori di elettronica e fotografia.
    Transizione in corso quindi e, sono d'accordo con Vittorio, devono ancora trovare un nuovo modello di rivista audio per iniziare un nuovo ciclo.

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  9. Anonimo14/1/13

    Faccio seguito all'informazione sulle prove delle riviste, che a volte, anche per un appassionato come me, attento al mercato e al portafoglio,sembano incomprensibili e ...inutili (perlomeno se si testano elogiandoli solo apparecchi che costano piu di un'automobile).Il mercato credo sia fatto di persone "normali" con portafogli "normali" e desiderio "normale" di ascoltare buona musica c'on un buon impianto. Migliorando, quando ce lo si puo permettere.
    Ora, se una rivista costa 6 euro e non mi serve affatto per suggerirmi qualche idea su buoni sistemi d'ascolto,beh, cosa la compro a fare?
    Inoltre, sulla scia di quello che avviene in tutti i campi, la rivoluzione digitale non si puo ne fermare ne forse comprendere, solo mettersi nella scia.
    Internet e la musica liquida sono oggi insostituibili, da un lato permettono di aquistare meglio, risparmiando, confrontando i prezzi e ascoltando il preview dei brani (come si faceva da ragazzi quando non ti sbattevano fuori dal negozio se stavi li ad ascoltarti i vari lp appena usciti.
    Insomma, il mercato modiale è cambiato e anche il modo di fare informazione. A questo proposi vi segnalo una rivista on line appena uscita che si chiama audiocavi.com,che, senza pubblicita' pubblica prove "ad orecchio" su quel mondo un po' strano a comprendersi dei cavi audio. Almeno non costa nulla e da dei suggerimenti gartuiti.
    Che si deve fare? Adeguarsi al mercato oppure sparire.
    Questi sono i tempi moderni.
    Saluti a tutti e sempre buona musica a tutti

    Andrea Finazzi
    (se sapessi come mettere il mio indirizzo email lo metterei, ma non capisco.

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  10. Qualche giorno fa, approfittando della esigenza di recuperare un paio di numeri arretrati che non trovo più in casa, sono andato nella nuova sede di Audio Review nella periferia della capitale e ho avuto anche l'opportunità di parlare per una quarantina di minuti con Mauro Neri che, come si è visto nel nuovo numero della rivista, ne è ora il direttore responsabile. Mi ha chiesto feedback sulla nuova linea della rivista e sulle scelte fatte (in parte imposte dalla situazione) e gli ho trasmesso buona parte delle osservazioni raccolte in questi commenti. Mi ha raccontato la vicenda dell'imporovviso fallimento dell'editore, della conseguente chiusura forzata delle riviste e della coraggiosa iniziativa dei redattori di continuare comunque con le proprie forze. Quanto poi riportato anche nell'editoriale del nuovo numero. Nei prossimi numeri un nuovo editore, probabilmente una cooperativa, sostituirà la NewMediaPro in liquidazione che compare ora come editore. Dalla chiacchierata è emerso che, al di la' degli interventi gia' fatti, sono alla ricerca di una nuova formula per una rivista tradizionale da edicola, che sostituisca quella ormai non piu' attuale e non più sostenibile di AR, confermando quindi quanto sostenuto nel post. Una direzione dovrebbe essere uno spazio maggiore per i contributi dei lettori. Digital Video dovrebbe diventare una rivista più commerciale per il pubblico vasto come era all'epoca Stereoplay. La mia impressione è che anche la formula delle 3 riviste in una sia solo una necessità temporanea e che sono consapevoli che dovranno trovare un'altra formula. Non mi è restato che fargli un in bocca al lupo e andare a comprare il nuovo numero 339 nel frattempo uscito per vedere come procede il tentativo.

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  11. Anonimo16/2/13

    Oggi è il 16 febbraio 2013, e audioreview ancora non è uscita in edicola. Io sono un suo lettore "tremtennale", e mi sento semplicemente affranto. E' vero, negli ultimi tempi la rivista non incontrava più totalmente il mio gusto personale. Troppo spazio a sistemi "digitali" e troppi voli pindarici, ma le recensioni di oggetti che magari non mi potrò mai permettere, ma che sono la "summa" della conoscenza e dello stato dell'arte secondo un determinato costruttore, mmi interessano molto da un punto di vista strettamente tecnico. La caratteristica di AR è sempre stata quella di spiegare come sono fatti dentro i miei giocattoli preferiti. Le recensioni "a orecchio" non mi hanno mai interessato, ma dalla descrizione di come un apparecchio è fatto, uno si fa un idea. E comunque è sempre stata una lettura piacevole, dalla prima pagina all'ultima, a parte quando si mettevano a parlare in "computerese", lingua che mi preclusa, forse per ragioni di età. Continuo quindi ad attendere, ma ci credo ormai più poco. Il mio più grosso rimpianto è di non essere mai riuscito ad acquistare il programma "Audio for windows", anche perchè andando sul sito non sono mai riuscito a capire come si fa. Che volete, si vede che sono vecchio, e ai vecchi accade di veder morire gli amici di una vita...

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    1. Anonimo4/7/14

      Oramai credo che il software sia liberamente distribuibile. Se così fosse, potrei inviarle una copia.

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  12. DJ Nick24/2/13

    Confermo l'uscita del numero 339 senza nuove "evoluzioni" rispetto al 338.
    Credo che 6,5 eurozzi per una rivista dove le "vecchia" AR è presente solo in nemmeno 100 pagine (e con la grafica maggiorata, ridotta al 30% in contenuti...), siano eccessivi.
    Anzi molto eccessivi....
    Tra parentesi, viene stampata alla Mondadori Printing, dove ad es. si stampa PC Professionale su carta leggermente migliore, con un DVD accluso e 300 pagine di rivista ad un prezzo inferiore...
    Non credo sia quindi un problema di stampa ma di gestione: tenere in vita il "carrozzone" di tre riviste costa parecchio. Credo che ACS abbia ormai fatto il suo corso ed Audio costruzione non si doveva nemmeno far uscire...
    D'accordo che i redattori sono quasi sempre gli stessi di AR, ma la gestione tripolare ha costi inevitabilmente maggiori.
    Spero che da "vecchio" lettore (tra abbonato e acquirente, la seguo ininterrottamente del numero 49...), questa situazione di limbo si evolva per tornare alla normalità.
    Aggiornata ai tempi che corrono, ovviamente, ma una "normalità" più evidente di quella attuale...

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    1. Solo oggi ho scoperto questo sito e mi è piaciuto molto per contenuti e serietà delle trattazioni. Molto apprezzabili anche i toni sempre pacati ed educati che non sempre purtroppo sono propri dell'ambiente di internet.
      Intervengo in questa discussione, anche se vedo che da tempo nessuno ha aggiunto contributi, perchè ho particolarmente a cuore AR e tutto il mondo che le ruota attorno. Premesso che sono un vecio del mondo hifi, che ha comprato tutte le riviste del gruppo fin dai rispettivi numeri 1, negli anni ho avuto il piacere di conoscere la maggior parte dei redattori delle varie testate, con uno dei quali sono legato da una sincera amicizia più che ventennale (Rocco Patriarca). Io credo che, fermo restando gli errori che si vogliono imputare (tutto è sempre perfettibile), sia troppo importante per chi ha questa passionaccia che resti in vita una testata come AR, unica ormai a trattare il mondo dell'hifi con un approccio tecnico e quanto possibile oggettivo: non è pensabile avere solo testate confezionate da "sacerdoti" dell'hifi, unici detentori del "verbo" e troppo spesso senza alcun contenuto tecnico a supporto delle fantasiose affermazioni in esse contenute. Se il prezzo per continuare a leggere qualcosa di autorevole è quello attuale a me sta ancora strabene così e poi scusate, ma la passione che ci anima tutti non dovrebbe essere sentire meglio possibile la nostra amata musica? E allora ben vengano consigli per farlo anche in macchina e se si è capaci per farcelo da soli. Buona musica a tutti e lunga vita a AR

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  13. Anzitutto grazie per gli apprezzamenti su questo blog, tenere viva la informazione su come si può ascoltare la musica al meglio e tenere lontane le polemiche inutili è proprio il mio obiettivo. Su AR concordo con te, il momento di approfondimento che consente una rivista e la opportunità di andare "dentro" a quello che viene proposto continuano ad essere un valore per chi ha potuto conoscere questo canale di informazione. E aggiungerei anche come valore l'ottima sezione musicale. Purtroppo il problema è il ricambio, ovvero l'afflusso di nuovi lettori che temo sia veramente scarso. E' il problema del nuovo ascolto hi-fi (o presunto tale), che ho provato ad affrontare nell'ultimo post (del 7 agosto 2013).

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  14. Anonimo24/12/13

    E chi se ne frega? L'alta fedeltà audio non interessa più a nessuno fin dai primi anni 80. Non capisco come abbiano potuto sopravvivere fino ad oggi simili riviste. Senza sovvenzioni statali avrebbero chiuso già da 30 anni.
    Il boom dell'alta fedeltà è durato 5 anni, dal 75 all' 80.
    Poi il mercato è caduto in una crisi dalla quale non si è mai più risollevato. Le riviste di settore sono scomparse dalle edicole, la stessa sorte è toccata ai negozi. L'hi-fi ad apparecchi separati a lasciato il posto ai compatti con telecomando. Dall'alta fedeltà audio si è passati all'alta fedeltà video. E' tutto un mondo che è cambiato e c'è poco spazio per i nostalgici.

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    1. Anonimo25/12/13

      Quello che dici è vero. Lettore accanito di "Suono" sin dal 1976, con la direzione di G.M. Binari, era piacevole leggere gli autorevoli articoli della rivisata e le prove degli apparecchi dello IAF (Istituto alta fedeltà). Poi la crisi ha cambiato tutto. Quando hanno cominciato ad apparire le prove dei coordinati e dei compatti, l'autorevolezza della rivista ha cominciato a vacillare, toccando il fondo con la direzione di Bebo Moroni. Per sopravvivere sono stati costretti ad arrampicarsi sui vetri. Sembra strano, ma la fine dell'alta fedeltà audio è coincisa con l'avvento del CD. Già nel 1981 gli apparecchi apparivano sempre più economici e plasticosi. Il CD non aveva lo stesso fascino dell'LP e a sentire gli esperti, nemmeno la stessa qualità audio. Personalmente da nostalgico accanito mi piacerebbe che venissero ristampate tali e quali le riviste di quei tempi. Un po come per la rivista "Motociclismo d'epoca". Ma è solo un sogno, solo a pochi nostalgici attempati come me potrebbe interessare. Per quanto riguarda le riviste "on line" tipo TNT audio o Videohifi.com, le trovo alquanto squallide. Non c'è autorevolezza. Ci si deve fidare ciecamente del direttore o di chi interessatamente, avendo qualcosa da vendere nell'apposito mercatino, esalta oltre ogni limite i propri oggetti, denigrando tutti gli altri.
      Buon Natale e buon anno a tutti.

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    2. Non condivido quello che scrive il primo anonimo (quello che se ne frega) e in particolare non condivido il tono sprezzante. Dietro ad Audio Review ci sono delle persone che ci lavorano, con le quali personalmente non ho nulla a che fare ma che meritano rispetto come qualsiasi persona che lavora e che propone sul libero mercato un prodotto, editoriale in questo caso, che ognuno è libero di acquistare o meno. Bisogna tornare a un semplice principio, abbandonato su Internet, che si chiama "rispetto per gli altri".
      Aggiungo anche che non è affatto vero che AR abbia sovvenzioni statali, l'unica rivista hi-fi che ne aveva (tra molte altre di ogni genere) era Suono. Ho l'elenco delle testate sovvenzionate e non parlo per sentito dire come è d'uso, a quanto pare, sulla rete al tempo di FB.
      Come ultima cosa, se Anonimo pensa che l'alta fedeltà non ci sia più, libero di pensarlo, ma peggio per lui (se è interessato alla musica) perché l'ascolto di qualità non è mai stato così facile ed economico come in questo periodo.

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    3. E non condivido neanche quello che scrive il secondo Anonimo nostalgico. Che prima di lanciare giudizi anche offensivi al limite della calunnia (ma è uso comune in questa fase del web, non ci si fa più caso) contro un sito autorevole come TNT-Audio dovrebbe almeno avere la pazienza di leggere quello che c'è scritto. E' un sito rigorosamente senza pubblicità, che non commercializza proprio nulla, e meno che mai denigra componenti non provati, diretto da una persona che fa un altro lavoro (professore universitario di matematica) assieme negli ultimi anni ad altri appassionati stranieri, per semplice passione, dedicando a questa passione molto del suo tempo. A proposito di "fine dell'alta fedeltà" (niente di più falso, come scrivo nel commento precedente e come questo blog cerca di dimostrare) proprio TNT-Audio ha scoperto e lanciato nel mondo, con rilancio perfino in USA da Wired, gli amplificatori economicissimi in classe D che hanno rivoluzionato il mercato. Non sono d'accordo con diverse cose che scrive e sostiene Cadeddu, in primis sulla sua resistenza all'alta definizione, ma non posso ammettere sul mio blog la critica senza argomenti a chi fa un'opera meritoria di informazione su come ascoltare bene la musica.
      Infine sulle riviste d'epoca: le puoi trovare se proprio sei interessato su eBay, Suono e Stereoplay sono offerte di frequente. Ma temo che resterai deluso, sono veramente datate, e molto commerciali, Stereoplay soprattutto. Te lo dico perché ne ho annate intere.

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    4. Anonimo26/12/13

      Se ti piace TNT-Audio leggila pure. A me sono bastate un paio di contraddizioni e affermazioni assurde per capire che di autorevole non c'è nulla.
      Su Videohifi.com invece tutti possono dire quello che vogliono e anche questo secondo me è sbagliato. Non è corretto esaltare o denigrare un prodotto senza nessuna prova autorevole, solo ad orecchio. Ognuno usa le sue di orecchie e tutto diventa soggettivo. Se leggi bene quanto scritto dagli altri due anonimi si parla della fine del boom dell'alta fedeltà e non dell'alta fedeltà in sè. Quante testate di riviste di settore si trovavano nelle edicole tra il 75 e l'80? Te ne posso elencare una decina. E quanti erano i negozi specializzati in HI-FI?
      Che AR non abbia avuto sovvenzioni statali, quando tutte le altre riviste le hanno avute mi è difficile crederlo. Peggio per loro se non ne hanno fatto richiesta. Infine veniamo all'educazione e al rispetto per gli altri. Comicia tu ad averne. Che tu non sia daccordo con le idee degli altri è legittimo, ma non puoi tirare in ballo l'educazione e il rispetto con chi non la pensa come te. L'ultima perla la dici sulle riviste d'epoca, definendole commerciali. Le prove che apparivano su Suono erano corredate dai certificati I.A.F e non dimenticare che Suono è stata la prima rivista hi-fi in Italia. Ciao e buone feste.

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    5. Questo blog è dedicato a informazioni, spero utili, su come ascoltare al meglio la musica, ed è aperto a discussioni ed opinioni diverse su ogni cosa che vi è riportata. Sottolineo opinioni, e non accuse senza prove o polemiche fini a sé stesse. Discussioni da portare avanti e soprattutto da iniziare in tono rilassato, per chi è alla ricerca dell'ennesima sfida polemica ci sono Facebook e i tanti forum del settore. I commenti non sono moderati ma mi riservo di cancellarli quando trascendono.
      Venendo al punto, non ho parlato di Videohifi, che conosco e frequento poco o nulla, prendo atto di quanto dici, e riguardo a TNT-Audio quella che hai fatto e che ho ripreso non era una critica o una diversa opinione ma un'accusa di parzialità per interessi commerciali del sito. L'hai scritto probabilmente di getto e ora aggiungi che la tua opinione negativa nasce da pochi elementi, ma rileggendo anche tu con calma ti renderai conto che non sono cose che si possono affermare così in leggerezza, nei confronti di un sito che della indipendenza ha fatto una bandiera. Nella vita reale non penso che andresti mai da una organizzazione senza fini di lucro accusandoli di pratiche commerciali scorrette a loro favore senza prove. Non voglio certo fare l'avvocato difensore di TNT-Audio, con cui non ho alcun rapporto e peraltro con cui sono anche in disaccordo con alcune cose, come ho scritto, ma questa precisazione era doverosa per un commento che rimane pubblico (ancorché anonimo).
      Per venire alle riviste "commerciali" degli anni '70" ti faccio notare che "commerciale" nel nostro mondo dove è in vigore il libero mercato non è un'accusa. Fare una rivista commerciale che promuove non solo il mercato ma anche prodotti è perfettamente legittimo, e le riviste dell'epoca, Stereoplay in testa, lo facevano esplicitamente e i lettori lo sapevano. Rileggendole ora si trovano decine di pagine di pubblicità di prodotti di cui, col senno di poi, conosciamo i limiti, questo dicevo come avvertenza, aggiungendo che se ti interessano si trovano con una certa facilità. Tranne i primi numeri di Suono che, ti assicuro, leggevo e conoscevo anche io (e per questo mi dispiaceva della chiusura, poi sventata, di AR). Riguardo poi alla utilità delle misure e delle prove, come penso che saprai, il dibattito è aperto. Sulle sovvenzioni è così, anche FdS non le ha.
      Se infine parlavate della fine del boom dell'alta fedeltà e non della fine dell'alta fedeltà (come hai scritto), meglio. Non sono un addetto del settore, non so voi, e può dispiacermene ma il continuo ricambio nel settore dell'entertainment lo abbiamo visto in continuazione in questi anni, ed è inevitabile. Pensiamo al mondo della fotografia. Nel settore dell'alta fedeltà la cosa più preoccupante è la progressiva rarefazione dei negozi con la conseguente impossibilità di provare i componenti. Per questo paradossalmente proprio ora ci sarebbe bisogno di riviste autorevoli, on line o no.

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    6. Anonimo27/12/13

      Benissimo. Rilassiamoci e calmiamoci tutti.
      Permetti che esprimo la mia opinione su TNT-Audio? Non voglio calunniare nessuno, però o si è d’accordo con buona parte di quello che dice oppure è inutile leggerla. Come ho già scritto non sono d’accordo, come del resto non lo sei tu, su diverse cose che non sto ad elencare. Ascolto la musica che preferisco nel mio ambiente, usando le mie orecchie. Perché devo credere ciecamente alle prove fatte da TNT. Dove sono i grafici relativi alla distorsione, alla risposta di frequenza, sensibilità, rumore di fondo ecc. ecc. Perché devo ascoltare con le orecchie altrui? Andrei cauto anche sul fatto dell’indipendenza come bandiera. Stessa cosa su Videohi-fi.com, dove sedicenti esperti e non, dicono la loro, denigrando quel tal apparecchio, recensito favorevolmente da un’autorevole rivista, ed esaltandone altri oltre ogni limite. Il tutto ad orecchio. Poi si scopre che gli apparecchi esaltati sono quelli messi in vendita dal sedicente esperto nell’apposito mercatino o su ebay. E veniamo ad AR. Auguro a questa rivista e a tutti coloro che vi lavorano un lungo percorso. Però se per leggerla bisogna mettersi d’accordo con il gestore dell’edicola sotto casa, per farne arrivare una copia personale, non credo proprio che questa rivista abbia vita lunga. Con o senza sovvenzioni statali.
      Per questo non me la sento di criticare quello che dice “chi se ne frega” C’è un limite a tutto. Senza tirare in ballo il rispetto per le persone e l’educazione. Purtroppo il mondo è cambiato.
      I motivi sono stati ben esposti precedentemente. Circa la rarefazione dei negozi, io la chiamerei sparizione. Negli anni 70 a Milano si potevano contare circa una 20 di negozi specializzati in hi-fi. E anche chi trattava elettrodomestici aveva una saletta appropriata dove si entrava in silenzio,come in chiesa, con esposti i vari apparecchi e per l’ascolto dei diffusori. Oggi quelle salette (quelle sopravvissute) sono piene di televisori. Sono un nostalgico. Lo so, e ricordando quel periodo mi luccicano gli occhi. Ciao.

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  15. Anonimo28/12/13

    Buongiorno a tutti.
    Visto che questo è un blog libero
    vorrei spendere anch’io qualche
    parola su TNT-Audio. Circa la sua
    presunta autorevolezza è già stato detto
    precedentemente. Preciso subito che non
    ho letto tutte le prove pubblicate, quelle
    che ho letto e i vari consigli sparsi a profusione
    e non condivisibili mi sono bastati (non bisogna
    mangiare tutta la mela per accorgersi che è guasta).
    Sul fatto che sia un sito senza pubblicità,
    vorrei far notare la pubblicità non troppo occulta
    degli apparecchi provati. Apparecchi che,
    guarda caso, ricevono sempre e in ogni caso
    ottime recensioni. Se il prezzo è alto si dice
    che a quel livello e con quelle prestazioni
    era assolutamente impossibile chiedere di meno.
    Viceversa se il prezzo è basso si parla addirittura
    di miracoli. E tutto questo senza nessun interesse?
    Senza dimenticare che esiste anche un mercatino
    interno di hi-fi usata. Non voglio fare polemiche,
    ma condivido quanto detto dall’anonimo nostalgico,
    andiamoci piano a sbandierare l’assoluta
    indipendenza. Ciao. Giovanni.

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  16. Anonimo28/12/13

    Salve. Voglio segnalare all'anonimo nostalgico che esiste un sito "Annuario audio" che pubblica in apposito spazio "Vintage" delle prove d'epoca, tratte dalle riviste degli anni dal 75 all'85, molto interessante. E' un vero peccato che l'attuale direttore di "Suono" abbia messo un veto circa la pubblicazione delle prove di questa rivista. Evidentemente visto il crescente successo del vintage avranno il loro tornaconto con la vendita per corrispondenza degli arretrati. Un saluto.

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  17. Nei commenti sono stati toccati parecchi argomenti, molti più di quelli che si possono trattare nello spazio normalmente ridotto di un commento (blogger mi visualizza 4 righe ...). Possono essere magari spunti per altri articoli. Cito: 1) la disputa iniziata sin dagli anni '90 tra prove tecniche e misure e ascolto, 2) la crisi del mercato dell'alta fedeltà e di chi in quel settore vive o viveva (negozi, distributori, riviste) 3) la indipendenza delle riviste on line o tradizionali rispetto ai prodotti provati 4) il crescente successo del vintage (e i dubbi associati a questo fenomeno, aggiungo io), 5) l'autorevolezza dei recensori, e magari anche un approfondimento sul particolare approccio, diciamo auto-referenziale, di TNT-Audio.
    Sul tema delle misure ho scritto un articolo qui (I test dei componenti hi-fi servono a qualcosa?) che invito gli interessati a leggere ed eventualmente commentare. Il secondo punto è un fatto, da commentare c'è poco, se non tentare una analisi sulla evoluzione del settore a cui ho dedicato un altro post, focalizzato però sui nuovi ascoltatori (L'ascoltatore post-hifi). Sulla indipendenza delle riviste e in particolare di TNT-Audio ci stiamo incamminando in un percorso scivoloso e non voglio assolutamente assumere il ruolo di difensore d'ufficio di AR o TNT-Audio. Dico soltanto che sono molto meno sospettoso per natura e non vado a cercare per forza la dietrologia in ogni cosa, pratico l'avantilogia e vivo bene così, senza pretendere di imporre questa visione ad altri. Infine sul vintage citato dall'ultimo anonimo dove mi sento invece di consigliare prudenza, è un territorio per veri conoscitori, come le macchine fotografiche o le automobili o, per restare in tema, gli strumenti musicali d'epoca. Comprare attirati dalla parola magica "vintage" prodotti, elettroniche soprattutto, molto inferiori a prodotti nuovi è molto più facile che trovare il desiderato affare. Infine l'autorevolezza, che è il vero problema delle prove. Non avrei dubbi se a giudicare un violino o un pianoforte fosse un concertista professionista, non cercherei certo conforto in una prova tecnica, in questo caso l'ascolto e più che sufficiente. Ricondotto al nostro mondo dell'hi-fi, come sapete, le cose sono ben diverse.

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  18. Anonimo29/12/13

    Ciao. Sono l'anonimo nostalgico. Bravo. Complimenti. Alla fine come vedi ci si può accordare. Se in futuro eviterai di difendere ciecamente e a spada tratta TNT-Audio come hai fatto e assumerai un atteggiamento meno referenziale nei suoi confronti, avrai anche tutta la mia stima.

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  19. Eh no. Tutto sbagliato. Io non ho difeso ciecamente nessuno e non ho un atteggiamento reverenziale con nessuno. Ti invito a non inviare inesattezze mascherate da complimenti. Ho scritto solo che non sono io l'avvocato difensore di TNT-Audio e aggiungo anche che se hai qualcosa da ridire su quel sito scrivi direttamente a loro. Solo che dovrai avere il coraggio di uscire dall'anonimato. Aggiungo anche: ma cos'è quest'ansia che anima l'Italia nel 2013 (ormai 2014) di cercare sempre e comunque un nemico da attaccare? Ma basta. Ascolta un po' di buona musica piuttosto, con l'impianto che preferisci. In ogni caso la questione TNT-Audio finisce qui.

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  20. Anonimo5/1/14

    E' un vero peccato che questi commenti siano finiti così male perchè erano veramente interessanti. A me per esempio interesserebbe molto leggere qualcosa di più approfondito circa il "fenomeno" vintage. Sopratutto la causa scatenante. Cosa spinge una persona sana di mente a frequentare rigattieri e mercatini dell'usato per cercare della ferraglia elettronica da riportare a nuova vita? La solita crisi? Il risparmio? Puo essere che apparecchi di 30-40 anni fa possano ancora regalare emozioni? Io non credo. Senza contare i grossi rischi che si corrono. Felice anno.

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  21. Ho sospeso altri commenti solo sull'argomento TNT-Audio per i motivi che ho già spiegato spero in modo esauriente. Sul vintage, anche se pure questo è decisamente fuori tema rispetto a questo post ti rispondo volentieri. In fondo è solo una parola più accattivante per definire la vendita di materiale usato. E per gli acquisti valgono le stesse regole da applicare per l'acquisto di oggetti usati di qualsiasi genere: per comprare bene occorre una buona, anzi ottima, conoscenza del settore e deve essere ben chiaro l'utilizzo che poi si dovrà fare di quello che si compra. Utilizzo che può essere l'uso continuativo, come per un oggetto nuovo, oppure il piacere di possedere ed usare, magari occasionalmente, un oggetto che ha un forte valore simbolico ed estetico. Per fare un esempio in un altro campo, le auto d'epoca: una Jaguar XJ d'epoca da utilizzare in raduni tra appassionati oppure come auto da tutti i giorni. E' evidente che c'è una differenza. In più, in chi ne ha le capacità, c'è anche l'aspetto del "restauro", ma a questo punto diventa un hobby a se' stante. La molla quindi a mio parere è sempre la stessa, un misto di desiderio di fare buoni affari, di raggiungere un livello più elevato di quello che sarebbe possibile col nuovo, di possedere anni dopo quello che da giovani e squattrinati non era possibile. La molla di chi vende però è esattamente l'opposto (è la legge del libero mercato) quindi vendere moltiplicando il valore cercando soprattutto il mitico "amatore" disposto quindi a pagare molto per un oggetto che gli interessa particolarmente. Bisogna quindi stare attenti a non essere noi gli "amatori" o almeno ad esserne consapevoli.
    Specificatamente sull'acquisto di usato hi-fi e sul tipo di componenti che si prestano più o meno bene, avevo scritto una mini-guida su Musica & Memoria qualche anno fa che mi sembra ancora sostanzialmente valida. Il link è questo:
    http://www.musicaememoria.com/ebay_e_amazon.htm.
    In estrema sintesi giradischi e diffusori usati e anche di parecchi anni possono essere ancora validi e più che validi (ovviamente non tutti i modelli indistintamente) mentre la evoluzione della tecnologia ha reso obsoleti la maggior parte degli amplificatori a stato solido e gli altri componenti elettronici.
    Un Augurio di Buon Anno anche a te e a tutti.

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  22. Oggi, come mi sta succedendo sempre più spesso, colpa anche degli anni, sono caduto dal pero. C'è un'altra scusante oltre l'età, di cui dirò subito, ma in ogni caso scoprire che AR non c'è più o almeno non c'è più l'editoriale di Paolo Nuti, e scoprirlo un anno e mezzo dopo è una bella botta.
    Sono però contento di aver scoperto questo angolo di notizie e opinioni, e vorrei parlare di una cosa su cui non ho visto commenti, e che forse è un po' una scusante per non essermi accorto delle vicende in edicola. Infatti tempo fa, parecchio a questo punto, avevo scaricato e cominciato ad usare l'app di AR e DV che consentiva senza accumulare carta in casa di leggere gli articoli di mio interesse e soprattutto andare a numeri passati che o non avevo letto o volevo rileggere. Poi per colpa degli avvicendamenti dei dispositivi che, per lavoro, sono costretto diciamo a subire, ho cambiato due o tre ipad, mi sono dimenticato di riscaricare l'app, e oggi scopro che oltre ad avere in edicola una presenza un po' impoverita, ho perso credo irrimediabilmente numeri e articoli che avevo comprato in digitale.
    La riflessione è questa. Il digitale avrà i suoi vantaggi, sarà il futuro, ma, oltre a non essere la stessa cosa della carta, ha un pesantissimo difetto: quello di poter totalmente sparire da un momento all'altro.
    Mi vengono i brividi a pensare cosa succederebbe se dovesse chiudere Amazon ai libri anche importanti che ho comprato in digitale... Gli auguro e mi auguro che non succeda. Però intanto si potrebbe suggerire a questi ingessati editori italiani di essere più flessibili oltre che innovativi, che so, di regalare la copia digitale per ogni cosa che si compra in edicola o in libreria, o per ogni copia digitale comprata (e pagata profumatamente) si desse uno sconto per la copia cartacea. Non si farebbe a basso costo una promozione a entrambi i fronti? Io da qualche anno sono abbonato all'Espresso su iPad e continua ad arrivarmi a casa l'offerta per l'abbonamento al cartaceo (tra l'altro a costo inferiore!) invitandomi a non abbandonare il periodico: ma non potrebbero parlarsi i due uffici?
    Scusate la digressione fuori dal post e addirittura dall'intero blog, però avevo bisogno di sfogarmi. e credo che capirete.
    Gilberto

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    1. Hai ragione, il passaggio al digitale dei contenuti o "dematerializzazione" come viene chiamata da chi se ne occupa prifessionalmente, impone un cambio di gestione notevole. Per documenti formali si tratta di attivare la "conservazione sostitutiva" che impone tutta una serie di regole e di adempimenti. Per il nostro uso personale dovremo attrezzarci con una strategia di backup efficace. Non solo per i libri o per la musica, ma per le foto, i video, i documenti senza scadenza ricevuti via email e così via. Il supporto fisico invece, come dice la parola stessa, è tangibile e, se non è indistrittubile, è almeno verificabile il suo stato di conservaizione. E' un tema centrale in questa veloce transizione che stiamo vivendo ma se ne parla molto poco e le soluzioni, che pur ci sono, sono specialistiche e richiedono impegno economico e competenza tecnica.
      Ottima idea quella delle integrazione digitale-carta per libri e periodici, ma temo che gli editori nel settore libri siano sordi e ostili alle opportunità del digitale quasi quanto quelli nel campo musicale. Forse un po' meglio quelli dei giornali.

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